AMERICANI… «ANTI-AMERICANI»

Lettera aperta all’ambasciatore statunitense in Italia, Ronald Spogli, a proposito di «anti-americanismo»

Egregio Ambasciatore,  
            

come cittadini statunitensi in Italia le scriviamo per chiedere una fine alle ingerenze della nostra Ambasciata nella vita politica dell’Italia. La sua lettera firmata da altri 4 ambasciatori per fare pressione sul governo italiano perché continui la sua partecipazione alla guerra in Afghanistan è stata una inaudita e inaccettabile interferenza dell’Ambasciata Usa nella dialettica democratica di questo paese, oltre a suonare offensiva alla grande maggioranza degli italiani, che, secondo i sondaggi, vorrebbero il ritiro delle truppe italiane, anche in rispetto dell’art. 11 della Costituzione, che dichiara che «l’Italia ripudia la guerra come mezzo di risoluzione delle controversie inteazionali».
Pochi giorni dopo, l’Ambasciata Usa ha compiuto, a parere nostro, una seconda grave scorrettezza: ha inviato a noi statunitensi in Italia una lettera di avvertimento di possibile pericolo per noi qualora avessimo voluto andare a Vicenza il 17 febbraio per protestare, insieme ai cittadini italiani, contro la creazione di una megabase Usa… La lettera caratterizzava tale manifestazione come «anti-statunitense» e consigliava a tutti di stare lontano dalla città dal 16 al 18 febbraio per evitare di diventare «bersagli di manifestanti anti-Usa». I contenuti della lettera non corrispondono alla realtà, diffondono paura e ignoranza, offendono l’intelligenza degli statunitensi in Italia e la realtà democratica della società italiana.

Prima di tutto, la manifestazione del 17 febbraio non è anti-statunitense; è contro la richiesta da parte del governo Usa di costruire una nuova megabase statunitense nei pressi del centro di Vicenza, città riconosciuta dall’Unesco come patrimonio culturale dell’umanità.
La verità è che la stragrande maggioranza dei vicentini e del popolo italiano non vuole questa ennesima base Usa (siamo già presenti in Italia con circa 20 installazioni militari). Il 2 dicembre 2006 circa 30 mila persone hanno manifestato a Vicenza contro la base, con un bel corteo colorato e pacifico, al quale hanno partecipato delegazioni di cittadini statunitensi di Firenze e Roma, senza mai incontrare episodi «anti-Usa». Anzi, la nostra presenza è stata molto apprezzata.
Distribuire una lettera ai cittadini per dire che corrono dei pericoli in Italia a causa di una manifestazione politica è un tentativo neppure troppo nascosto di scoraggiare o mettere il bavaglio ai cittadini che vorrebbero esprimere il loro dissenso dalle politiche di guerra dell’amministrazione Bush.
Lei, Ambasciatore, certamente rappresenta il governo di Bush e Cheney, ma le ultime elezioni federali negli Usa dimostrano che quel governo non rappresenta più la maggioranza del nostro popolo, soprattutto per quanto riguarda politica estera e guerra. La società Usa è profondamente malata di militarismo e i nostri concittadini dicono sempre di più: basta!
Alle manifestazioni contro le basi (Vicenza, Camp Darby, Aviano, Sigonella), alle manifestazioni contro la guerra, qui in Italia e in tanti altri paesi come negli Usa (le centinaia di migliaia di manifestanti a Washington e altre città Usa il 27 gennaio scorso erano dei pericolosi anti-americani?), la gente protesta non contro il popolo statunitense, ma contro la violenza delle guerre e delle occupazioni militari sostenute dal governo Usa in Iraq (più di 655 mila morti dall’inizio della guerra), ma anche in Afghanistan e Palestina. Protesta contro la militarizzazione del territorio e dell’economia, contro la presenza di basi straniere con lo stoccaggio di armi nucleari e all’uranio impoverito; chiede, come Amnesty Inteational, la chiusura del campo di Guantanamo e di tutte le carceri segrete e la fine dei voli segreti della Cia (p.es. il caso di Abu Omar), oltre alla fine della pratica della tortura e la violazione dei diritti umani: sono richieste «anti-americane»? Chiede un altro mondo possibile con una nuova cultura di pace e giustizia globale.

Noi cittadini statunitensi in Italia, come milioni di altri concittadini negli Usa, ci opponiamo alla politica di guerre all’estero e di cancellazione dei diritti civili nel nostro paese, portata avanti dal governo di Bush e Cheney, mentre seri problemi sociali vengono ignorati.
Negli Usa abbiamo il peggior sistema sanitario del mondo occidentale, con circa 50 milioni di persone senza assicurazione sanitaria. Abbiamo il più alto numero di persone in carcere e il più alto tasso di incarcerazione di tutto il mondo (siamo 5% della popolazione globale con 25% degli incarcerati), con più di 4 mila persone nel braccio della morte. Chiediamo risorse non per le forze armate, ma per la sanità, scuola, ambiente, lavoro, ricostruzione delle città, trasporto pubblico, solidarietà con il resto del mondo.
Quarant’anni fa, ai tempi della guerra in Vietnam, Martin Luther King dichiarò: «Siamo al punto, nelle nostre vite, in cui bisogna agire in prima persona, affinché il nostro paese sopravviva alla propria follia. Ogni uomo con le convinzioni umane deve decidere la protesta che meglio si adatta alle sue convinzioni, ma dobbiamo tutti protestare». E aggiunse: «Viene il momento in cui il silenzio è tradimento».
Noi, cittadini statunitensi in Italia, il 17 febbraio saremo presenti a Vicenza, perché a parere nostro la manifestazione contro le basi e contro le guerre è una manifestazione di sostegno anche alla maggioranza dei cittadini statunitensi che desidera un cambio di rotta nella politica statunitense, all’estero e in patria.

Statunitensi contro la guerra (Firenze)
Statunitensi per la pace e la giustizia (Roma)
www.peaceandjustice.it

statunitensi contro la guerra

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