Noi e Voi, lettori e missionari in dialogo

Gigi Anataloni

Nonviolenza e guerra in Ucraina

Pubblichiamo lo scambio di mail tra un nostro lettore e Pasquale Pugliese, autore dell’articolo «La guerra dei sonnambuli» uscito su MC di gennaio. Ringraziamo i due per averlo condiviso con noi e i nostri lettori.

Buonasera Pasquale,
nell’articolo «La guerra dei sonnambuli» parla di azioni nonviolente di Gandhi e tanti altri che hanno ottenuto per il loro popolo risultati che sembravano incredibili.

Attuare l’azione nonviolenta anche in Ucraina sarebbe straordinario, ma non ho trovato possibili azioni concrete. Voi quali azioni pensate per quello che il Papa definisce «il martoriato popolo ucraino»?

Ci vorrebbero modalità diverse: perché ogni situazione è diversa dalle altre e soprattutto perché in Ucraina un esercito bombarda case e civili. Come si può affrontare un’azione militare con la nonviolenza?

Ci penso dall’inizio della guerra. E non mi dò pace per non aver cercato gruppi come il vostro già nel 2014.

Non l’ho fatto io, ma anche nessun governo in Occidente in quegli 8 anni ha cercato di fare quello che avrebbe potuto ottenere, che allora sarebbe stato incommensurabilmente più di quanto si possa immaginare adesso.

La stella polare resta nelle parole del Papa e dei siti da lei indicati: interrompere la guerra per ricostruire un tessuto umano, che nessuna vittoria militare riuscirebbe a garantire.

Il problema è immenso: cessare le ostilità senza la resa dell’Ucraina e l’assoggettamento alla Russia di tutta la sua popolazione: la diplomazia non è il mio mestiere, ma non posso credere che non esista una via per un accordo, anche parzialmente doloroso.

Sempre sperando che uno spiraglio di pace, «giusta», come dice il Papa, possa aprirsi e superare la terribile situazione di milioni di nostri fratelli e sorelle, non solo ucraini, ma anche di tutte le altre situazioni di guerre e persecuzioni nel mondo.

Filippo Pongiglione, Genova, 24/01/2023

Buonasera Filippo e grazie per la sua email.

Credo che non sia possibile proporre dall’esterno specifiche azioni nonviolente durante una guerra in corso, senza esserne parte e conoscerne le condizioni e le sofferenze, tuttavia, gli stessi ucraini hanno realizzato importanti forme di resistenza senza l’uso delle armi, seppure non sufficientemente raccontate e mai davvero prese in considerazione, come realistica possibilità, di fronte al diktat politico e comunicativo dominante: o armi oppure inermi.

Ne trova una significativa documentazione a cura dell’Istituto catalano per la pace (Icip) e dell’Istituto internazionale di azione nonviolenta (Novact) nel dossier «La resistenza civile nonviolenta in Ucraina» (in www.atlanteguerre.it).

Purtroppo – come avvenuto peraltro anche nel caso della resistenza nonviolenta del popolo kosovaro rispetto alla Serbia – l’insistere sulla guerra come unico strumento di lotta (soprattutto se con intervento militare esterno) annienta, insieme alle vite, anche le possibilità di successo delle altre forme di resistenza schiacciate tra le opposte violenze.

L’organizzazione della quale faccio parte, il Movimento nonviolento, fin dallo scorso febbraio 2022, da un lato sostiene il Movimento pacifista ucraino@ nelle sue diverse azioni, anche traducendone e diffondendone i documenti, dall’altro, insieme alla War resister’s international@ sostiene gli obiettori di coscienza alla guerra russi, bielorussi e ucraini, la cui azione coraggiosa, osteggiata dai rispettivi governi, ha sia un valore in sé, che di esempio rispetto alla dimostrazione della non inevitabilità della guerra e della relativa obbedienza@.

Per quanto mi riguarda, inoltre, nell’articolo che ha letto, e nei molti altri che può trovare su diverse testate, cerco di resistere con la nonviolenza alla militarizzazione del pensiero anche in casa nostra. Cordiali saluti.

Pasquale Pugliese

Sudafricano con i sudafricani

L’annuncio della scomparsa, il 14 marzo 2023, di padre Rocco Marra ha portato una grande nube di tristezza su molti, sia missionari che laici nella delegazione (il gruppo dei 25 missionari della Consolata, ndr) del Sudafrica/eSwatini.

Padre Rocco Marra nasce il 19 ottobre 1962 a Tricase, Lecce, da Riccardo e Longo Fulvia (riposi in pace). Ha una sorella, Stefania, e due fratelli, Tommaso e Gianni. Arriva in Sudafrica nel 1993, dopo essere stato ordinato sacerdote nel 1988 e aver fatto alcuni anni di animazione missionaria a Galatina (Le). Concluso lo studio della lingua zulu, nel 1994 inizia il suo servizio adattandosi a vari ruoli in Sudafrica: come aiutante in una missione, come parroco responsabile oppure come animatore missionario; diventa anche consigliere e poi amministratore del gruppo dei missionari.

Questo fino al 2016, quando viene inviato a Manzini, in eSwatini dal 2016 al 2019. Là svolge attività pastorale nelle parrocchie dei santi Pietro e Paolo a Kwaluseni, e si interessa attivamente anche dei rifugiati. Nominato superiore delegato della gruppo dei missionari, si trasferisce a Waverly (Pretoria). Nel 2021, a causa di problemi di salute, padre Rocco torna in Italia, nella comunità di Milano dove, mentre si fa curare, aiuta il superiore regionale dei missionari in Europa. Il Signore lo chiama a sé il 14 marzo 2023 per ricompensarlo di tutto il lavoro missionario e sacerdotale che ha svolto con tanta dedizione.

Padre Rocco Marra era molto conosciuto in tutto il Sudafrica, soprattutto nelle diocesi di Pretoria e Dundee. Era un animatore molto dedito, che lavorava con e per i giovani. Oltre a questo, la sua passione era nella formazione dei laici cristiani, nella collaborazione tra laici e missionari e, ancora più profondamente, nell’inter collaborazione tra i missionari stessi. Curare la formazione permanente era anche un suo punto di forza.

Padre Rocco era un comunicatore appassionato, e da quella passione è nato il blog Sanibonani (ciao, salve, saluti, ndr), che è diventato lo strumento di informazione dei missionari all’interno e all’esterno del Sudafrica ed eSwatini.

Padre Rocco ci ha amato. Amava tutti i missionari in egual misura, anche se aveva un carattere a tratti imprevedibile. Tuttavia, era un vero riconciliatore e non ha mai preso le cose sul personale. Per questo lo ricorderemo davvero. Possiamo quindi riassumere padre Rocco Marra con queste caratteristiche: un vero essere umano, un autentico missionario e un sacerdote devoto, un vero figlio del beato Giuseppe Allamano.

Phumula ngoxolo, Idwala (Riposa in pace, roccia).

adattato da Sanibonani, https://consolata.blogspot.com
di padre Francis Onyango, 20/03/2023

 


Una rivista che parli a tutti

Caro direttore,
ricordo che già da bambino arrivava in famiglia la rivista delle Missioni e parlo degli anni 1940.

Ho viaggiato il mondo in lungo e in largo come pochi per lavoro. Ho vissuto a contatto con le popolazioni sudamericane e africane, specie East Africa: Kenya, Rwanda, Burundi, Tanzania e Sudan. Viaggiavo da solo per conoscere e per capire […]. La mia terribile sintesi dopo tanti viaggi è questa frase: «Mi vergogno di avere la pelle bianca». L’ho ripetuta sovente e rappresenta il mio vero sentire perché questa è la realtà. Ho vissuto l’impegno, la passione, la generosità dei Comboniani delle loro missioni distrutte nel Sud Sudan, e nelle missioni in Kenya. Ovunque le missioni cristiane sono un esempio di altruismo: persone che portano civiltà, educazione là dove regna solo miseria. Ho viaggiato negli anni 70 per circa 3.500 km in Africa da solo con zaino, la macchina fotografica e con pochi soldi in tasca. Sono stato rispettato e accolto da una marea di persone semplici e povere, mai avuto problemi o furti.

Direttore, le scrivo queste righe per due ragioni.

La prima è che niente può a mio avviso sublimare di più una persona che ha scelto la nostra fede se non la vita di missionario, attività che ti dà la soddisfazione ogni giorno di essere utile agli altri, cosa che oggi nel nostro mondo consumistico e avaro nessuno riconosce alla attività dei preti in generale.

La seconda ragione si riferisce alla abissale caduta di valori a ogni livello che si è sempre più accelerata da quaranta anni in qua. Penso solo ai miei viaggi in solitario, oggi impensabili, fosse solo per la sicurezza personale. Il morbo del potere a ogni costo ha rinforzato una élite politica mondiale che non sente più il senso della fratellanza, della pianificazione di progetti agrari e sociali per garantire almeno un pasto al giorno normale oltre un minimo di assistenza medica. Mentre l’unico sviluppo sempre più rapido sono guerre e conseguenti distruzioni. Il Medio Oriente, che ben conoscevo, non c’è più: Siria, sud Turchia, Giordania, Iraq al 50% distrutti con i loro patrimoni storici in rovina.

Scrivo queste righe a lei perché da sempre, non da oggi, ho apprezzato lo spessore educativo della rivista. […] In conclusione, MC ha uno spessore di contenuto morale educativo molto elevato.

Dico questo perché sarebbe utile a mio avviso pensare a una edizione che permetta di avvicinare anche il lettore che non è un fervente o assiduo credente. Voglio cioè dire che l’impronta attuale non viene accettata dai troppi che sono poco credenti. L’obiettivo sarebbe di valorizzare al massimo il contenuto della rivista facendola arrivare a un pubblico più vasto.

Ho qui davanti l’edizione del marzo 2023 ricca di articoli molto incisivi sulle tragedie del mondo di oggi che devono far pensare il maggior numero possibile di persone.

Questa email ha lo scopo di valutare se possibile fare una edizione meno religiosa per dare più valore agli articoli che descrivono sempre con verità le tante situazioni.

Per esempio, circa un anno fa ci fu un articolo sul Perù che dava una descrizione dell’antagonismo contro l’eletto presidente Castillo che spiegava molto bene la realtà. Sono articoli che scrive solo chi vive e conosce bene l’argomento come è la regola di MC.

Spero che la lettura non l’abbia annoiata e possa portare a qualche concreta valutazione. Un cordiale saluto

Giorgio Biancardi
15/03/2023

Caro Giorgio,
grazie della lunga email (che ho dovuto tagliare in parte). Grazie anche per la sua lunga amicizia con la nostra rivista e i missionari. Grazie anche dell’invito che ci fà a fare una rivista che parli anche al cuore di chi è poco credente. Cerchiamo di realizzare questo facendoci aiutare da testimoni e corrispondenti che vivano in prima persona quello che raccontano.

Tentiamo anche di usare un linguaggio il meno clericale possibile. Con convinzione abbiamo fatto nostro il motto: «Tutto quello che è umano mi interessa» (libera traduzione di Homus sum, humani nihil a me alienum puto di Terenzio), perché crediamo che il primo a essere totalmente appassionato dell’uomo sia Dio stesso, che non ha considerato un’umiliazione prendere su di sé la nostra umanità in Gesù.

È una sfida quotidiana anche per noi, grazie di esserci vicino in questa avventura.

 


Nell’agenda di Gianni

Gianni Minà a una serata nell’Aula Magna del CAM a Torino.

La sua rubrica esordì su MC nel dicembre del 2015 con un titolo azzeccatissimo: «Persone che conosco». Perché Gianni Minà, scomparso lo scorso 27 marzo, conosceva tutti, ma proprio tutti.
Famosa al riguardo è rimasta la battuta di Massimo Troisi: «Invidio quest’uomo per la sua agendina telefonica», disse l’attore napoletano.

Giornalista, scrittore e documentarista, Gianni Minà aveva nell’empatia la sua qualità più preziosa. È stata certamente questa sua dote che gli ha permesso di portare davanti a taccuini, microfoni e telecamere un numero impressionante di personaggi dello sport, della cultura, dello spettacolo e della politica. Da Muhammad Ali (Cassius Clay) a Diego Armando Maradona, da Rigoberta Menchú a Fidel Castro.

Nel giornalismo – oggi più che mai – l’obiettività è un mito. Gianni Minà è sempre stato considerato un giornalista schierato, militante. Vero, ma lo ha fatto senza sotterfugi: prima la realtà dei fatti e il racconto dei protagonisti, poi le opinioni. «Non ho mai avuto – mi ha raccontato in occasione della presentazione di un suo libro – una tessera politica, né ho mai ambito ad averla. Io sono una persona che è stata educata dai Salesiani. Ho capito da che parte stare quando ho visto la miseria. Per esempio, quella dei bambini di San Paolo che mi ha fatto conoscere Frei Betto».

I pezzi di Gianni scritti per Missioni Consolata non sono molti (li trovate tutti sul sito della rivista), ma per noi era già un onore essere riusciti ad annoverarlo tra i nostri collaboratori. Era una stima reciproca: quando lui decise di presentare – in anteprima nazionale – il suo documentario sulla visita di papa Francesco a Cuba, lo fece a Torino, sua città natale, nell’aula magna dei missionari della Consolata (2016, foto qui sotto).

L’ultima apparizione su MC è stata indiretta (giugno 2022), per mano di Loredana Macchietti, moglie di Gianni, ma anche sua producer, agente e factotum: era la presentazione di un suo documentario dedicato al marito (e padre di Marianna, Francesca e Paola).

Per concludere, mi sia consentito un piccolo ricordo personale.
Il mio primo incontro con Minà risale a oltre venti anni fa, quando ricevetti una sua telefonata in risposta a una email. Mi parlò subito come ci conoscessimo da una vita e poco dopo (relativamente poco, visto che le sue telefonate erano sempre lunghissime) mi chiese di scrivergli un articolo sulla situazione in Perù per «Latinoamerica», la prestigiosa rivista che lui e Loredana avevano rilanciato. Non ci pensai su un attimo e quello fu l’inizio della nostra amicizia.

Paolo Moiola

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Gigi Anataloni