L’Attesa

Aspettare. I primi giorni di marzo in cui scrivo sono i giorni dell’attesa: l’attesa di un nuovo papa, l’attesa del nuovo governo, l’attesa che in Kenya le elezioni si concludano senza un nuovo bagno di sangue. Ero ancora là, a fine 2007, quando in poche ore il paese fu travolto da un’ondata di violenza politica organizzata senza precedenti. Le notti illuminate dai bagliori rossastri dei roghi degli slum di Kibera, i bruschi risvegli ai colpi di arma da fuoco, gli incendi di chiese, le informazioni convulse, l’odio che come peste stava contagiando tutti, preti compresi, e insieme le scarne notizie di speranza, la resistenza dei pacifici, la solidarietà discreta di chi dava rifugio e salvezza a vicini di tribù «nemiche», e l’incessante preghiera di tantissimi, come quelli che si trovavano nella cappella dell’adorazione del Santuario della Consolata a Nairobi che mai chiuse le sue porte, anche nelle notti di grande paura… E le lacrime per le persone amate, di ogni tribù, coinvolte nella furia degli eventi. E l’impotenza di fronte a tanta pazzia. Sono ricordi che non mi lasciano. Come il grido-promessa: «Mai più!».

Attendiamo. Anche se vorrei poter scrivere subito che in Italia abbiamo un nuovo governo di persone che non fanno giochi di potere, ma davvero si curano del bene comune e della pace. E che lo Spirito Santo si è preso gioco delle mille elucubrazioni dei media e ci ha dato un papa a sorpresa, uno secondo il cuore di Cristo. E, infine, che in Kenya la gente ha dato una lezione di democrazia e partecipazione ai suoi politici arroganti e maneggioni e ha fatto una scelta di pace e stabilità.

L’attesa è speranza. L’attesa è fiducia nella parte migliore di ogni uomo. E allora il grido-promessa di cinque anni fa, «Mai più!», oggi diventa una preghiera. Mai più politici corrotti e corruttori. Mai più prelati che ragionano in termini di potere e di carriera. Mai più violenza per sopraffare gli altri, per vincere ad ogni costo, per imporre le proprie idee, per difendere i propri interessi. Mai più la vergogna di essere lo zimbello del mondo (basta provare a vivere all’estero per un po’!) perché italiano. Mai più una politica miope che costruisce barriere, che prende e non dà, che ragiona in termini di forza e armi invece che di giustizia, corresponsabilità e pace.

Se non credessimo in un mondo diverso, se non avessimo fiducia nell’uomo, in ogni uomo, se non amassimo questa nostra terra e gli italiani, con i quali in tutti questi anni abbiamo fatto e vissuto cose meravigliose e condiviso un grande cammino, dovremmo chiudere immediatamente questa rivista, che invece è una voce di speranza, di utopia, di universalità.

Non so quali saranno le sorprese del primo aprile, primo giorno di vita ufficiale di questo numero della rivista che è nelle vostre mani. Sarà il primo giorno dopo Pasqua, la festa di cui ogni nostra speranza e ogni nostra attesa si alimentano. Noi siamo fiduciosi e scommettiamo sul futuro. Per questo continuiamo questa pubblicazione con passione e cura, rinnoviamo il nostro sito e investiamo nell’ambizioso progetto dello sfogliabile MC che radicandosi nel passato alimenta il futuro (il progetto cioè di mettere in rete tutte le annate della rivista in pdf da sfogliare, ricercare, scaricare, stampare e molto di più).

Qualcuno la chiama pazzia: scommettere sulla carta e investire sul web. Sì, proprio una scommessa, anche con quelli che ritenendo la rivista cartacea causa di degradazione dell’ambiente e fonte di inquinamento, preferirebbero che noi sparissimo dalla circolazione. Scommessa con chi riceve la rivista (magari ereditata dalla nonna) e la butta automaticamente nel cestino senza nemmeno aprirla. Scommessa con i figli e i nipoti di tanti nostri amici e benefattori che ritengono un passatempo inutile e alienante quello che invece ha riempito il cuore dei loro cari. Scommessa con chi crede che il mondo sia fatto solo di Nord e non si accorge che il Nord non ha senso senza le splendide albe dell’Est, il calore del Sud e gli infuocati tramonti dell’Ovest. Scommessa che facciamo insieme a chi usa la rete non solo per divertirsi o vivere l’illusione di amicizie, ma soprattutto per trovare informazione sostanziosa, documentata, vissuta, libera e aperta a nuovi orizzonti di frateità e impegno.

Non ci aspettiamo miracoli. Per questo viviamo un’attesa operosa, dando ragione della nostra Speranza.

Gigi Anataloni

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