Mozambico. Nuova ondata jihadista

A Cabo Delgado aumentano gli attacchi

Campo di sfollati a causa degli attacchi jihadisti nel Nord Ovest del Mozambico. Foto Paolo Ghisu.
Mozambico
Enrico Casale

 

Il fuoco sembrava spento. Invece si è riacceso improvvisamente e Cabo Delgado, in Mozambico, è tornato a incendiarsi. Dopo diversi mesi di relativa tranquillità, la provincia è stata teatro di una nuovi attacchi terroristici che il mese scorso, stando a stime dell’Organizzazione internazionale per le migrazioni (Oim), hanno costretto più di 99.000 persone, tra cui 61.492 bambini, ad abbandonare le proprie case. Molte aree sono tornate sotto il controllo dei miliziani islamici senza che l’esercito mozambicano e i suoi alleati, le truppe del Rwanda e quelle della Comunità di sviluppo dell’Africa meridionale (Sadc), riuscissero a contenerne l’avanzata.

Nei mesi precedenti la nuova offensiva, secondo quanto riportano gli analisti, i gruppi jihadisti hanno lavorato sul campo con le comunità locali con un’azione di indottrinamento instillando odio nei confronti del governo di Maputo che ha sempre trascurato il Nord del Paese. I jihadisti si sono poi presentati come alleati delle comunità locali acquistando anche le merci dei contadini a prezzi maggiorati.
Dopo l’uccisione in battaglia, nell’agosto 2023, di Bonomado Omar, o Ibn Omar, considerato il carismatico leader locale dei jihadisti mozambicani, in molti si erano illusi che fosse iniziata la parabola discendente del terrorismo a Cabo Delgado. I fatti stanno dimostrando che così non è stato.

Con un sostrato popolare in certe aree non ostile, i terroristi si sono riorganizzati. Fonti locali credibili indicano che si sia addirittura formato un nuovo gruppo, con base nella zona di Macomia, più giovane, dinamico e aggressivo rispetto al precedente, e per adesso non necessariamente in competizione. Sarebbe proprio questa compagine ad avere scatenato l’inferno nel corso del 2024. I suoi biglietti da visita sono distinguibili rispetto a quelli degli attacchi tradizionali: anzitutto, una chiara retorica anti cristiana.
Nel posto di blocco che hanno stabilito per entrare a Mucojo (che, secondo quanto si sa da fonti non ufficiali, starebbe ancora sotto il controllo dei jihadisti), negato veementemente dalle autorità locali, passano soltanto autisti musulmani o chi può pagare più di 50mila meticais (equivalente a circa 650 euro). I terroristi hanno addirittura condiviso nelle reti sociali una loro dichiarazione, scritta in portoghese e inglese, spiegando le regole di questo «casello» da loro controllato.
Ancora in senso anti cristiano, l’attacco del 12 febbraio a Mazeze (distretto di Chiúre, estremo sud di Cabo Delgado, al confine con la provincia di Nampula) ha visto la distruzione, oltre che del mercato e del piccolo ospedale locale, anche della chiesa e della casa del parroco. In secondo luogo, i jihadisti che hanno portato gli ultimi attacchi rivelano un’eccellente capacità di sorprendere l’avversario, fatto che dimostrerebbe un lavoro di contro intelligence di alto livello, assai preoccupante.

Il grande interrogativo che tutti, in Mozambico, si pongono, è quale sarà il futuro di Cabo Delgado e dei suoi abitanti, al netto di ciò che Total vorrà fare rispetto al suo investimento sul gas. La Missione Samim (Sadc mission in Mozambique) ha già annunciato che lascerà il paese a giugno, anche se non è da escludere un ripensamento, viste le condizioni attuali sul terreno. Il Rwanda è presente con più di duemila effettivi; certo, potrebbe ancora aumentare il numero dei suoi militari, ma il prezzo che il Mozambico dovrà pagare a Paul Kagame sarà poi altissimo. Sullo sfondo, una disponibilità russa nell’aiutare l’alleato mozambicano a debellare il nemico jihadista. La prima volta, con la Wagner, andò male, ma adesso, forse, l’esperienza potrebbe essere più positiva, per gli interessi di Mosca.

Gli Stati Uniti hanno promesso ulteriori aiuti. L’annuncio è stato fatto dall’ambasciata Usa a Maputo in una nota diffusa al termine di una visita di cinque giorni nel Paese di Anne Witkowsky, assistente segretario di Stato americano per le operazioni di stabilizzazione.
«Gli Stati Uniti intendono fornire 22 milioni di dollari in nuovi finanziamenti nel 2024, una volta avuta l’approvazione del Congresso, per aiutare il Mozambico negli sforzi di stabilizzazione nelle regioni settentrionali – si legge nella nota – con questo investimento, gli Stati Uniti avranno destinato quasi 100 milioni di dollari all’assistenza incentrata sulla stabilità nel nord del Mozambico a partire dal 2022».

Le autorità del Mozambico temono che il contrabbando di legname nella provincia di Cabo Delgado, che si stima frutti circa 1,8 milioni di euro al mese, possa finanziare le attività dei gruppi ribelli che agiscono nell’area nord orientale del Paese.
«Sebbene non vi sia traccia di legami diretti con il terrorismo, il fatto che il contrabbando di legname e di altri prodotti forestali avvenga in aree con una attiva minaccia terroristica suggerisce che questa attività sia stata una fonte di reddito per i terroristi, dal momento che si stima che il contrabbando di legname a Cabo Delgado frutti ai contrabbandieri circa 125 milioni di metical al mese», si legge nel Rapporto nazionale di valutazione del rischio di finanziamento del terrorismo, riportato dall’agenzia Lusa.

Il Regno Unito sosterrà il Mozambico con circa 10 milioni di euro per far fronte alla crisi umanitaria nella provincia settentrionale di Cabo Delgado dovuta agli attacchi terroristici, ma anche alle conseguenze negative degli eventi meteorologici estremi. È quanto riferito negli scorsi giorni da Radio France internationale (Rfi), citando l’Alto commissario britannico a Maputo, Helena Lewis, al termine di una visita di tre giorni nel nord del Paese, colpito da attacchi terroristici.
«Data la situazione con nuovi sfollati, forniremo oltre 8,3 milioni di sterline nei prossimi tre anni nel settore dell’accoglienza, della salute mentale e anche per il coordinamento della comunità internazionale, e in un settore molto importante dell’identità per rifare e offrire nuovamente i documenti di identificazione per gli sfollati», ha sottolineato Helena Lewis, ricordando che questo sostegno si aggiunge a quello dell’anno scorso: «Abbiamo già fornito più di 28 milioni di euro alla provincia di Cabo Delgado in termini di aiuti umanitari non solo in risposta agli attacchi e per gli sfollati, ma anche a causa degli eventi climatici», ha concluso.

Enrico Casale

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