Contro la tratta di persone

La lotta per la libertà e i diritti di milioni di persone nel mondo

Foto di Marwan Ahmed su Unsplash
Mondo
Luca Lorusso

Si è tenuta ieri, 8 febbraio, la Giornata mondiale di preghiera e riflessione contro la tratta di persone, alla sua decima edizione dopo essere stata indetta da Papa Francesco nel 2015.

«Aleksandr proveniva da una città dell’Europa orientale – viene raccontato nel Global Report on Trafficking in Persons 2022, pubblicato dall’Unodc (United Nations Office on Drugs and Crime, l’ufficio Onu per il controllo della droga e la prevenzione del crimine) -. La morte della moglie, il suo recente rilascio dal carcere e la disoccupazione lo avevano spinto a recarsi nella capitale in cerca di lavoro. È stato avvicinato da un uomo in una stazione ferroviaria, dopo che gli erano stati rubati i documenti e il denaro. L’uomo gli ha offerto un pasto e ha ascoltato la sua storia. Dopo aver mangiato, Aleksandr si è sentito disorientato, e si è accorto che nel suo cibo erano stati messi dei sedativi. È stato trasportato, privo di sensi, in auto in una regione lontana con altri tre cui era stato promesso un lavoro. I trafficanti ricevono per ogni persona trafficata circa 200-250 dollari Usa.
All’arrivo, ad Aleksandr è stato detto che doveva pagare il reclutatore per il trasporto e, non avendo soldi, la sua unica opzione era lavorare. Dopo un mese senza paga, gli è stato detto che aveva accumulato altro debito per il cibo e le sigarette.
Aleksandr non è mai riuscito a saldare il suo debito ed è stato sfruttato per cinque anni durante i quali ha tentato di scappare diverse volte senza successo ed è stato rivenduto diverse volte per svolgere varie forme di lavoro forzato, dalla produzione di mattoni alla cura del bestiame. Ha lavorato per turni di 16 ore, vivendo in pessime condizioni, subendo violenze, privazione del sonno e malnutrizione.
Durante la sua ultima fuga, ha evitato le strade grandi e si è spostato di notte. Una notte è scivolato in uno stagno procurandosi un grave infortunio alle gambe. È strisciato fino a una stazione, dove alcuni sconosciuti hanno chiamato un’ambulanza. Entrambe le sue gambe gli sono state amputate. Una Ong lo ha aiutato a tornare a casa, ma non è sopravvissuto alle complicazioni post-operatorie ed è morto poco dopo».

I dati della tratta

Secondo gli ultimi dati disponibili, le vittime accertate di traffico di esseri umani a livello mondiale nel 2020 sono state 53.800 in 141 paesi. Un dato che mostra solo la punta di un iceberg che coinvolge diversi milioni di persone: il Global Report on Trafficking in Persons 2022 conta, infatti, solo i casi accertati e registrati di un fenomeno difficile da quantificare (le stime dell’Organizzazione mondiale del lavoro, ad esempio, contano circa 50 milioni le persone ridotte in stato di schiavitù nel mondo).

Per quanto possano essere limitati, i dati diffusi dall’Unodc offrono comunque un quadro che aiuta a capire il fenomeno: delle vittime registrate, il 42% erano donne, il 23% uomini, il 18% ragazze e bambine, il 17% ragazzi e bambini. I motivi del loro essere trafficati sono stati soprattutto il lavoro forzato (38,8%), lo sfruttamento sessuale (il 38,7%) e le attività criminali forzate (il 10,2%). Tra le altre forme di sfruttamento, anche i matrimoni forzati (0,9%), l’accattonaggio (0,7%), le adozioni illegali (0,3%) e la rimozione di organi (0,2%).
I trafficanti prendono di mira i più vulnerabili: donne, bambini e uomini privi di opportunità, protezione sociale e altro sostegno, coloro che, in ogni parte del mondo, fuggono da conflitti o disastri ambientali. Lo sfruttamento può avvenire nel paese d’origine della vittima, durante la migrazione o in un paese straniero.
Secondo il report, le ragazze e le donne hanno una probabilità di subire violenze, anche estreme, tre volte superiore rispetto ai ragazzi e agli uomini; i bambini in generale hanno il doppio delle probabilità di subire violenza rispetto agli adulti.

Le giornate internazionali

La tratta di esseri umani è stata definita nel 2000 nell’ambito della Convenzione delle Nazioni Unite contro il crimine transnazionale organizzato, nel Protocollo addizionale sulla tratta: «La “tratta di persone” indica il reclutamento, il trasporto, il trasferimento, l’ospitare o l’accogliere persone, tramite l’impiego o la minaccia di impiego della forza o di altre forme di coercizione, di rapimento, frode, inganno, abuso di potere o di una posizione di vulnerabilità, dando oppure ricevendo somme di denaro o benefici al fine di ottenere il consenso di un soggetto che ha il controllo su un’altra persona, per fini di sfruttamento. Per sfruttamento si intende, come minimo, lo sfruttamento della prostituzione o altre forme di sfruttamento sessuale, lavoro o servizi forzati, la schiavitù o pratiche analoghe alla schiavitù, l’asservimento o l’espianto di organi».
Mentre la giornata internazionale contro la tratta, istituita dall’Onu nel 2013, si celebra il 30 luglio, la Giornata mondiale di preghiera e riflessione contro la tratta di persone è stata istituita da papa Francesco nel 2015, e si celebra l’8 febbraio, memoria liturgica di santa Giuseppina Bakhita, la suora, nata in Sudan nel 1869 e morta in provincia di Vicenza nel 1947, che aveva vissuto da vittima l’esperienza della tratta.
Nell’ultimo Angelus del 4 febbraio scorso, papa Francesco ha detto: «Anche oggi tanti fratelli e sorelle vengono ingannati con false promesse e poi sottoposti a sfruttamenti e abusi. Uniamoci tutti per contrastare il drammatico fenomeno globale della tratta di persone umane».

Luca Lorusso

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