Palestina. Un Gesù Bambino con la kefiah

Natale 2023 a Betlemme

Natale 2023 a Betlemme: un Gesù Bambino avvolto in una «kefiah» in un presepe fatto di macerie. (Foto Angelo Calianno)
Palestina
Angelo Calianno

Meno di trenta chilometri separano Ramallah da Betlemme. Nonostante questo, soprattutto per i Palestinesi, recarsi alla cittadina della natività è diventato quasi impossibile.

I taxi aggirano i check-point israeliani passando dalle montagne, dalle valli senza strade asfaltate, tra i vicoli dei villaggi e gli uliveti. È impossibile evitarli tutti. In uno, quello principale sulla congiunzione che va verso Gerusalemme, ogni macchina viene ispezionata con cura. Molte sono le persone che vengono fatte scendere per essere perquisite. A volte ci vogliono ore. Per questo ci si sposta solo se strettamente necessario.

Natale 2023: una Betlemme vuota e triste. (Foto Angelo Calianno)

Normalmente, in questo periodo prenatalizio, Betlemme è affollata di turisti e pellegrini che si recano in visita alla basilica della natività. Centinaia sono i negozi di articoli religiosi e souvenir, oggi quasi tutti chiusi. Betlemme vive di turismo per il 70%. Dal 7 ottobre però, non è più così. Pur essendo domenica, sono pochissimi i fedeli che hanno assistito alla messa. Lo spiazzo antistante la basilica, sempre pullulante di macchine e autobus, è tristemente vuoto.

Entrando all’interno della Basilica, incontro padre Athanasios, uno dei sacerdoti greco ortodossi della chiesa. Racconta: «Io sono qui da più di 30 anni. Ho vissuto entrambe le intifada, ma non ho mai visto la chiesa così vuota come in questi ultimi due mesi. Non solo la chiesa, guardati attorno, tutti i negozi sono chiusi. Sono intere famiglie che dipendono dal turismo religioso. Queste persone possono resistere con i propri risparmi per un po’. Poi sarà davvero impossibile, se qualcosa non cambia presto. Noi celebreremo, come sempre, tutte le funzioni. Ma verranno solo i fedeli di Betlemme, per chi vive nelle città e nei villaggi vicini, sarà impossibile spostarsi».

Una signora, che ha appena acceso una candela all’interno della grotta della natività, dice: «Noi cristiani siamo sempre meno qui. I miei figli sono in America, hanno trovato lavoro lì e non torneranno. I fedeli rimasti sono quasi solo persone della mia generazione, tutti anziani. I cristiani, però, non vanno via per un problema di convivenza con i musulmani, anzi, viviamo assolutamente fianco a fianco senza nessuna difficoltà. La maggior parte delle persone va via perché l’occupazione militare israeliana è diventata soffocante. Fa poca differenza se musulmani o cristiani, per loro siamo Palestinesi, e quindi non abbiamo diritti».

La cappella nella grotta, normalmente, è il punto più affollato della basilica. La piccola scalinata porta ad uno spazio ristrettissimo. Soprattutto a Natale, ci vogliono ore di fila per accedervi. Oggi è totalmente vuota. Sono presenti solo due suore, scese qui per accendere una candela.

Spostandomi verso il centro, ritrovo nei fatti le parole di padre Athanasios, una lunga via deserta fatta di negozi dalle porte chiuse. La città si rianima verso il centro, lì dove ci sono i bazar arabi. In queste stradine trovo la Chiesa evangelico luterana della natività. Questo luogo è salito, di recente, agli onori della cronaca per il suo presepe.

In questa particolare natività si rappresenta Gaza. Gesù Bambino è avvolto da una kefiah e giace su un mucchio di macerie. Il suo artefice è il reverendo Munther Isaac, giovane pastore palestinese. Mi confessa: «Non mi aspettavo tutto questo clamore mediatico. Da quando ho realizzato il presepe, mi richiedono anche dieci interviste al giorno. Sono esausto. Oggi sono venuti anche quelli della Rai, a loro ho detto: “Non dovreste essere qui. Questa chiesa non è una notizia. Dovreste documentare quello che sta accadendo a Gaza”».

La moschea di Omar Ibn Al-Khattab sorge proprio di fronte alla basilica della natività. Spesso, le campane della chiesa risuonano contemporaneamente al canto del muezzin, il richiamo alla preghiera per i musulmani. Betlemme è sempre stato un grande esempio di convivenza tra religioni.

Quindici anni fa, la percentuale di cristiani della cittadina era dell’80%. Oggi, causa le continue limitazioni imposte da Israele, i cristiani sono appena il 10% degli abitanti di Betlemme.

Lo scorso 29 novembre, le autorità locali hanno annunciato che si terranno le messe, ma, festeggiamenti, processioni e i tradizionali concerti verranno annullati, per solidarietà nei confronti della popolazione di Gaza.

Angelo Calianno da Betlemme

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