Denis Mukwege, l’uomo che vuole curare il Congo

Elezioni in Rdc: una candidatura eccellente

Il dottor Denis Mukwege in visita a Torino nel 2018. Foto di Mario Ghirardi.
Repubblica democratica del Congo
Aurora Guainazzi

C’è un nome, nella lista dei 26 candidati che il 20 dicembre si sfideranno per la presidenza della Repubblica democratica del Congo (Rdc), che colpisce più di ogni altro: quello di Denis Mukwege, ginecologo, attivista per i diritti umani e vincitore del premio Nobel per la pace nel 2018 (MC ne parla qui).

Originario di Bukavu nel Sud Kivu, Mukwege ha passato buona parte della sua vita a prendersi cura di bambine, ragazze e donne vittime di violenze e abusi sessuali. Atti brutali, diventati un’arma di guerra sempre più diffusa nelle regioni orientali della Rdc, da decenni dilaniate da continui conflitti armati. Soprannominato «il medico che ripara le donne», nel 1999 alla periferia di Bukavu, Mukwege ha fondato il Panzi Hospital, una struttura specializzata nella tutela della salute materna e sessuale, ma soprattutto nella cura fisica e psicologica delle vittime di violenze, abusi e stupri.

Ma Mukwege non è solo un medico, è anche un attivista, capace di far giungere le sue parole di condanna della violenza sulle donne alle Nazioni Unite e di vincere il premio Sakharov per la libertà di pensiero (2014) e il Nobel per la pace (2018). Tracciando un filo rosso tra diverse epoche e conflitti nel mondo, Mukwege ha denunciato l’uso sistematico dello stupro come arma di guerra e si è spinto fino a criticare duramente le istituzioni politiche di Kinshasa. Incapace di porre fine ai conflitti nell’Est e di garantire un adeguato accesso ai servizi di base tra cui quelli sanitari, secondo Mukwege, lo Stato congolese è responsabile, tanto quanto gli attori armati, di violenze, abusi e stupri nei confronti delle donne.

È per questo che la sua discesa in politica è stata accompagnata da un’ondata di entusiasmo, sia nel Paese sia a livello internazionale. Lo dimostra il fatto che, nell’assenza di un partito strutturato alle sue spalle, sia stata la società civile dell’Est – con le donne in prima linea – ad aiutarlo a raccogliere i 100mila dollari necessari per candidarsi. In uno Stato dove corruzione, povertà e sfruttamento di risorse e popolazione sono la norma, Mukwege, per i suoi sostenitori, rappresenta la speranza di un cambiamento.

Le parole con cui inizia il suo progetto sociale, dal titolo «Riparare e curare il Congo», sono emblematiche: «Non mi sono candidato per cominciare una carriera politica. Mi sono candidato per tre obiettivi: la fine della guerra, della fame e dei vizi». Mukwege evidenzia le principali problematiche del Paese e avanza proposte che spaziano dalla governance alle infrastrutture, dal clima all’accesso equo a educazione, sanità e nutrizione.

Prima, però, c’è un’elezione da vincere e gli ostacoli, come gli interrogativi sulla trasparenza del processo elettorale, non mancano. Mentre la presenza di ben 25 candidati di opposizione crea un concreto rischio di dispersione dei voti a vantaggio del presidente uscente, Félix Tshisekedi. Da qui, l’ipotesi di creare una coalizione che riunisca l’opposizione a sostegno di un solo candidato, il ricco uomo d’affari ed ex governatore del Katanga, Moïse Katumbi. Ma, per ora, Mukwege non sembra aver ancora rinunciato al sogno di provare a curare il suo Paese.

Aurora Guainazzi

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