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"Venite a me, voi tutti, che siete affaticati e oppressi, e io vi ristorerò". Non c'è parola più consolante. È un invito che ci aspetta ogni giorno, un movimento del cuore sempre possibile, proprio perché le fatiche e le oppressioni non mancano mai. Evitarle? Questa è la reazione immediata, destinata però al fallimento. Non le cerchiamo, è vero, ma neanche le fuggiamo: proviamo invece a portarle a colui che lì ci aspetta. Se Cristo avesse scelto il successo, solo pochi l'avrebbero potuto seguire.
L'immagine di un gregge numeroso e compatto, che solleva la polvere al passaggio sui pascoli terrosi dell'Asia Centrale è molto cara ai Mongoli. È sinonimo di pace, abbondanza, vita. È per questa vita in abbondanza che il "pastore bello" è disposto a dare se stesso, con libertà assoluta. Nella consegna che Gesù fa di se stesso al Padre la possibilità di ogni nostra piccola o grande consegna, anch'essa portatrice di fecondità. Il mondo scarta, ma il Signore si offre anche al nostro rifiuto.
Eucaristia e missione. Un binomio inscindibile. Il misterioso potere di attrazione del Risorto sotto il segno del pane eucaristico continua ad esercitarsi e ne facciamo esperienza nel contesto di prima evangelizzazione in cui ci troviamo. Fermarsi in adorazione non è un lusso e neanche un ripiego, nasce dal bisogno profondo di sintonizzarsi con la vera attrazione, quella eucaristica, lasciando da parte le nostre povere strategie e riconsegnando ogni giorno la nostra umanità da guarire.