Perché «sparare» sulla Fiat?

L’autore parla di aziende senza profitto, «articolo 18» e altro ancora.

Leggo esterrefatto sulla rivista Missioni Consolata di
luglio/agosto 2002 «È giusto scegliere tra lavoro e
profitto?» di Francesco Rondina.
Ove un’azienda lavori senza profitto, consuma il capitale
e non può che ridurre il personale e i salari con prontezza,
se non vuole che tutto vada in distruzione. Non c’è
da scegliere tra lavoro e profitto, ma il lavoro deve essere
profittevole sia per l’azienda sia per chi lavora.
Buttare poi le accuse più avventate, più sventate, su chi
gestisce le nostre aziende non può che portare sfiducia, disimpegno,
fuga. Perché, assurdamente quanto indeterminatamente,
accusare la Fiat di produzione di mine? Proprio
in questo difficile momento si vuole dare un contributo alla
sua distruzione?
Parlare di aziende che licenziano per aumentare il valore
delle azioni è fantasia scriteriata. Si licenzia? Gli investitori
si spaventano e si allontanano dall’azienda in questione.
Si vuole far passare (giustamente) il professor Biagi
come un martire e poi… si spara su chi vuol modificare
l’«articolo 18» secondo le sue proposte: questo è ragionevole?
Una migliore formulazione di questo dibattuto articolo
aiuta e non aiuta la creazione di nuovi stabili posti di
lavoro? Se questo aiutasse, concorrerebbe alla riduzione di
uno dei mali del mondo: la disoccupazione. Di più non si
propone. Per altri mali occorreranno altri
rimedi.
Il pensare che esista il capitalista
cattivo, che vuole licenziare il lavoratore
buono che gli rende tanto, è cosa
risibile, che può affermare un
comunista come l’onorevole
Diliberto, ma non chi felicemente
tale non è: il capitalista
che gli rende se
lo tiene caro, salvo il caso
limite del capitalista
drogato od alcolizzato. E poi: quali diritti hanno i lavoratori
in Cina, Corea del Nord e Cuba, nazioni tanto amate da
Diliberto?
Queste sono alcune osservazioni su un articolo che, dall’inizio
alla fine, non sta razionalmente in piedi. Non si può
costruire sulla demagogia. Questo va detto a chi ha scritto
l’articolo ed anche a chi l’ha pubblicato. Cristianesimo è ricerca
del bene comune, ma anche serietà e responsabilità,
ben consci che «chi di spada ferisce, di spada perisce».

RENZO MATTEI

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