Rivista Missioni Consolata – 120 anni

DAL 1899 L’UMANITÀ IN PRIMA PAGINA

La parabola del Malcapitato


Quando mi sono alzato per metterti alla prova, non pensavo che la prova sarebbe stata più mia che tua. «Cosa devo fare per ereditare la vita eterna?», ti ho chiesto (cfr Lc 10,25-37). Tu hai girato la domanda a me, e io ho sfoggiato la mia sapienza: «Amerai il Signore tuo Dio con tutto te stesso, e il tuo prossimo».

Volevo mostrare a tutti chi fosse il vero maestro tra me e te, ma tu non ti sei difeso dal mio attacco e, anzi, mi hai elogiato.

Hai ribaltato i nostri ruoli con la tua mitezza. Mi hai disarmato con la tua accoglienza.

Quando poi ti ho chiesto, per giustificarmi, «e chi è mio prossimo?», e tu hai iniziato a raccontare la storia del
Samaritano che aiuta l’uomo malmenato dai briganti,
sapevo già dove volevi arrivare: il mio prossimo è il malcapitato.

Per ereditare la vita eterna, quindi, devo amare il Signore Dio mio e aiutare i malcapitati, gli ultimi, le vedove, gli oppressi, i malati.

Niente di nuovo sotto il sole. Lo faccio già.

Ma quando sei arrivato alla fine del racconto, mi hai spiazzato: mi hai chiesto di mettermi nei panni dell’uomo malcapitato e di dirti chi fosse, secondo me, il suo prossimo. Non chi fosse il prossimo del Samaritano, ma dell’aggredito. Hai ribaltato di nuovo i ruoli, hai messo sotto sopra le prospettive.

Ed ecco la vertigine: per ereditare la vita eterna amerò il Signore e il mio prossimo mettendomi nella prospettiva del malcapitato, dell’uomo insufficiente, non del benefattore, di quello che basta a se stesso. In questa prospettiva amare l’altro e amare Dio non è mia iniziativa, ma risposta alla loro presenza. Da malcapitato posso riconoscere che non nasco da me stesso e non mi curo da solo, ma è l’altro che mi fa essere e mi fa vivere; che non vengo da me stesso e non mi salvo da solo, ma posso accogliere e vivere un amore che mi precede e che forma il mio orizzonte.


In questi mesi estivi di incontri, campi missionari, vacanze, immersione nel creato, preghiera, mettiamoci nella prospettiva giusta.

Buon cammino, da amico

Luca Lorusso


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