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Porto Alegre dieci anni dopo

Dakar 2011: il Forum visto dai contadini

Da Porto Alegre a Dakar: il Forum sociale mondiale compie 10 anni. E lo fa in Africa.
I problemi organizzativi non mancano, ma partecipazione ed entusiasmo sono elevati. Importante la presenza dei movimenti contadini di tutto il mondo. Sono loro che producono il cibo per l’intero pianeta.

Dopo Bamako, Mali (2006) e Nairobi, Kenya (2007), si è svolto a Dakar, in Senegal, il terzo Forum sociale mondiale (Fsm) in terra d’Africa.
La manifestazione è così giunta alla sua decima edizione ed ha ormai compiuto 10 anni. Nato nel 2001 a Porto Alegre, nel Sud del Brasile, si è poi svolto nella stessa città nel 2002, 2003 e 2005. In Asia, a Mumbai è stata organizzata l’edizione del 2004, mentre nel 2006 i movimenti sociali hanno optato per un Forum detto «policentrico», ovvero due incontri che si sono svolti, a una settimana di distanza a Caracas e a Bamako appunto. Dall’anno successivo, il Forum è diventato biennale.
Quest’anno a Dakar, tra il 6 e l’11 febbraio la prestigiosa università Cheikh Anta Diop è stata invasa da 75 mila persone. Oltre il doppio di quelle previste dagli organizzatori. Hanno partecipato attivisti dei movimenti di 123 paesi, di cui ben 43 africani (quasi ogni stato del continente, visto che oggi sono 53). Presenti anche i rappresentanti dei popoli «senza stato» palestinese e kurdo.
«C’è stata una forte mobilitazione a tutti i livelli, il numero di partecipanti che aspettavamo è stato largamente superato, il bilancio è quindi molto positivo da questo punto di vista». Tira le prime conclusioni Samba Gueye, presidente del Cncr (Consiglio nazionale di concertazione dei rurali), la piattaforma nazionale che riunisce contadini, allevatori e pescatori di tutto il Senegal. È una delle grosse associazioni senegalesi attive nella preparazione del Forum. «È vero che dal punto di vista organizzativo ci sono stati dei problemi» ammette.
Il rettore dell’Università, di recente nomina, ha dichiarato, a lavori iniziati, di non essere al corrente del Forum. Così le lezioni e gli esami non sono stati sospesi e si è creata una competizione sulle aule. Più volte è successo che fosse in corso un seminario del Forum e arrivassero gli studenti senegalesi che dovevano sostenere un esame. Gli occupanti venivano così invitati ad andarsene. In tutta fretta gli organizzatori hanno dovuto allestire dei tendoni negli spazi vuoti del campus universitario, per ovviare al problema. Queste sovrapposizioni di spazi hanno fatto saltare completamente la programmazione ed è diventato difficile individuare ora e luogo degli incontri di interesse.

Soddisfazione senegalese
«È la prima volta che si tiene nel nostro paese un avvenimento di questo tipo e siamo stati tutti sorpresi dell’entusiasmo che ha suscitato» racconta il dottor Mamadou Cissé, rappresentante dell’Ong italiana Cisv in Senegal. «Avevamo molti dubbi sul fatto che le organizzazioni del Senegal sentissero loro il Forum, sulla percezione che la società civile mondiale sarebbe venuta da noi». «Nonostante le difficoltà di programmazione, ho sentito la presenza di una forte volontà di ritrovarsi a discutere sulle diverse tematiche» continua il dottor Cissé.
«Riconosco grande coraggio e perseveranza a tutte le organizzazioni della società civile, che malgrado i problemi organizzativi, sono riuscite a sedersi intorno a un tavolo, sotto delle tende, o semplicemente da qualche parte per mancanza di una sala. È stata importante la comunione tra i diversi attori che hanno partecipato e si sono confrontati».
Si dice che sia stato il Forum sociale peggio organizzato, ma è stato certo molto partecipato, soprattutto dagli africani. È riuscito a coinvolgere la popolazione senegalese, la sua società civile, cosa successa in tono minore ad esempio a Nairobi nel 2007.
Le donne, in particolare quelle africane, sono state protagoniste degli incontri e hanno fatto sentire la loro voce. Secondo alcuni questo è stato un elemento caratterizzante del Forum di Dakar.
«Anche a livello delle tematiche sviluppate c’è stata molta partecipazione: per noi è un obiettivo raggiunto» continua soddisfatto Samba Gueye.
Giustizia ecologica, crisi mondiale, migrazioni, sovranità alimentare, accesso all’acqua e all’igiene, leggi e buon governo, sprechi militari e altri sono i principali temi trattati in quasi 1.000 incontri dalle 1.205 organizzazioni iscritte al Forum di Dakar.  Per la prima volta, il Forum mondiale di Teologia e Liberazione si è svolto direttamente all’interno del Fsm, per dare la possibilità a tutti di parteciparvi. Circa 80 teologi, di differenti tradizioni e regioni del mondo, si sono incontrati su «Relazione tra spiritualità ed etica a partire dal dialogo tra tradizioni religiose e pratiche sociali». Tra i temi affrontati, quello del legame tra ricchezza, povertà ed ecologia, per una «Liberazione dal capitalismo come sistema di accumulo».
Fsm declinato al «rurale»
Tra i movimenti sociali in Africa, quelli più importanti sono i movimenti contadini. Forse perché la grande massa degli africani è impiegata in campagna e vive di agricoltura, allevamento, pesca. A Dakar ha partecipato la sempre presente rete mondiale Via Campesina, ma anche la piattaforma continentale africana e quella dell’Africa dell’Ovest, il Roppa (Rete delle organizzazioni contadine e dei produttori agricoli dell’Africa dell’Ovest) di cui fa parte il Cncr.
Alcune questioni preoccupano i produttori agricoli africani, sfide fondamentali anche per i consumatori, come lo dimostrano le attuali rivolte del pane in Nord Africa.
Samba Gueye parla animatamente di un tema caldo, quello dell’«accaparramento della terra» da parte delle multinazionali (noto anche come land grabbing, vedi MC ottobre 2010, ndr).
«C’è stata convergenza e solidarietà tra tutti i contadini del mondo su alcuni temi. Ad esempio l’appropriazione delle terre. Stiamo mettendo in piedi dei meccanismi e continueremo a costruire alleanze per quanto concee il problema fondiario e l’accaparramento di questa risorsa. Abbiamo discusso molto e abbiamo preso delle misure per mobilitarci ancora di più verso i nostri governi e, allo stesso tempo, incontrare altri settori della società civile, per unire i nostri sforzi e agire insieme per fermare il fenomeno. Perché se non mettiamo un freno, avremo dei contadini senza terra oppure degli operai agricoli».
Ma oltre ai grandi leader contadini, all’incontro di Dakar erano presenti produttori di diversi paesi del continente. E non solo.
«Il Forum in sé non produce risultati concreti – dice Malick Sow -. Ci offre delle tribune, per poter discutere di tematiche che sono al centro delle preoccupazioni dei produttori: l’accaparramento delle terre, ad esempio, ci accomuna e ci spinge a fare delle alleanze con altri attori». Malick è un agricoltore della regione di Louga, nel Nord del Senegal. È anche il segretario generale della sua associazione la Federazione delle organizzazioni contadine di Louga. Pragmatico, meno diplomatico, va dritto al dunque: «Nella nostra regione esiste questo fenomeno. Abbiamo dei produttori che sono stati vittime dell’accaparramento. Li abbiamo portati al Forum e hanno dato una testimonianza molto forte sulla loro esperienza, spiegando qual è l’impatto sulla produzione e sulla vita quotidiana. In questo modo sono entrati in contatto con dei giuristi che hanno preso l’impegno di essere al loro fianco per cercare modi e possibilità di rientrare nella loro parcella di produzione. Questo è un risultato concreto». E continua: «Inoltre come associazione abbiamo preso contatto con un centro ricerche e stiamo cercando di mettere insieme produttori e consumatori su questa problematica. Perché se si priva della terra il produttore, questi troverà comunque il modo di nutrire la sua famiglia, mentre il consumatore corre più rischi di non riuscirvi. Tutti devono capire che è loro interesse che il produttore non sia privato della terra».

Ogm e microcredito
Malick snocciola diverse questioni importanti: «Un altro problema, quello delle sementi Ogm, ha avuto molto spazio nelle discussioni. Grazie agli incontri abbiamo potuto pensare a collaborazioni con altri settori che hanno i nostri stessi interessi e pensare ad azioni concrete per lottare contro l’introduzione di queste sementi in Senegal. Un’altra preoccupazione fondamentale è la questione del finanziamento rurale. Quali sono le possibilità per mettere in piedi un sistema di finanziamento dell’agricoltura adattato alle esigenze dei produttori? Abbiamo identificato una collaborazione con altri attori latino americani. E ancora, importante per noi è la questione della migrazione. Si è parlato di co-sviluppo (nome tecnico per indicare azioni di migranti in appoggio ai loro villaggi di origine, ndr). Noi siamo in zone ad alto potenziale di migrazione e dobbiamo riflettere sul modo in cui i migranti possano investire in azioni a carattere economico per migliorare la produzione agricola».
Malick vede come risultato concreto anche i contatti e il confronto con i movimenti di altri continenti: «Ci sono molte esperienze interessanti in alcuni paesi latinoamericani, come Brasile, Colombia, Venezuela. Esperienze diverse, ma noi stiamo cercando di capire come tradurle nella nostra realtà socio culturale. Ci sono contatti stabiliti grazie al Forum e vedremo come continuare questa collaborazione e questo scambio, e mettere in piedi azioni concrete».
Samba Gueye spiega il lavoro svolto sulle questioni più legate alle pressioni inteazionali:
«Abbiamo parlato di sicurezza e sovranità alimentare, perché i popoli devono continuare a sfamare la propria gente, rurale o urbana, con la produzione agricola, ma per questo ci vogliono delle politiche coerenti. Abbiamo anche denunciato gli Ape (Accordi di partenariato economico che l’Unione europea sta siglando con diversi paesi, ndr) e quelli dell’Omc (Organizzazione mondiale del commercio). Si è discusso molto dei biocarburanti, le colture che ci sono imposte e alle quali siamo contrari. Si è parlato della diffusione delle monocolture a scapito della produzione famigliare e di controllo dell’acqua, come risorsa di irrigazione. Per questo dobbiamo denunciare i paesi ricchi che vogliono prendere acqua e terre fertili e lasciarci quelle aride».

Il vento del Nord
Si respirava, nell’atmosfera del Forum, un’attenzione particolare alle lotte di liberazione nei paesi arabi e alla cacciata dei dittatori in Egitto e Tunisia. Due eventi che hanno visto la mobilitazione delle masse, della società civile e soprattutto dei giovani di questi paesi. A indicare che c’è una grande stanchezza verso i regimi autoritari.
Taoufik Ben Abdallah, figura storica del Fsm, membro dei consigli africano e internazionale e uno tra i principali organizzatori di Dakar, poco prima dell’inizio dei lavori aveva detto: «La situazione in Tunisia, Costa d’Avorio ed Egitto ha un’eco nel mondo per rivitalizzare situazioni comuni in tanti paesi. Vogliamo che il Fsm 2011 sia come un ricettacolo di energie e capacità dei popoli per migliorare la propria vita. Vogliamo un Forum per le alternative popolari e democratiche e per valori universali condivisi».

Marco Bello
Si ringraziano per la collaborazione Simone Pettoruso e Sara Fischetti da Dakar, e per le foto Mara Alberghetti.

DAKAR 2011: impressioni di un partecipante «speciale»

Uniti dalla stessa passione

Dalla manifestazione di apertura, ricca di colori e ritmi africani, all’invasione pacifica dell’università. Donne, uomini, giovani dei movimenti di mezzo mondo si sono ritrovati per una settimana di confronto. Il racconto di un volontario italiano che da anni vive in Senegal.

«L’Afrique organise, le Sénégal accueille» (l’Africa organizza, il Senegal accoglie): i manifesti lungo le caotiche strade di Dakar non lasciano dubbi, il decimo Forum Sociale Mondiale sarà un evento marcato da una forte impronta, quella del calore e dei ritmi senegalesi. O meglio, africani.
L’appuntamento con il Forum è per domenica 6 febbraio nella grande piazza davanti alla Rts, principale televisione nazionale. Alle 13, nonostante il caldo, la piazza è già un insieme colorato e rumoroso di delegazioni dei vari paesi, con minibus che contribuiscono con megafoni e musica, mentre gli immancabili djembé (tipico di tamburo, ndr) raccolgono i più coraggiosi per qualche passo di danza.
Appena arrivati ci mettiamo alla ricerca delle associazioni con le quali la Cisv lavora quotidianamente nel paese. I loro striscioni diventano immediatamente i nostri. I saluti, qualche scambio di attese sul Forum che sta per cominciare e subito siamo rapiti da un altro cartello, striscione o semplicemente dal piacere di vedere che la società civile senegalese con la quale condividiamo sforzi e speranze è presente in massa all’appuntamento. Poco dopo il lungo corteo inizia la sua marcia in direzione della Check Anta Diop, l’università di Dakar. Dai palazzi e dai marciapiedi i più applaudono, partecipando a rendere la manifestazione un evento indimenticabile, mix unico di colori e rivendicazioni pacifiche, ma determinate. Dai movimenti dell’America Latina per l’accesso alla terra dei popoli indigeni, ai comitati di sans papier delle banlieue parigine, fino alle donne della Casamance che chiedono la fine di una guerra che da 20 anni colpisce il Sud del Senegal, tutti sembrano legati da un filo comune e dalla stessa voglia di farsi sentire, ognuno con i propri slogan, canti e ritmi. I grandi viali di Dakar, irriconoscibili senza la confusione dei taxi e dei car rapide, ci accompagnano fino all’ingresso dell’università dove il corteo aspetta gli interventi del presidente Abdoulaye Wade, di Lula ed Evo Morales (presidente della Bolivia). L’accoglienza riservata a questi ultimi permette fin da subito di capire quali sono i punti di riferimento dei movimenti presenti a Dakar.
Il Forum è ufficialmente aperto e per noi, la «delegazione» Cisv, arriva il momento di rimboccarsi le maniche, entrare in contatto con il Comitato organizzativo e cominciare ad allestire il nostro stand. Avendo partecipato alle riunioni di preparazione del Forum sappiamo che non sarà facile muoverci all’interno di un’organizzazione degli spazi e degli eventi che si preannuncia tutt’altro che perfetta. E la nostra impressione trova conferma.
Le magliette gialle dei volontari incaricati di gestire l’evento vengono sommerse di partecipanti in cerca di informazioni, gli stand iniziano ad animarsi e lo spazio destinato alla Cisv prende forma grazie a una paziente ricerca di tavoli, sedie, tessuti e quanto sia necessario per renderlo un punto di incontro e scambio di esperienze. E così per tutta la durata del Forum l’équipe della Cisv ha «invaso» l’università, non solo con la presenza allo stand, ma anche con seminari organizzati direttamente o con la partecipazione agli atelier che ogni giorno riempiono il campus universitario. Più di cento seminari al giorno, oltre a proiezioni di film, spettacoli teatrali e musicali, il tutto secondo la logica dell’auto-organizzazione, che prevede improvvisazione, adattabilità e una buona dose di pazienza.

Sfogliando il lungo programma degli eventi si ha immediatamente la percezione dell’ampiezza e della varietà dei gruppi di partecipanti presenti a Dakar, con la possibilità di ascoltare esperienze e proposte, problemi e soluzioni, a volte mischiando lingue diverse o approfittando dei traduttori spontanei tra il pubblico. Capita quindi, che durante un seminario sulla microfinanza, si sieda accanto a noi Alex Zanotelli, o che sotto una tenda si possano vedere Naomi Klein e il presidente del Roppa (Rete di organizzazioni contadine dell’Africa dell’Ovest), Djibo Bagna, mentre discutono di accaparramento di terre, problemi globali e alternative locali. O ancora che politici europei si nascondano tra i partecipanti per sentire le ragioni della società civile. Ed è con questo spirito che durante i sei giorni del Forum le strade del campus universitario hanno visto una folla disordinata andare su e giù verso le facoltà di Lettere, Diritto e Scienze tecnologiche le quali hanno ospitato i partecipanti nelle aule o, più sovente, nelle tende all’esterno dei palazzi, in un incrocio decisamente atipico con gli studenti che si recavano alle lezioni abituali. Altra meta dei partecipanti è stata il villaggio che ospitava le attività sul tema della migrazione, di grande attualità nelle sue diverse sfaccettature, allestito presso il prestigioso Istituto Fondamentale d’Africa nera (Ifan). E nella zona di più recente costruzione dell’università, l’Ucad II, gli stand delle associazioni sono stati luoghi di conoscenza tra realtà diverse in cui i contatti si concretizzano e le idee si moltiplicano. Tra questi punti di incontro impossibile non includere anche lo stand della Cisv, in cui lo striscione, le foto appese e i molti volantini sul tavolo hanno attirato centinaia di persone, incuriosite dal nostro lavoro in Senegal e, più in generale, dalle iniziative che la «comunità per il mondo» realizza in Africa e America Latina.
Fino a venerdì 11 febbraio, giorno degli ultimi seminari, prima dei saluti e dell’augurio che il Forum possa continuare a crescere. Consapevoli che una parte di questo percorso, dal 2001 ad oggi, è passato da qui, dalla Check Anta Diop di Dakar e dai suoi viali stracolmi di colori e persone.
Noi, con la stanchezza e la soddisfazione di questi giorni, torniamo alle nostre attività, a Louga, Dahra, Ross Bethio, Sippo e agli altri angoli di Senegal, con in più l’impressione di far parte di un grande movimento eterogeneo ma unito dalla stessa passione per il futuro.

Simone Pettoruso, da Dakar

Marco Bello e Simone Pettoruso