DAL 1899 L’UMANITÀ IN PRIMA PAGINA

Questo sito, per scelta, NON fa pubblicità, NON richiede registrazioni di sorta, NON è a pagamento.

* Per non fare concorrenza «sleale» alla copia stampata,

la nuova rivista è online dalle prime ore del 16° giorno di ogni mese di uscita.

Paraguay, il vescovo che diventò presidente

Ancora una volta la fantasia latinoamericana sorprende l’opinione pubblica internazionale: a fare notizia l’affermazione di un vescovo cattolico a presidente della Repubblica del Paraguay. Nell’Ottocento era la più florida e prospera nazione sudamericana; ma venne praticamente annichilita dalle trame coloniali della potenza imperiale del tempo: l’Inghilterra, allo scopo di impadronirsi delle sue ricchezze e, al tempo stesso, controllare l’intera area regionale da una posizione strategica. Da paese indipendente e autonomo, con una buona produzione industriale, costruita senza prestiti capestro dalla City di Londra, alla fine di un lungo e sanguinoso conflitto, si ritrovò con la popolazione dimezzata e il territorio ridotto a meno della metà: i vincitori (Argentina e Brasile) si appropriarono di vaste aree produttive, provocandone così un collasso umano ed economico.
Negli anni Trenta del secolo scorso, un’altra guerra, con la Bolivia, costò al Paraguay oltre 50 mila vite umane; guerra orchestrata dalle multinazionali del petrolio, Standard Oil e Shell, che si contendevano i territori del Gran Chaco, ritenuti ricchi di giacimenti petroliferi.
Stremato, l’economia a pezzi, il Paraguay attraversò una lunga, difficile fase, con diversi colpi di stato, finché nel 1954, un’alleanza politica tra esercito e Partido Colorado, portò il generale Alfredo Stroessner al governo del paese. Da allora il Partido Colorado, come una piovra, si è infilato in ogni fessura della vita pubblica e sociale. Con l’appoggio degli Usa e la politica della dottrina della sicurezza nazionale, Stroessner avviò un regime dittatoriale, sopprimendo tutte le libertà civili e democratiche e applicando il terrorismo di stato, con omicidi, sparizioni, imprigionamenti senza processo e torture. Negli anni Settanta, quando in tutta l’America Latina si installarono regimi autoritari, il Paraguay collaborò con le giunte militari per esportare il suo modello in ogni angolo dello stesso continente.
Dopo la seconda guerra mondiale il Paraguay diventò un rifugio per parecchi gerarchi nazisti; vi trovò asilo anche il dittatore Somoza del Nicaragua, quando fu cacciato dal Movimento sandinista. Autoritarismo e connivenza con il peggio dei regimi militari, con la regia del Partido Colorado, trasformarono il Paraguay in un paese dall’economia fasulla, dove però il riciclaggio del denaro sporco proveniente dal narcotraffico, commercio delle armi e loschi affari delle mafie inteazionali, generarono una situazione sempre più insostenibile.

Con il rovesciamento di Stroessner, per mano del consuocero Andrès Rodriguez, capo dell’esercito, iniziò una lenta ma costante evoluzione nella politica del Paraguay che, pur con rovesciamenti di fronte e aspri confronti tra diversi protagonisti politici provenienti dalle stesse fila del Partido Colorado e dell’esercito, ha condotto il paese a vivere la stessa transizione verso la democrazia avviata dalle altre nazioni latinoamericane. Tale processo, alimentato da ampi settori della chiesa cattolica e dalle forze più vive della società, ha avuto nel vescovo emerito di San Pedro, mons. Feando Lugo, la figura di spicco nella quale sono confluite le attese e speranze di una democrazia vera e un futuro migliore di gran parte del popolo paraguayano. Con la costituzione dell’Alleanza patriottica per il cambiamento (Apc), interprete politica della voglia di rinnovamento della società del Paraguay, di cui Lugo è stato riconosciuto leader indiscusso, queste attese hanno avuto una risposta piena e definitiva domenica 20 aprile, quando ha vinto le elezioni, aprendo un capitolo nuovo nella storia del paese.
Mons. Lugo, che per iniziare questa esperienza, per certi versi inedita e affascinante, era stato sospeso a divinis dalla Santa Sede, potrà finalmente avviare la riforma agraria e mettere ordine nella corruzione dilagante in ampi settori della società. Oltre che sui cittadini che l’hanno votato, potrà contare su gran parte della chiesa paraguayana (compresa la maggioranza dei vescovi, tranne uno dell’Opus Dei) e su tutte quelle persone desiderose di vivere in un paese normale, finalmente liberato dalla morsa del Partito-padrone che ne ha tarpato le ali per mezzo secolo. Se per avviare questo processo c’era bisogno di una originale figura, come un vescovo cattolico da prestare alla politica, sarà solo il tempo a dire se un evento così inedito sarà per il Paraguay davvero provvidenziale.

Di Mario Bandera

Mario Bandera