Rivista Missioni Consolata – 121 anni

DAL 1899 L’UMANITÀ IN PRIMA PAGINA

LETTERAAntisemitismo strisciante?

S u Missioni Consolata (ottima pubblicazione) compare l’articolo di Mirco Elena «Mai dire che Tel Aviv…». L’autore dice cose inedite, ma ovvie. Raccontato il «caso» di Mordechai Vanunu, Elena si limita a dire: «Stupefacente appare l’uso di due pesi e due misure e l’incapacità della stampa e media liberi inteazionali di evidenziare i problemi posti dall’arsenale israeliano». Qui ferma la disamina. Peccato!
È ovvio chiedersi: perché Israele è dispensato dall’ottemperare ad alcune delle risoluzioni Onu, mentre altri devono farlo sempre e comunque? E per quale ragione, quando una persona di origini ebraiche viene toccata da violenza (vera o presunta), si levano grida al cui confronto quelle del Manzoni appaiono blande raccomandazioni? Ricordiamo il famoso sedicente prof. Marsiglia (Verona), il meno noto sedicenne di Orbassano (TO), la recente mitomane francese.
I casi sono tanti… Il punto è, però, chiaro: se la «vittima» è un ebreo finisce sui media; se è un… ghanese, non gliene frega a nessuno.
Io sono rimasto fermo all’equazione: «La vita di un uomo vale come quella di un altro». Evidentemente, oggi, l’ebreo vale di più. Nessuna sorpresa.
Alle elezioni politiche del 1994 l’afflusso fu procrastinato a lunedì 28 marzo fino alle ore 22, anziché chiudere nel primo pomeriggio, perché quel giorno «cadeva in una festività ebraica».
Gli ebrei in Italia sono circa 35 mila. Perché lo stato che li accoglie deve adeguarsi alle «loro» festività e non a quelle, semmai, di minoranze più numerose? È latente antisemitismo chiedersi: perché gli ebrei, storicamente, non sono mai stati un popolo troppo amato? Se viene bruciacchiata una sinagoga, la notizia finisce nella tua… minestra, ma se l’esercito israeliano entra nella grotta della Natività (aprile 2002), tutto è presentato in maniera «edulcorata».
L’ebreo si presenta come «vittima». Poi, lontani da «complotti», si scopre che nei centri del potere c’è (quasi) sempre un ebreo: si veda il numero dei giornalisti e banchieri, anche nostrani. Quasi un razzismo rovesciato.
Mirco Elena può trovare «qui» una risposta alle sue domande…
Tutto trae spunto da «Auschwitz e dintorni». Loro sono il popolo che ha sofferto più di tutti e, «per contrappasso», a loro è concesso tutto.
Nessuno parlerà mai dell’«olocausto del popolo iracheno», uno dei tanti provocati dalle democrazie occidentali: 12 anni di embargo, bombardamenti quotidiani (il diritto internazionale dov’era?), guerra finale. Chi processerà Bush, Blair e comprimari? E questo perché il popolo iracheno non «ha un mercato» e non è funzionale ai poteri che scandiscono i fatti del mondo.
Lascia perplessi la comparsa, nel settembre 2001, di Al Qaeda e Bin Laden, soggetti sconosciuti fino a poco prima, quando oggi ci sono strumenti che individuano un temperino nel mare! Un nemico «imprendibile ed indefinibile (è pure comodo) che, dalle brulle montagne dell’Afghanistan, è in grado di terrorizzare il mondo» (D. Rumsfeld). Da questa «comparsa» chi ha tratto vantaggio politico ed economico (si può dirlo?) se non Usa e Israele?
«Non troverai mai la verità, se non sei disposto ad accettare ciò che non ti aspettavi» (Eraclito). Senza con questo volere, sempre e comunque, cogliere una verità «recondita e occulta», bensì una più ovvia e nitida, che ci fa capire come il potere, a ogni latitudine, non tolleri altri che coloro che lo celebrano.

Max Cole
Brescia

Rigettiamo ogni violenza, senza «se» e senza «ma». Però nella storia, raccontata da alcuni, se «tutti i morti sono uguali, alcuni sono più uguali di altri». L’abbiamo ricordato, con tristezza, anche nel nostro libro La guerra, le guerre, Emi 2004.

Max Cole