DAL 1899 L’UMANITÀ IN PRIMA PAGINA

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IL SOGNO DI SAN GIROLAMO

«La Vulgata di san Girolamo
è il libro che ha unito l’Europa
e ha cambiato il mondo».
Julio Bressane, regista brasiliano

«San Girolamo è il più importante
e sconosciuto intellettuale
dell’Occidente…
Oggi, con questa nuova fantasia
dell’unificazione europea, Girolamo
ricompare, perché è stato lo scrittore
che in qualche modo ha creato
l’unità dell’Europa e ha fissato un
pensiero occidentale. Tutto si deve
alla sua traduzione-creazione della
bibbia latina Vulgata… Con il cinema
possiamo immaginare e ricreare
il vero “viaggio”, lo sforzo al limite
estremo, agonico, che si è imposto
Girolamo nella sua impresa di creare
un nuovo linguaggio, modificando,
civilizzando la sensibilità del suo
tempo e quella futura… Il fatto di
portare avanti questa impresa per
l’umanità e lontano da essa, nel deserto,
è ciò che affascina. Questa
epopea del testo, del deserto, di
quell’uomo in lotta, questo è cinema. E le sue creazioni
verbali, metafore, profusione di immagini, improvvisazioni:
cinema».
Con queste acute osservazioni il regista brasiliano
Julio Bressane ci rivela di essere stato rapito ed
ispirato dall’ascetica figura di san Girolamo.
Eppure Bressane è stato definito dai critici brasiliani «il
più ateo dei registi nazionali» e «monaco di se stesso».
Il film autobiografico Miramar ci racconta infatti come
il regista, nato nel 1946 a Rio de Janeiro e formato
alla scuola dei gesuiti, sia stato affascinato giovanissimo
dalla cinepresa, sua grande musa e compagna. Molto
presto Bressane si cimentò nella produzione di cortometraggi
e film in modo indipendente, ma, purtroppo,
il regime dittatoriale del Brasile lo costrinse nel 1970 a
un esilio di circa tre anni in Inghilterra e non permise
che i suoi film partecipassero alle rassegne inteazionali
fino al 1988.
In tutti i suoi lavori, presentati nell’omaggio a lui dedicato
al Torino Film Festival,
Bressane si dimostra un valente
«poeta dell’immagine». In San
Girolamo, film realizzato nel 1999 e
purtroppo non ancora tradotto in
italiano, Bressane ci offre un vero
capolavoro, capace di affascinare
credenti e non credenti. Come è
stato possibile produrre questo
«miracolo», che ricrea lo straordinario
«viaggio» ai limiti dell’umano
del santo traduttore? Bressane confessa:
«Ho dedicato cinque anni alla
lettura dell’opera di san
Girolamo. Ho una vera biblioteca
su questo argomento, forse la più
foita di Rio de Janeiro, circa duecento
libri. Ho letto tutta la sua opera
e soprattutto i commenti, perché
si tratta di un’opera in latino, e
molto difficile… Ho adattato al
Brasile i luoghi in cui san Girolamo
è vissuto. Quelle pietre, quella terra arida hanno una
memoria. Tutto questo processo di transcreazione si è
rivelato accettabile in lingua portoghese, dando prova
della vitalità del principio dell’ascetismo. Questo dimostra
la forza dei testi di san Girolamo che tutta la
grande pittura dal Rinascimento in avanti ha raffigurato.
Possiedo una raccolta iconografica di san Girolamo
tra l’altro molto rara».
Il film inizia nell’arido e inospitale sertão brasiliano,
con il parto di una capretta, quasi un preludio al
«miracoloso» parto intellettuale di san Girolamo.
La figura austera del monaco vaga tra sassi e sabbia dai
colori grigio, bianco ed ocra, che rievocano il deserto
di Calcis (Siria), sua prima ascetica dimora, dopo essere
stato «sfamato al latte del cristianesimo» dalla ricca
famiglia di Stridone, dove nacque intorno al 340, e il
soggiorno a Roma, dove ricevette una «raffinata educazione
classica» sotto la guida del principale retore latino
dell’epoca, il celebre Elio Donato.
La voce di Girolamo, infatti, ci narra: «Molti e molti
anni fa, con un taglio netto, mi sbarazzai della casa, dei
miei genitori, della sorella, dei parenti e, cosa più difficile
ancora, dell’abitudine a una mensa piuttosto raffinata,
per il regno dei cieli, e puntai su Gerusalemme per
abbracciare la milizia di Cristo. Tuttavia non sapevo rinunciare
alla biblioteca, che mi ero allestito a Roma con
tanta dovizia di zelo e fatica. E così, dominato dalla stoltezza,
prima digiunavo e poi leggevo Cicerone».
La voce continua a narrare il sogno che vede il
Giudice di fronte al quale Girolamo si proclama cristiano,
sentendosi rispondere: «Tu menti; tu sei ciceroniano,
non cristiano. Dov’è il tuo tesoro, ivi c’è pure il
tuo cuore». Rievoca Girolamo: «Da quel giorno mi sono
applicato alla lettura dei testi sacri con tale passione,
quale giammai ci avevo messo nel leggere i testi
profani».
Isimboli presenti nei quadri dei grandi pittori, che
hanno ritratto il santo, sono rievocati con maestria
da Bressane artista: il teschio a perenne «memento
», il leone guarito dal santo, quasi a esprimere il suo
spirito regale e battagliero, la croce e il flagello, la penna
d’oca, pergamene e libri monumentali, suo unico
simbolico pesante bagaglio.
Girolamo arricchisce le sue conoscenze con il maestro
Gregorio Nazianzeno nei tre anni trascorsi a
Costantinopoli, per poi approdare a Roma come segretario
del colto papa Damaso. Qui diventa direttore
spirituale di ricche e aristocratiche donne romane dalla
cultura raffinata, che parlano greco e cantano i salmi
mattutini in ebraico. Girolamo crea con loro gruppi
per lo studio della bibbia, ricordando che «Platone ci
presenta Aspasia durante una discussione. Saffo era in
corrispondenza con Pindaro e Alceo. Temista dissertava
di filosofia con i grandi sapienti di Grecia. Una moltitudine
di romane, fino agli ultimi tempi della paganità,
veneravano Coelia, madre dei Gracchi, cioè la
nostra madre…».
Girolamo, esigente, chiede a queste donne di consacrarsi
interamente a Dio: Marcella e Paola diverranno
sante.
Papa Damaso, semplice nella sua grande saggezza
ed erudizione, ritiene che le attuali versioni della
bibbia non «siano molto più che il liso tessuto di
favole orientali». Preoccupato, perciò, di far conoscere
il messaggio biblico con un testo solido, redatto in modo
chiaro ed elegante, chiede all’erudito Girolamo di
tradurre direttamente dall’originale.
Girolamo scrive al papa: «Mi costringi a una nuova
opera. Analizzare e decidere quale esemplare delle
scritture, tra tutti quelli diffusi nel mondo, si adatti meglio
alla verità del testo greco ed… ebraico».
Rientrato, dopo tre anni di vita romana, nel deserto
di Betlemme con rigore, fantasia e determinazione, lavorando
per 50 anni fino alla morte, san Girolamo produce
«la Vulgata, il libro che ha unito l’Europa e ha
cambiato il mondo».
Ricorda Bressane: «L’uomo di studi, recluso nel
suo ambiente, il deserto, in martirio che crea bellezza,
cercando e conoscendo, masticando, come
dice il santo, semi amari che producono frutti dolci…».
La morte di san Girolamo, avvenuta nel 419, è scritta
in cielo come un trionfo. Una vecchia e melodiosa
canzone del nord est del Brasile, suonata da una chitarra,
esalta la bellezza di un immenso cielo azzurro,
cosparso di nuvolette bianche, che ruota sullo schermo
per alcuni minuti, riuscendo a dilatare l’anima del
pubblico ammirato e commosso.

Silvana Bottignole