Rivista Missioni Consolata – 120 anni

DAL 1899 L’UMANITÀ IN PRIMA PAGINA

Grandioso

Gigi Anataloni

Su Facebook ho trovato una storia scritta da una brillante giovane avvocata africana. L’ho tradotta liberamente dall’inglese, eccetto il nome del protagonista che è in italiano anche nell’originale.
«C’era una volta un uomo chiamato Grandioso. Era un ladro, di quelli d’alto bordo. Eppure tantissimi, affascinati dalla sua grande ricchezza, lo amavano e ne tessevano lodi sperticate. Grandioso era generoso con la sua “corte” e, furbescamente, condivideva il suo bottino con i più fedeli tra i suoi ammiratori diventati guardiani del suo tesoro. Non discriminava Grandioso. Derubava grandi e piccoli, uomini e donne, ricchi e poveri, senza guardare né religione né appartenenza etnica. Era imparziale. Rubava a tutti e faceva sparire i pochi che osavano opporsi al suo strapotere.

2016_04 MC Hqsm_Pagina_03Più rubava, più lo applaudivano. Più lo celebravano, più gli offrivano occasioni di rubare. Certo, perfino lui si meravigliava della stupidità dei tanti che lo ammiravano anche quando, apertamente, svuotava le loro tasche. E nessuno osava alzare un dito contro di lui. Così continuava a rubare senza freni. Era davvero il “ladro” per eccellenza.

Tutti contenti, dunque? Non tutti. Ogni volta che lui si arricchiva rubando, i figli e le figlie dei suoi fan accumulavano un debito, perché ricadeva su di loro il dovere di risarcire i derubati. Così ogni bambino di quel paese veniva al mondo già indebitato. E non finiva mai. Appena un debito era ripagato, Grandioso rubava ancora di più …».

La storia finiva così, in sospeso, rimandando a una seconda puntata. Fin troppo facile vedervici l’allusione a tanti capi di stato africani, da Mugabe a Museveni, da Kabila e Nkurunziza – per fare solo pochi nomi – che «per il bene della nazione» perpetuano se stessi accumulando immense ricchezze di cui rendono partecipi solo una stretta cerchia di cortigiani privilegiati, mentre la maggioranza della popolazione vive sotto la soglia della povertà.

Non facciamo fatica nemmeno a riconoscervi i «nostri» grandiosi, nascosti sotto i volti noti della politica e anche dei carrieristi del mondo ecclesiale o tra i corrotti e i corruttori di ogni tipo che infestano il nostro paese. Grandiosi con i soldi degli altri, sempre pronti a cavalcare l’onda per una manciata di voti, maestri di trasformismo e manipolatori di opinione. L’abbiamo visto nei fiumi di parole per la legge Cirinnà, nell’ambiguità su Siria, Libia e migranti, nell’affare degli F-35, nei trucchi delle primarie, nei giochi di potere per Roma, nei fallimenti delle banche, nella gestione dei grandi temi che ci agitano come famiglia, eutanasia, coppie dello stesso sesso, utero in affitto e adozioni.

Il nostro patriottismo è gratificato quando vediamo italiani nelle classifiche dei più ricchi del mondo di Forbes e Fortune, ma ci dimentichiamo facilmente che quando la ricchezza è troppa, difficilmente si coniuga con l’onestà ed è spesso accumulata a prezzo di lacrime e sangue, quelli della gente comune, i nostri e quelli di tanti altri poveri sfruttati nel mondo. I Grandioso non ci sono solo in Africa.

Penso invece a un altro grande, Grandioso davvero. Uno che per pagare le tasse si è affidato alla fortuna di una moneta trovata nella bocca di un pesce. Un tale che non si è lasciato abbagliare dal tintinnare delle monete d’oro o d’argento dei ricconi e ha saputo invece vedere i centesimi donati da una povera vedova. Un uomo autentico che ha scelto di vivere da povero per essere libero, pur di non diventare schiavo di ricchezze accumulate sul dolore degli altri. Uno che è finito in croce e ha rivelato tutta la sua grandezza proprio quando i suoi uccisori pensavano di averlo spogliato di ogni dignità. Un grande che il nostro collaboratore don Mario Bandera chiamerebbe certo il «Perdente per eccellenza»: Gesù di Nazareth, figlio di Dio, figlio di Maria, figlio dell’uomo e prototipo di ogni uomo vero.

Un uomo che ha rovesciato i paradigmi del nostro pensare: il primo diventa l’ultimo, il servo è più grande del padrone, l’amore vince l’odio, il perdono è più forte della vendetta, il donare arricchisce e l’accumulare impoverisce e schiavizza, i bambini sono maestri di sapienza, i peccatori e le prostitute vengono prima dei ricchi e dei titolati, la misericordia è la più alta forma di giustizia, il timore di Dio è base della «Politica» e fonte di onestà, trasparenza, responsabilità civile…

Abbiamo appena celebrato la memoria della Pasqua del Signore, l’avvenimento centrale e discriminante della nostra vita cristiana. Viviamolo sul serio perché non resti una bella recita o uno spettacolo a lieto fine. Prendiamo coraggio, resistiamo all’appiattimento dell’indifferenza e dell’abitudine e poniamo concreti gesti d’amore, di gratuità e di sobrietà.

Gigi Anataloni