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DAL 1899 L’UMANITÀ IN PRIMA PAGINA

Famiglia al centro

Mentre scrivo, il Sinodo ordinario su «La vocazione e la missione della famiglia nella Chiesa e nel mondo contemporaneo» è appena cominciato. Al centro è la famiglia, il pilastro di ogni società, che nel nostro mondo europeo e nordamericano è messa in discussione dal modello di vita individual-consumista e che nel resto del mondo subisce invece lo stress della violenza delle guerre, della povertà, delle malattie, delle migrazioni forzate.

In questi ultimi anni la famiglia italiana ha subito un grande cambiamento: drastica riduzione del numero dei matrimoni (sia religiosi che civili), crescita delle unioni di fatto, nozze ritardate, pochi figli o nessuno e spesso in tarda età, aumento dei single per scelta o per necessità, separazioni, divorzio «breve», educazione gender, mateità surrogata… Tutto questo accompagnato da una cacofonia di attacchi alla famiglia tradizionale vista come ostacolo alla libertà, alla modeità, ai diritti individuali e alla nuova realtà di una società in continua evoluzione. Chi cerca di resistere a questa ondata è bollato come tradizionalista, antidiluviano, fondamentalista e troglodita, se non omofobo e via dicendo, con una serie colorita di epiteti vilificanti.

La crisi della famiglia è sotto gli occhi di tutti, e sembra aver creato uno strano stato di assuefazione al cambiamento, e, anzi, anche una sorta di malsana aspettativa del nuovo che ormai non sorprende più. Un nuovo visto da alcuni come dovuta evoluzione di un processo di liberazione e modeizzazione, da altri come nefasta conseguenza di un’aberrazione istituzionalizzata. Vedi l’ultimissima notizia di questi primi giorni di ottobre della cosiddetta miss transegender che vuole essere padre e madre del proprio figlio.

Quando leggerete queste righe, il Sinodo sarà già concluso e sono sicuro che quelli che si aspettavano grandi novità saranno delusi, come saranno delusi i conservatori che ritengono il diritto canonico più importante anche del Vangelo. Papa Francesco sta guidando la Chiesa a vivere la fedeltà a Cristo nell’oggi senza arroccarsi sulla «legge», difesa e sostenuta da un numero crescente di regole e commi per far fronte a tutte le possibili novità. Richiamando alla fedeltà al Vangelo, Francesco obbliga la Chiesa a vivere e sperimentare la misericordia di Dio e a rimettere la persona al centro: la persona, uomo e donna, nella sua concretezza, bellezza e forza, ma anche nella sua grande fragilità. Evita così le trappole della «casuistica». Come ha fatto Gesù con i «farisei» che gli tendevano trappole con questioni capziose come quella della moglie di sette mariti, della liceità del divorzio, dei soldi dati al tempio, della definizione del «mio prossimo», e così via. Gesù non ha aggiunto nuove regole modeizzanti. Lui è andato al nocciolo, al progetto originale di Dio: un progetto di amore nel quale l’unità e la complementarità dell’uomo maschio e femmina è fondante, perché immagine della natura di Dio stesso. Il suo discorso è stato duro, tanto da spiazzatre anche i discepoli, «meglio non sposarsi» allora (Mt 19,1-10). Ma non per questo ha ammorbidito la sua proposta: «L’uomo non divida ciò che Dio ha unito».

Alla logica del «piacere» che mette al centro l’«io», Gesù oppone la forza dell’«amore» che pone al centro il «tu» e il «noi». Alla felicità come «piacere» immediato e personale, in cui l’altro è valutato per quanto mi dà o mi soddisfa, oppone la felicità come relazione nell’armonia, nella pace e nell’unità, nella quale la felicità dell’altro diventa spazio, supporto e realizzazione della mia felicità. Una proposta non facile, ma l’unica che secondo Gesù permette davvero all’uomo di raggiungere la pienezza della sua dignità.

Perchè è allora essenziale per la Chiesa difendere la famiglia? Perché è l’immagine di Dio, è il luogo più ordinario della sua presenza. Senza la famiglia non si può capire la Trinità che è comunità di amore, non si capisce la gratuità dell’amore e la bellezza e complementarità della diversità. Senza la famiglia, generare la vita diventa un’azione industriale, il bambino si trasforma in un prodotto. Senza famiglia non si capisce la Chiesa, famiglia di Dio, comunità di fratelli e sorelle, figli e figlie dello stesso Padre, animati dallo stesso Spirito, uniti come un corpo allo stesso Cristo. Senza famiglia non si capisce cosa siano il dono e l’accoglienza, e si lascia libero campo solo a relazioni di utilità, di interesse, di dominio, di possesso. Senza famiglia non si capisce la «misericordia» che nasce dall’amore viscerale tra madre e figlio. Senza famiglia non si capisce Dio.


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Gigi Anataloni