Dalla parte dei Poveri

È il tema che la
Chiesa italiana propone per questo Ottobre missionario come risposta a papa
Francesco il quale ha ricordato ai direttori delle Pontificie Opere Missionarie
che «L’evangelizzazione, che deve raggiungere tutti, è chiamata a partire dagli
ultimi, dai poveri, da quelli che hanno le spalle piagate sotto il peso e la
fatica della vita. […] La Chiesa è il popolo delle beatitudini, la casa dei
poveri, degli afflitti, degli esclusi e dei perseguitati, di coloro che hanno
fame e sete di giustizia. A voi è chiesto di operare affinché le comunità
ecclesiali sappiano accogliere con amore preferenziale i poveri, tenendo le
porte della Chiesa aperte perché tutti vi possano entrare e trovare rifugio» (Ai
direttori delle PP.OO.MM.
, 9 maggio 2014).

Essere dalla parte dei poveri è nel Dna della Chiesa fin dalle sue
origini, anche se spesso uomini di Chiesa hanno tradito questo ideale. È un
impegno che nei secoli ha generato miriadi di attività e per il quale centinaia
e centinaia di santi hanno dato la vita, non ultima la nostra beata Irene. Ma
dove c’è «il grano» trovi sempre anche «la zizzania». Già san Giacomo se la
prendeva con i cristiani che davano i primi posti ai ricchi impomatati e
cacciavano in un angolo i poveri puzzolenti (Gc 2,1-4). E se fosse tra noi
oggi, cosa direbbe a noi cristiani del «bel paese»?

Nella nostra bella Italia ci sono due facce della stessa medaglia: da
una parte una generosità incredibile ed eroica, dall’altra una durezza di cuore
da vergognarsi. L’Italia che amo ha un cuore grande che batte in milioni di
volontari, negli angeli del fango, in chi è impegnato in migliaia di onlus, in
chi sostiene l’adozione a distanza, nei gruppi missionari, nei benefattori e
amici di missionari e volontari, nei laici impegnati, in chi lotta per la pace
e la giustizia e sfida la mafia e la camorra, in chi accoglie rifugiati,
fuggitivi e migranti senza se e senza ma… L’altra faccia ha il volto dello
sfruttamento della prostituzione dove mafia e camorra e cartelli di trafficanti
di uomini prosperano al servizio dei gusti perversi di clienti insospettabili;
delle industrie agroalimentari a caccia di tutto quello che costa meno anche
sapendo di sfruttare migliaia di lavoratori schiavizzati da caporalati
criminali e mafiosi; dei politici che cavalcano e alimentano le paure della
gente con l’occhio ai sondaggi e poi non fanno il loro dovere al servizio del
bene comune persi come sono nelle loro diatribe, ripicche, ricatti; dei giornalisti
che provano un godimento morboso nello scrivere di «invasioni, masse,
conquiste, furti, violenze, contagi e contaminazioni», dimenticando che paesi
molto più poveri del nostro hanno accolto centinaia di migliaia di fuggitivi,
rifugiati e migranti senza fare tutte le storie che facciamo noi che pure
abbiamo tantissimi alloggi sfitti, interi paesi disabitati e abbandonati e un
gran numero di posti lavoro nell’agricoltura, nei servizi e nell’artigianato
rifiutati dai più; dei super cristiani che nella difesa della purezza della
religione vogliono insegnare il mestiere al papa che si permette di mettere in
discussione il loro perbenismo affumicato d’incenso ed esteriorità.

I lettori di
questa rivista senza pretese sanno bene che stare dalla parte dei poveri fa
bene allo spirito e alla società, e non amano gli slogan, il vociare per
sentirsi e farsi sentire. Essere amici dei missionari significa condividee la
scelta preferenziale per i poveri ovunque essi siano. E non solo con un aiuto
economico, ma soprattutto con uno stile di vita che parte dal cuore. Solo
qualche settimana fa, era il 30 agosto, il Vangelo ci ha ricordato che
l’inquinamento delle persone viene dal di dentro. Gesù ha elencato 12 fattori
di inquinamento, tra cui avidità, inganno, malvagità e superbia. L’avidità, che
san Paolo definisce come idolatria, fa perdere il baricentro: non si pensa più
secondo il progetto d’amore di Dio, ma si diventa schiavi del denaro, del
potere, delle cose, del proprio piccolo mondo. Guai a chi lo tocca. La malvagità
ha molte forme, una è particolarmente pericolosa: il godimento nel diffondere
informazioni sbagliate e diffamanti sugli altri. La superbia o arroganza mette
il «sé» al centro e rifiuta ogni confronto e dialogo. L’inganno, tra le sue
molte facce, fa passare per vero quello che è spudoratamente falso.

Bisogna reagire a questo inquinamento, che è come una polvere sottile
che ci penetra e ci corrompe. La cura è quella indicata dal papa: rimanere
accoglienti verso i poveri, i migranti, i rifugiati, i disperati, i senza
lavoro, chiunque sia nel bisogno, senza distinguo. Stare dalla parte dei poveri
ci aiuta a rimanere umani, a mantenere il cuore limpido, ad avere le mani
libere per accogliere, abbracciare, accarezzare, consolare, aiutare e ricevere.

Stare dalla parte dei poveri fa bene a noi, fa bene alla Chiesa, fa
bene alla società.

Gigi Anataloni

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