DAL 1899 L’UMANITÀ IN PRIMA PAGINA

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Custodi della creazione

«Noi siamo i custodi
della creazione»: sono parole pronunciate da papa Francesco il 19 marzo 2013,
riprese e approfondite in modo mirabile nella sua nuova enciclica sulla
salvaguardia e custodia dell’ambiente e del creato. L’enciclica dal titolo Laudato si’ è stata pubblicata il 18
giugno scorso.

Da molto tempo esistono libri di teologia della
creazione, gli scaffali delle biblioteche e delle librerie ne sono pieni. Da
molto tempo esistono gli ambientalisti, ma pochi sono i cristiani e le Chiese
che ne condividono il messaggio. Manca una «pastorale del creato» nelle nostre
Chiese locali e nelle nostre parrocchie. La domanda che nasce spontanea è «come
mai»?

Eppure
dei gravi problemi connessi con l’ecologia si parla da tempo su tutti i mass
media, talora in maniera molto tragica. Sono drammi ai quali abbiamo assistito
e continuiamo ad assistere, sbigottiti ma in fondo disinteressati: inquinamento
atmosferico, scioglimento dei ghiacciai, tempeste e uragani sempre più
violenti, scomparsa massiccia di specie animali e vegetali, scarsità di acqua
potabile, siccità e carestie e anche – ma in questo caso molti cristiani sono
sordi – le crescenti migrazioni di intere popolazioni in cerca di condizioni
ambientali e di vita favorevoli. La crescita dell’ecologismo inquieta molti
cristiani, perché a loro parere certi valori diffusi dagli ambientalisti
sembrano in diretto contrasto con gli insegnamenti tradizionali della Chiesa
sulla creazione. Secondo loro gli ecologisti sosterrebbero la necessità di
bilanciare il dislivello tra popoli affamati e popoli ricchi attraverso la
promozione della contraccezione e il diritto all’aborto; mentre, al contrario
la Chiesa invita continuamente a proteggere la famiglia e la natalità.

Vero è
che alcuni ambientalisti arrivano a ritenere che sarebbe meglio se l’umanità
scomparisse dal nostro pianeta, perché l’essere umano è un parassita della
terra, la quale, con lui, si è man mano degradata fino a temere la sua fine e,
prima ancora, la fine dell’uomo. Questa visione dell’ecologismo farebbe della
terra una specie di divinità – la «Madre Terra» dei pagani – alla quale si deve
rendere omaggio e alla quale bisogna chiedere perdono per tutte le ferite
inferte. Di qui la necessità di una Chiesa che abbia il compito di allontanare
i fedeli da un nuovo paganesimo, che adora la terra e che è in netto contrasto
con la dottrina del monoteismo, di un unico Dio creatore, Signore del cielo e
della terra.

Non la pensa così papa Francesco. La sua
enciclica, dedicata all’ambiente e alla custodia del creato, ne è una prova, e
con lui concordano anche molti credenti, cattolici e protestanti, convinti che
degradando il creato, si trasgredisca il comandamento di Dio, che ha fatto ogni
cosa bene, buona e bella. Una teologia della creazione a esclusivo vantaggio
dell’uomo può portare a non lasciare lo spazio dovuto al tema della custodia
del creato.

Tutti
ricordiamo la frase del primo capitolo del Libro della Genesi che dice: «Riempite
la terra e soggiogatela, dominate sui pesci del mare e sugli uccelli del cielo
e su ogni essere vivente che striscia sulla terra» (Gen 1, 28). Di qui deriva
l’accusa fatta alla Chiesa, e al cristianesimo in genere, di essere stata la
causa della crisi ambientale del nostro tempo. Per gli ecologisti la bella e
poetica pagina del primo capitolo della Genesi viene deturpata da questo
versetto, in netto contrasto con la stessa dignità dell’uomo, di cui parla il
capitolo: «Dio creò l’uomo a sua immagine; a immagine di Dio lo creò». La
dignità dell’uomo è grande, come è grande quella di Dio creatore. Può allora
accadere che la volontà dell’uomo sia in contrasto con la volontà di Dio?

 

La risposta a questo interrogativo è venuta
innanzitutto dal Concilio Vaticano II, durante il quale ha avuto inizio il
confronto della Chiesa con i problemi ecologici. Ciò ha richiesto una reinterpretazione
dei testi della Genesi. È stato per esempio riscoperto il versetto 2,15 che
parla di «custodia del creato». E si è affermato che la creazione va custodita
perché è la casa dell’uomo. Se infatti la dignità dell’uomo è grande, anche la
sua responsabilità è grande. Noi però non siamo Dio, dunque non siamo
proprietari della terra (Sal 24,1) e non possiamo controllare tutto (Gen
38-40). L’universo – afferma la Bibbia – non è il risultato del caso, ma è il
frutto dell’amore di Dio. Perciò gli equilibri degli ecosistemi sono stati
creati con sapienza e attraverso di essi Dio provvede a tutte le creature (Sal
104, 24). Anzi il Signore giornisce delle sue creature e delle sue opere (Sal
104, 29-31). Ogni vita viene da Dio (Gen 2, 19), a tutti è quindi dovuto rispetto.

Da
questa teologia biblica, riassunta in poche parole, deriva la responsabilità
dell’uomo di custodire il creato, tutto il creato. L’uomo ne ha la capacità.
Dio gliel’ha donata, da usare però non in modo egoistico, bensì per promuovere
la vita, coltivarla e conservarla (Gen 2,15).

Le
basi bibliche di una ecologia cristiana sono perciò sufficientemente solide. La
Scrittura afferma che Dio ha creato tutto con sapienza e che provvede alle
creature che egli ama. Invita per questo a meravigliarsi della creazione e a
lodare il creatore. Nel Nuovo Testamento Gesù trae sovente ispirazione per le
sue parabole dalla natura e lo fa in modo poetico: «Guardate gli uccelli del
cielo: non seminano, né mietono, né ammassano nei granai; eppure il Padre
vostro celeste li nutre» (Mt 6,26). Paolo a sua volta scrive un inno cosmico,
nel quale confessa che attraverso Cristo e per Cristo tutto è stato creato e
tutto è conservato in lui (Col 1, 15-20). Ecco perché Gesù chiede di proteggere
la creazione. Non mancano quindi passi biblici sia dell’Antico che del Nuovo
Testamento che possano alimentare una ricca teologia del creato. Ciò che manca è
una pastorale ecologica semplice e accessibile a tutti, a tutti i fedeli di
ogni Chiesa e di ogni comunità.

 

L’enciclica
di papa Francesco affronta proprio questo tema, quello pastorale. Il senso
biblico di «pastorale» è la custodia del gregge. Ce lo suggerisce il salmo 23: «Il
Signore è il mio pastore, non manco di nulla, su pascoli erbosi mi fa riposare,
ad acque tranquille mi conduce». Tutto il salmo è impregnato di amore di Dio
per il creato e il gregge che lo abita. Egli è il pastore che si preoccupa
delle sue pecore.

Questo
spiega perché molte conferenze episcopali fino agli ultimi pontefici, Giovanni
Paolo II, Benedetto XVI e papa Francesco, siano intervenute sull’urgenza di una
ecologia cristiana. Alcune chiese particolari già lo hanno fatto, riservando
tre o più domeniche all’anno al tema della creazione; altre propongono degli
incontri sulla custodia del creato e sull’ecologia; altre infine sono attente
alla manutenzione ecologica degli stabili che compongono la parrocchia od
organizzano marce per il clima e la protezione della natura. O ancora
propongono serate di preghiera in occasione di particolari disastri naturali.

La
Chiesa canadese, per esempio, promuove con tutte le confessioni cristiane un
programma dal titolo «La Chiesa verde». Ne ha parlato recentemente un teologo
ambientalista canadese, Norman Lévesque, sul numero di “Concilium” di
marzo-aprile 2015 (pp. 165-172), in un articolo dal titolo provocatorio: «Farla
finita con l’ecologia… oppure costruire delle “chiese verdi”?». Norman Lévesque
è autore tra l’altro di «Una Guida pastorale ecologica per passare all’azione»,
edita a Toronto nel 2014. Dalle esperienze di piccole comunità, da quella
canadese in particolare, possiamo perciò partire per leggere e meditare
l’ultima enciclica di papa Francesco sulla custodia e la conservazione del
creato.

Non si può più ignorare infatti una teologia
ecologica della creazione. Bisogna anzi ringraziare i movimenti degli
ecologisti, con i loro eccessi, che hanno avuto il coraggio e il merito di
ricordarci, anche se talvolta un po’ brutalmente, l’esistenza della teologia
del creato e della necessità di custodirlo. L’ecologia e gli ecologisti hanno
certamente avuto una funzione critica provvidenziale per la teologia e i
problemi ecologici del nostro tempo. Essi ci hanno permesso di rivedere il
nostro posto all’interno della creazione, la nostra relazione con tutti gli
esseri viventi e le altre creature, e di avere al tempo stesso una visione
nuova e più ampia della stessa redenzione. Alcuni teologi sono giunti a dire
che la creazione non esiste per l’uomo, ma per la gloria di Dio. Noi allora,
come ha detto papa Francesco, «siamo i custodi di questa creazione».

Giampietro Casiraghi

Tags: Chiesa, papa, ambiente, Laudato si’, ecologia, enciclica

Giampietro Casiraghi