DAL 1899 L’UMANITÀ IN PRIMA PAGINA

Cari Missionari

Bufala

Sono un estimatore della vostra rivista perché tratta
sovente articoli di politica ed economia internazionale con grande profondità
ed originalità (es. gli articoli sul mobile money).

Per questo mi ha un po’ colpito che Angela Lano, che
stimo, si sia lasciata ingannare da una bufala che corre su internet da
quest’estate, secondo la quale il proclamato califfo dello stato islamico di
Iraq e Siria, al-Baghdadi, è un agente del Mossad figlio di genitori ebrei
(cfr. articolo sul numero di gennaio-febbraio).

La notizia, non firmata ma probabilmente vergata dal
direttore Gordon Duff, è stata lanciata dal sito neonazista Veterans Today
e ripresa in Italia solo dal sito altrettanto ultraconservatore Apostatisidiventa.
Giova ricordare quanto sia attendibile il sito statunitense, che nel settembre
del 2012 ci informava che la Marina Usa ci stava difendendo segretamente da un
attacco alieno. La fantascienza è un argomento molto usato da Gordon Duff,
secondo cui la cometa Ison era formata da un gruppo di navicelle spaziali
(settembre 2013); d’altronde per sua stessa ammissione, il 40% di quanto
pubblica sulla sua rivista è falso.

Un saluto

Paolo
Macina
Torino, 24/01/2015

Il
riferimento all’ipotesi di al-Baghdadi come agente del Mossad è stato fatto
nell’ambito delle tante e diverse teorie – in una lettura attenta lo si evince
bene -, e dunque non mi sono fatta ingannare da nessuno. Come studiosa e
giornalista ho il dovere di citare tutte le teorie e fonti. Infatti, tra le fonti
non c’è solo Veterans Today, ma anche altri due siti come citato nella
nota n. 10.

Angela Lano
05/02/2015

Nonchalance
Gent.mo Direttore,

sono un abbonato da anni della rivista Missioni
Consolata; ho ritrovato solo oggi la copia del dicembre 2013 che avevo tenuto «troppo»
da parte per scriverle, cosa che faccio solo ora, in merito alla sua risposta
alla lettera «Scriveteci» pubblicata a pag. 5. Il punto interessato, a circa metà pagina di colonna 4,
recitava così: «Che poi ci siano dei missionari che abbiano amato una donna,
generando anche dei figli, non dovrebbe stupire nessuno, eccetto coloro che li
ritengono degli automi programmati e non degli uomini in carne e ossa». Ebbene, io mi ritengo proprio tra coloro che invece si
sono stupiti leggendo questa sua parte di risposta, non ovviamente (riguardo)
all’amare una donna, ma al generare dei figli. Ma ciò che più ancora mi ha
stupito, è la nonchalance con cui è stato scritto, quasi questa
eventualità fosse una normalità e una giustificazione più che doverosamente da
accettare. Per carità, non mi permetterei assolutamente di giudicare nessuno,
sono io il più peccatore di tutti, ma mi ha lasciato molto perplesso quanto ho
letto.
Grato comunque per il lavoro che fanno i missionari nel
mondo e per il suo/vostro lavoro redazionale, porgo distinti saluti.

Elio
Gatti
Trinità CN, 03/02/2015

No,
da parte mia non c’era giustificazione, ma solo comprensione di una realtà
umana molto complessa. In quasi quaranta anni di vita missionaria, ho visto più
di uno dei miei amici – persone anche migliori di me – lasciare il sacerdozio e
la missione per amore di una donna o per senso di responsabilità verso il
figlio da loro concepito. Sono sempre state storie di sofferenza e lacrime,
vissute spesso in solitudine. Solitudine oggettiva, quella fisica data da
ambienti geograficamente e culturalmente isolati dal mondo, e quella
spirituale, causata dalla lontananza dagli amici e dal dito accusatore di
confratelli poco fratelli. In certi casi c’è stata della leggerezza, in altri
solo un momento di debolezza, spesso riscattato dalla scelta responsabile di
dare un padre al nascituro rifiutando soluzioni che sarebbero state più
semplici in accordo con le tradizioni locali.

Il dossier  sull’Isis
Signor Direttore,

abito a Bruxelles, in Belgio, e collaboro gratuitamente
con una rivista francese di dibattito ecclesiale, «Golias», con sede a Lione (http://golias-editions.fr).
Il direttore, Christian Terras, trova che il vostro articolo «Nessuna
compassione per gli “infedeli”» è particolarmente illuminante per evitare
discorsi all’ingrosso, soprattutto dopo gli attentati del 7 e 9 gennaio a
Parigi. Non mancano evidentemente studi francesi sull’Islam, ma Golias
ritiene che il punto di vista del vostro articolo è abbastanza originale (e in
un certo senso profetico, visto che è stato redatto ben prima dei noti
fatti di sangue) rispetto alla valanga di tante altre opinioni espresse in
questo mese di gennaio nella stampa francese.
Per queste ragioni vi chiediamo l’autorizzazione per
pubblicarlo. Contando sulla vostra simpatia, vi ringraziamo anticipatamente.
Cordiali saluti,

Carmine
Casarin
Bruxelles, 29/01/2015

Cibo e violenza

Abbiamo iniziato lunedì 9 febbraio 2015, a leggere nella
celebrazione della messa il libro della Genesi. Il passo di oggi descrive il
quinto, sesto e settimo giorno della creazione (Gn 1,20-2,4a). Secondo il primo
libro della Bibbia il cibo dell’uomo è esclusivamente vegetale (cfr. Gn 1,29);
così pure per gli animali (cfr. Gn 1,30). Dopo il diluvio ci fu la concessione
del cibo carneo a esclusione del sangue animale, poiché il sangue è simbolo di
vita. Gli animali si dividono in: caivori – onnivori – erbivori – scimmie
antropoidi. L’uomo non rientra fisiologicamente e anatomicamente nei  primi
tre grandi insiemi. Egli è assai simile alle scimmie antropoidi il cui cibo
elettivo è: frutta – grani – semi. Un comandamento del decalogo comanda di «non
uccidere»: nel testo è riferito all’uomo. Ma se «Dio è amore» (1Gv 4,8.16) come
mai la violenza dell’uccisione di un animale da parte di un altro animale è
permessa? La scrittrice Annamaria Manzoni, rispondendo al mio interrogativo,
affermò categorica-
mente che nell’uomo c’è libertà (ovvero possibilità di scegliere), mentre
l’animale non umano agisce per istinto. Ma rimango nell’interrogativo del perché
l’esistenza della violenza. La mia risposta: «La vita è un mistero». Come
sostiene il teologo Luigi Lorenzetti, non è indifferente la scelta del cibo da
parte dell’essere umano: mangiare cibi vegetali è certamente meno violento che
consumare cibi frutto di prevaricazione. E gli alimenti vegetali sono
sicuramente portatori di maggiore serenità: tanti uomini illustri come il
Mahatma Gandhi sono stati vegetariani e pacifici. La Bibbia non è certo un
libro di cucina o nutrizione: consumare un alimento o l’altro è frutto di una
scelta, che dovrà essere razionale e responsabile. Per non parlare
dell’abbigliamento: fa freddo; è poi indispensabile coprirsi con pellicce e
montoni? E se il cane è il miglior amico dell’uomo, gli altri animali possono essere
uccisi senza scrupoli?

Stefano
Severoni
Roma, 10/02/2015

Grazie
della sua condivisione con noi. Mi permetto di sottolineare solo due punti.
La
Bibbia è una raccolta di libri molto diversi tra loro che raccontano anzitutto
un’esperienza religiosa. Se è vero che si trovano frasi come quelle da lei
citate a sostegno del vegetarianismo, è anche vero che ce ne sono molte altre
che danno per scontato il consumo di carne. Tutta la struttura dei sacrifici,
dall’agnello pasquale agli olocausti, presuppone che i partecipanti al rito
consumino carne. Come lei giustamente sottolinea, «la Bibbia non è certo un
libro di cucina o nutrizione». E nemmeno un libro di sartoria. A proposito
delle pelli, posso dire di aver visto delle popolazioni che le indossavano
quotidianamente. Era una scelta di necessità causata dall’ambiente difficile,
dallo stile di vita e dall’isolamento. Oggi quella stessa gente usa gli abiti
di pelle solo in occasioni cerimoniali o folkloristiche, mentre normalmente
veste abiti di stoffa (magari usati), ormai venduti anche negli angoli più
remoti. Con gran beneficio dei denti delle loro donne, che un tempo dovevano
masticare le pelli per conciarle.

Quanto
alla violenza, la Bibbia ci dice che è entrata nel mondo con il peccato. È il
mistero della libertà. L’uomo sceglie di fare a meno di Dio. Quando l’uomo (l’adam,
uomo e donna uniti) rifiuta Dio come baricentro delle sue relazioni e pone se
stesso al centro, l’equilibrio delle relazioni salta ed esplode la violenza.
Nel mondo riconciliato nella croce e resurrezione di Gesù, la violenza non
dovrebbe aver più spazio. La comunità cristiana (popolo di Dio, Chiesa)
dovrebbe essere profezia di un mondo riconciliato e in pace. Ecco perché negli
ordini monastici antichi frateità e pace, povertà e vegetarianismo,
contemplazione e obbedienza a Dio viaggiavano insieme.

Parrocchie accorpate

Con la presente Vi preghiamo voler annullare invio della
rivista alle seguenti parrocchie… (ben quattro, ndr). Certi che
comprenderete nella giusta luce quanto richiesto, porgiamo cordiali saluti

La
segreteria (delle 4) Parrocchie
email, 09/01/2015

Questa
email non era per la pubblicazione. Per questo ogni riferimento specifico è
stato omesso. Ho pensato di farla conoscere ai nostri lettori per condividere
alcune considerazioni, poiché ci è chiesto di comprendere «nella giusta luce
quanto richiesto».
Ovviamente
comprendo benissimo la dura realtà dell’accorpamento di parrocchie, risultato
della crisi in atto nella Chiesa italiana (ed europea) che si trova con un
clero in costante diminuzione e sempre più anziano. È la stessa crisi che sta
decimando i missionari italiani nel mondo.
Ma
mi è difficile capire perché cancellare tutte le quattro copie in questione. La
mia illusione è che una rivista mandata a una parrocchia non debba essere solo
per il sacerdote, ma per i fedeli, per il gruppo missionario, per chi ha a
cuore la missione della Chiesa. Senza sacerdote, i laici di quella comunità
dovrebbero sentirsi ancora più missionari e responsabili dell’annuncio del
Vangelo. Una apertura alla missione universale non dovrebbe essere vista come
un rubare forze all’impegno locale di evangelizzazione, ma come un
incoraggiamento.
L’interesse
per la missione universale (quella detta ad gentes) non è un furto di risorse,
una fuga dai problemi o una scusa per non impegnarsi «qui e ora». Da sempre la
Chiesa sa di essere missionaria per sua natura e non invia missionari solo
perché è nell’abbondanza, ma perché sa bene che se non esce da se stessa muore.
La sua fede si mantiene solo donandola, condividendola nell’amore. Papa
Francesco ci ricorda tutto questo con grande forza. Niente di nuovo. Lo ha già
detto il Concilio Vaticano II, cinquant’anni fa. E neanche allora era una novità,
solo una realtà un po’ dimenticata.

Faccia a faccia

Gent.mo Padre,
solo recentemente mi sono accorto della sua risposta alla mia lettera apparsa
sulla rivista di novembre. Mi sono veramente commosso, perché non l’aspettavo
più. Attendevo una risposta per corrispondenza. Nella sua risposta ho notato
una ripetizione nei riguardi di Dio. La prima è quando dice: «Ha preparato i
suoi figli all’incontro: faccia a faccia con Dio». La seconda quando dice: «Dal
momento che la morte è l’ingresso nella visione di Dio, faccia a faccia».

Questi due passaggi io non li condivido, perché:

Giovanni 5,37 recita: «Voi non avete mai sentito la Sua
voce, né visto mai il Suo volto».
Giovanni 1,18: «Nessuno ha mai veduto Dio, l’unigenito
figlio, che è nel seno del Padre, egli stesso (Cristo) ce lo ha fatto conoscere».
Colossesi 1,15: «Egli (Cristo) è l’immagine
dell’invisibile Dio».

Genesi 1,26 (nota in fondo pagina), «Dio non ha corpo».

Complimenti per l’articolo «Una voce in meno» rivista n.
11. Condivido tutto quello che ha scritto. Complimenti. In chiesa vedo un vuoto
dei giovani. Alla messa festiva, ove presenziano circa 200 persone, mancano i
fedeli di età inferiore ai 30-40 anni e di conseguenza ci sono i bambini. «È
triste», le persone assistono alla Messa in modo superficiale. Giunga a lei, a
don Farinella e ai suoi collaboratori, un cordiale e sincero saluto.

Guido
Dal Toso,
lettera da Somma Lombardo (VA), 23/01/2015

Caro
Sig. Guido,
pubblico con piacere la sua seconda lettera, scritta a mano in un bel corsivo
che ormai si vede sempre più raramente. Mi scusi se ho tagliato molte delle
cose che mi ha raccontato e non le ho risposto personalmente. Le lettere che
riceviamo sono normalmente considerate per queste pagine.
Riguardo
al «faccia a faccia» è certamente un’espressione inadeguata per esprimere un
mistero, ma il bello della Sacra Scrittura è che Dio ha scelto di parlare agli
uomini di sé usando il nostro limitato linguaggio, pur senza lasciarsi esaurire
dallo stesso. «Quando vedrò il tuo volto?», supplica l’orante nel salmo 41.
Certamente con la morte, non più limitati da questa corporeità, potremo «vedere
Dio faccia a faccia», godere cioè della sua conoscenza (amore) pieno, totale e
senza veli. È un linguaggio umano, è vero, ma noi non sappiamo esprimerci in
altro modo. Per questo Dio si è «abbassato» al nostro livello, mandando il suo
Figlio prediletto per rivelarci il suo vero volto di Amore.

Caselli

Gentili Direttore e Collaboratori vari della bella
rivista MC,
da tanti anni la leggo – ora un po’ meno – con i miei 80
anni. (Quello che) desidero ancora è vedere il carcere, incontrare i detenuti e
tutto quanto compete. È diventato la mia casa, la mia grande famiglia, è un
momento di relazioni e incontri con tanti detenuti e i loro cari, quando è
possibile.

Vado due volte alla settimana per i colloqui personali
con i detenuti ed alle ore 16,00 per la messa. Prego ed offro la mia vita con
tutti i miei limiti. Prego, ma soprattutto ci sono tante persone che pregano
per me, per il carcere di Cuneo. Sono, siamo in comunicazione di amicizia con
cinque monasteri di clausura e con le mie consorelle e tante persone buone.
L’anno scorso ho incontrato circa 350 diverse persone, ho fatto oltre 1.300
colloqui. Le manderò una relazione annuale e qualcosa di relativo a questo
campo. Preghi anche per me e quanti incontro. Grazie. Lascio una lettera per il
Procuratore Caselli Giancarlo. Lo conosco da 16 anni, sempre per carcere e
dintorni. Non ho un recapito, ora che non è più in Procura. Grazie tanto.

Suor
Elsa Caterina,
Cuneo, 08/01/2015

I dannati di
Atene,

gli eroi del
Lussemburgo e l’eroina di Berlino

Spero che il giudice Caselli scriva ancora tanti articoli
su MC perché quello della legalità è un concetto che va approfondito.

Per me che sono credente legalità significa innanzitutto
rispetto della legge naturale, quella del Vangelo, quella della Bibbia, quella
della Chiesa, quella di Papa Francesco, ma siccome sono anche italiano
significa anche rispetto della Costituzione della Repubblica Italiana.

Ora certe leggi, certe regole, certi patti, certi
impegni, dai quali i nostri governanti dicono di non poter assolutamente
derogare mal si conciliano con la nostra Costituzione.

Non passa giorno che la Commissione Europea non minacci
sanzioni contro i paesi come l’Italia, non passa giorno che i nostri politici
non discutano di riforme, non passa giorno che non si parli di spread con i
bund tedeschi, di crescita, di rispetto dei parametri di Maastricht, di Grecia
sull’orlo del disastro. Dopo la vittoria di Tsipras, dopo la sua decisione di
riassumere una parte di coloro che erano stati licenziati, di ridare la
tredicesima ai pensionati che se l’erano vista sottrarre dalle riforme di
Samaras, di innalzare le pensioni minime, il Presidente della Commissione
Europea J.C. Juncker, in perfetta sintonia con la signora Merkel, Schaeuble,
Weidmann, Katainen & C, ha subito minacciato: «Tsipras ci rispetti, la
Grecia non può derogare dagli impegni presi».

Neanche due mesi prima però lo stesso Juncker, che è
stato Primo Ministro del Lussemburgo per ben 18 anni, a chi gli faceva notare
che nel suo paese le multinazionali avevano pagato e continuavano a pagare solo
l’1% di tasse sui profitti d’impresa rispondeva: «Tutto regolare, tutto legale,
non c’è evasione».

La domanda che faccio al giudice Caselli è questa: c’è
una relazione tra il + 40% di mortalità infantile e + 90% di suicidi in Grecia
e l’1% di tasse sui profitti dei nababbi in paradisi fiscali legali come il
Lussemburgo?

Arriverà un giorno in cui i nostri giudici costituzionali
riconosceranno l’incompatibilità di certe leggi come quelle che impongono il
pagamento di tasse sulla casa e su tutti gli ambienti in cui si vive
onestamente, si lavora onestamente, si produce ricchezza pulita (materiale e
non…), con gli articoli 1 e 53 della nostra Costituzione?

C’è una relazione tra le immani difficoltà e le tremende
vessazioni fiscali che coloro che svolgono lavori umili (lavoro dei campi,
lavoro casalingo, lavoro mal retribuito, e, checché ne dica Renzi, a tutele
decrescenti) e il lavoro dorato a cui si sono abituati i cittadini del
Lussemburgo (dove 1 abitante su 19 è banchiere o bancario)?

Come mai invece di parlare di riforme in generale gli
eurovertici non dicono chiaro e tondo ai governanti e ai magistrati greci di
intervenire con mano ferma nei riguardi dei loro connazionali armatori? Come
mai non fanno nulla contro l’evasione fiscale degli armatori in generale che,
sulle loro navi, grandi e piccole, anziché la bandiera del proprio paese, fanno
sventolare quella liberiana e panamense?

Distinti saluti

Luciano
Montenigri
Fano, 04/02/2015

La
rubrica di Giancarlo Caselli è appena cominciata e già suscita aspettative.
Bello. In verità gli abbiamo dato mano libera nella scelta degli argomenti,
pregandolo di non chiudersi solo nelle problematiche italiane o europee, ma di
avere a cuore il mondo, soprattutto i poveri e le vittime dell’ingiustizia
globale.

risponde il Direttore