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El Salvador 4: Dai massacri alla domanda di giustizia Quasi rinascere

Rintracciare bimbi scomparsi nel conflitto dopo 30
anni
Sottratti con la forza dai militari alle loro
famiglie, smarriti dai genitori nel corso delle fughe, sopravvissuti alle
carneficine, affidati dalle madri alla cura di terze persone nel tentativo di
salvae la vita, utilizzati come copertura dalla guerriglia, cresciuti in
orfanotrofi, in caserme o avviati all’adozione internazionale da funzionari
corrotti, furono centinaia i bambini salvadoregni di cui si persero le tracce
negli anni della guerra. L’Asociación Pro-Búsqueda, fondata da un sacerdote
gesuita nel 1994, aiuta i genitori nella loro ricerca dei figli desaparecidos.

La
scomparsa di minori nel corso di operazioni militari fu denunciata da alcuni
genitori alla Commissione per la verità ma, in quel contesto, non incontrò
attenzione specifica: i bambini furono semplicemente registrati tra i desaparecidos.
Il gesuita Jon Cortina, docente della Uca (Universidad Centroamericana «José
Simeón Cañas»
) e parroco di Guarjila, nel dipartimento di Chalatenango, e
alcune persone che facevano parte della locale commissione per i diritti umani,
presero a cuore la causa delle famiglie che cercavano i loro figli e iniziarono
ad aiutarle a sporre denuncia ai tribunali competenti, a contattare gli
orfanotrofi del paese e a organizzare iniziative pubbliche.

Asociación Pro-Búsqueda

I primi esiti di questo lavoro si
ebbero già all’inizio del 1994, quando cinque dei cinquanta bambini scomparsi
di Guarjila furono rintracciati in un orfanotrofio e ricongiunti alle loro
famiglie. La notizia del reencuentro si diffuse rapidamente nelle
comunità vicine e incoraggiò altri familiari a intraprendere le ricerche.
Davanti alla totale negligenza delle istituzioni statali, padre Cortina e i
familiari decisero di continuare la lotta in modo più formale e sistematico,
costituendo l’Asociación Pro-Búsqueda de niñas y niños desaparecidos durante
el conflicto armado
(Associazione per la ricerca delle bambine e dei
bambini scomparsi durante il conflitto armato). Attualmente ne fanno parte
anche «bambini» ritrovati (che ora sono adulti di 30-35 anni) e altri che
(consapevoli di essere cresciuti con persone diverse dai genitori biologici)
cercano la loro famiglia d’origine. Pro-Búsqueda conta su un’unità
psicosociale che assiste i familiari e i giovani lungo tutto il percorso di
ricerca, li affianca nel delicato momento del rincontro oppure nella sfortunata
necessità di elaborare il lutto, e dispone di una banca di profili genetici
nella quale è stato raccolto, a oggi, il Dna di circa 1200 familiari di minori
scomparsi e di giovani che cercano le loro famiglie naturali.

Scomparsi e ritrovati

Sottratti con la forza dai militari alle loro famiglie,
smarriti dai genitori nel corso delle estenuanti fughe, sopravvissuti alle
carneficine, affidati dalle madri alla cura di terze persone nel tentativo di
salvae la vita, utilizzati come copertura dalle cellule della guerriglia,
cresciuti negli orfanotrofi, nelle caserme, o avviati all’adozione
internazionale da avvocati e funzionari corrotti, furono centinaia i bambini
salvadoregni di cui si persero le tracce negli anni della barbarie.

Fino a ora, Pro-Búsqueda ha registrato 925 casi e
ne ha risolti 389. Di questi, 335 giovani sono stati ritrovati vivi (alcuni in
Italia, presso ignari genitori adottivi) e hanno potuto incontrare le loro famiglie
naturali, mentre in 54 casi le indagini hanno accertato la morte del minore,
consentendo perlomeno ai familiari di uscire dall’estenuante condizione di
ricerca e di sospensione. Nonostante il lavoro febbrile e i buoni risultati, il
numero di casi in attesa di soluzione non diminuisce, ma aumenta nella misura
in cui le informazioni riguardanti la possibilità di cercare i bambini
scomparsi raggiungono i villaggi più remoti.

Finalmente una commissione nazionale

Con l’appoggio di Pro-Búsqueda,
i familiari di alcuni dei bambini scomparsi hanno presentato denuncia alle
autorità nazionali e, una volta esauriti i ricorsi interni, si sono rivolti
alle istituzioni inteazionali. Il caso delle sorelle Serrano Cruz ha portato
alla prima condanna dello stato salvadoregno da parte della Corte
interamericana per i diritti umani. Tra le misure di riparazione materiale e
simbolica prescritte dal Tribunale internazionale vi era la creazione di una
Commissione nazionale di ricerca dei bambini scomparsi. Dopo avere a lungo
tergiversato, il governo di El Salvador ha istituito tale Commissione, tuttora
operante.

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La madre ritrovata

«Bienvenido Manuel de Jesús!». Lo striscione
azzurro sulla porta della stanza annuncia quasi una nuova nascita. Il giovane
entra con passo veloce, accompagnato dai suoi figli, vestiti a festa. Si dirige
verso l’anziana signora in sedia a rotelle e l’abbraccia con delicatezza. Anche
i bambini salutano timidamente quella nonna sconosciuta.

Stiamo assistendo a un reencuentro, il reincontro
con la madre di un ex bambino desaparecido durante la guerra. Manuel
sopravvisse nel 1981 al massacro del suo villaggio. Fu trovato solo e
abbandonato e fu adottato da un’altra famiglia. La madre, da lui creduta morta,
l’ha cercato per trent’anni. Nemmeno una foto le era rimasta del figlio
scomparso. Oggi s’incontrano per la prima volta da allora.

Ad assistere all’incontro, frutto del lavoro della Comisión
Nacional de Búsqueda
, sono presenti anche diversi giornalisti che
interrompono l’emozione del momento con domande e flash, e assaltando i due
prima che possano veramente credere in quello che stanno vivendo.

Pensiamo alla loro storia – che è la storia di centinaia
di famiglie salvadoregne – e vorremmo poterci affacciare, per un momento, nel
cuore di quella madre e di quel figlio. È un momento di risurrezione, di
giustizia, di riparazione, come ci hanno detto sia a Pro-Búsqueda che
alla Comisión Nacional de Búsqueda. Nulla restituirà alla madre tutti i
momenti che non ha potuto vivere accanto a suo figlio; niente potrà risarcire
il figlio per il trauma e l’abbandono subito. Ma questo è certamente il giorno
più atteso, dove il dolore trova finalmente sollievo e la verità e la giustizia
si trasformano in ossigeno di vita.

A.Z.

Tags:
El Salvador; guerra; violenze; desaparecidos;
giustizia; ingiustizia; verità; riparazione; memoria; diritti umani;
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Annalisa Zamburlini