Rivista Missioni Consolata – 120 anni

DAL 1899 L’UMANITÀ IN PRIMA PAGINA

Cari Missionari

Ogni promessa è
debito

Sono
Paolo Farinella, il prete di Genova che in questi anni ha tenuto la rubrica
biblica «Così sta scritto» e che i lettori hanno avuto la pazienza di seguire,
mi pare con qualche profitto. Vi avevo promesso di riprendere in primavera, ma
non sono in grado di mantenere la parola. Ho qualche problema di salute che mi
porta via molto tempo in giro per ospedali e non riesco più, per ora, a seguire
gli impegni di scrittura che esigono calma, meditazione, ricerca e studio.
Chiedo ai lettori di MC di avere ancora un po’di pazienza che non sarà delusa,
se Dio lo concederà. Per la città di Genova, infatti, sto preparando un «corso
biblico» sulla formazione della Bibbia (storia del testo) con lettura ed
esegesi delle parti più importanti. Se la Direzione di MC è d’accordo, vorrei
condividere il lavoro con i lettori. Penso che si possa partire con questo
nuovo progetto dal mese di gennaio del 2015, come dire dopo domani. Prima non è
possibile. Chiedo scusa, ma penso che sia meglio un tempo di silenzio e di
fatica, e fare bene ciò deve essere fatto, piuttosto che fare in fretta e
abborracciare. In attesa di rivederci presto su queste pagine, un caro e
affettuoso abbraccio a tutte le lettrici e a tutti i lettori, ovunque essi
siano. Con affetto,

Paolo Farinella, prete
10/4/2014

I non cristiani si
salvano? (2)

Ho
letto la sua risposta (MC aprile 2014, p. 6) e non la condivido tanto.
Probabilmente ho bisogno di più umiltà nell’accettare la realtà e il mistero.
Ma non riesco a far combaciare le diverse verità sull’argomento inferno. Forse
sono vittima d’insegnamenti sbagliati, di retaggi duri a morire nei fedeli, ma
le dirò che il racconto di un esorcismo (da un libro che racconta di fatti
del 1978
), dove un’anima dannata sotto comando risponde che «tante anime
vanno all’inferno perché fanno svogliatamente il loro dovere, si intiepidiscono
e poi…», mi ha colpito.

Poi
sono andata a leggere le indicazioni della Lumen Gentium, al n.14 che
lei non ha citato. Lì, a proposito dei «fedeli cattolici», è scritto che: «Perciò
non possono salvarsi quegli uomini, i quali, pur non ignorando che la Chiesa
cattolica è stata fondata da Dio per mezzo di Gesù Cristo come necessaria, non
vorranno entrare in essa o in essa perseverare. […] Non si salva, però, anche
se incorporato alla Chiesa, colui che, non perseverando nella carità, rimane sì
in seno alla Chiesa col “corpo”, ma non col “cuore”. Si ricordino bene tutti i
figli della Chiesa che la loro privilegiata condizione non va ascritta ai loro
meriti, ma a una speciale grazia di Cristo; per cui, se non vi corrispondono
col pensiero, con le parole e con le opere, non solo non si salveranno, ma anzi
saranno più severamente giudicati». Buona Santa Pasqua

Piccola figlia della Luce
11/4/2014

Premetto che con la
lettrice abbiamo scambiato diverse email, e in questa pagina è stato
sintetizzato in poche righe (lo spazio è tiranno) il punto essenziale del nostro
dialogo. Rimane aperto un secondo punto,
su cui toeremo nel prossimo numero, a Dio piacendo.

Ho anche omesso il
titolo del libro da cui la lettrice ha tratto la testimonianza di un’anima
dannata, non perché il sottoscritto non creda all’esistenza del diavolo, ma
perché, a mio parere, molte di queste storie – su cui speculano quel tipo di
pubblicazioni – non riflettono il sano insegnamento della Chiesa e fanno
sensazionalismo e terrorismo spirituale. Forse qualcuno pensa che si debba
essere cristiani per paura. Io preferisco pensare che lo siamo per amore.

Nella mia risposta
precedente sottolineavo due punti: 1. Tutti gli uomini sono salvi per volere di
Dio, che ha mandato il suo Figlio Gesù proprio per questo. 2. Ogni uomo è
immagine di Dio e risponde a questo dono nella misura in cui vive una vita
retta secondo coscienza (anche se non conosce il messaggio cristiano).

Con questo non ho
voluto dire che «nessuno va all’inferno» e non sono entrato in merito alla vita
di chi si dichiara cristiano, ma da cristiano non vive. Neppure ho toccato
l’argomento dei non cristiani che, pur conoscendolo, rifiutano apertamente e
coscientemente il Vangelo. Concordo pienamente con il testo della Lumen Gentium
al n. 14. L’essere cristiano non è una questione di etichetta e il battesimo
non è un’assicurazione. È invece una vita vissuta nella libera accettazione e
pratica di un dono di amore.

Come già detto, anche
chi non ha mai conosciuto Gesù ha la capacità «umana» di relazionarsi con Dio e
vivere una vita degna del suo Creatore.

La situazione,
invece, è ben diversa per chi, pur sapendo, rifiuta, si oppone o addirittura
combatte sia Gesù che la comunità dei suoi discepoli e testimoni (vedi
l’articolo di pag. 63 dove si distingue bene tra religione e fondamentalismo).
Lo stesso vale per chi, pur dichiarandosi cristiano, non pratica affatto e vive
un cristianesimo di forma e facciata, ma non di sostanza.

È vero: «Tutti sono
salvati in Cristo», ma non tutti si salvano. Si è salvati, sì, ma il vivere da
salvati è una scelta, una risposta libera a un atto di amore. È entrare in
relazione e accettare l’incontro con Dio in Gesù Cristo con una risposta libera
e responsabile, non di un momento, ma di una vita. Chi coscientemente non
accetta o rifiuta Gesù, si autoesclude.

Però non si può
essere cristiani per paura. Gesù ci ha rivelato Dio come Amore, gioia e vita;
un Dio che si interessa dell’uomo, che lo cerca, che è misericordia e
tenerezza; un Dio che si commuove come una madre e ci ha dato un solo
comandamento: «Amate Dio e amatevi come io vi ho amato». Questo è il vero culto
che onora Dio, l’amore vicendevole. E dove c’è Amore non c’è posto per la
paura.

Ospedale di Sololo

Le scrivo a nome del gruppo missionario di Manta, diocesi
di Saluzzo (Cuneo), che da anni ha come attività principale quella di sostenere
l’ospedale di Sololo nel Nord del Kenya ai confini con l’Etiopia. Cerchiamo di
essere utili operando su più fronti. Da un lato, organizziamo interventi
tecnici, che hanno lo scopo di rendere più funzionale l’ospedale, riducendone
contemporaneamente i costi di gestione, dall’altra ci impegniamo, in
particolare nella zona del saluzzese, a raccogliere fondi che poi inviamo alla
Diocesi di Marsabit come aiuto alla ristrutturazione dell’ospedale e alle spese
della pediatria e della mateità. In questo periodo, i missionari di Sololo
sono un giovane sacerdote fidei donum rumeno e tre suore keniane,
dell’ordine francescano di San Giuseppe. Oltre a loro, c’è un chirurgo, di
origine burundese ma cittadino italiano, unico medico dell’ospedale che conta
circa 90 posti letto.

Quest’anno la diocesi di Marsabit (Kenya) compie
cinquant’anni. Mezzo secolo speso con e per la gente, dai Samburu ai Borana,
dai Rendille ai Gabbra, dai Turkana a tutti gli altri. Un anno dopo, nel 1965,
nasceva la missione di Sololo voluta dal vescovo di allora monsignor Carlo
Cavallera (missionario della Consolata di Centallo).
I primi missionari vivevano sotto una tenda. Piano piano, la missione si
ingrandì e con esso il piccolo dispensario costruito dal vescovo.

Grazie anche al lavoro di preti e suore Comboniani, che
succedettero ai missionari della Consolata, furono costruiti la General Ward,
la mateità con la sala operatoria, l’isolamento, gli ambulatori e il
laboratorio analisi, la farmacia, e anche la cucina, l’officina e la
falegnameria.

Lentamente, l’ospedale St. Anthony of Padua è
diventato il miglior ospedale della zona, una delle più povere a cerniera tra
il Nord Kenya e il Sud dell’Etiopia. Amministrato dal 2012 dalla suora
francescana, sister Judith Bomett, l’ospedale ha 90 posti letto, un medico
chirurgo e circa 35 dipendenti.

Due anni fa, grazie alla Quaresima di Frateità,
l’ospedale poté dare avvio all’iniziativa «Madre Maria», per pagare le cure
alle donne in gravidanza e alle partorienti. Da allora il numero delle nascite
in ospedale è in continua crescita.

Da amministratrice attenta, ma soprattutto da missionaria
che dedica tutta se stessa ai poveri, sister Judith si è resa conto da subito
della necessità di porre mano alla ristrutturazione dell’ospedale, che mostra i
suoi anni. Partiti tre anni con la mateità, abbaimo poi aiutato la
ristrutturazione del reparto di medicina generale con pediatria e chirurgia. In
questo 2014 vogliamo sostenere il rinnovamento del reparto accettazione e
pronto soccorso e attrezzarlo con il laboratorio analisi per offrire un
supporto diagnostico al medico. La richiesta della suora, accettata
dall’Ufficio Missionario Diocesano di Saluzzo su suggerimento del nostro
gruppo, è stata proposta a tutta la diocesi nella terza settimana della
Quaresima di Frateità 2014.

Grazie a nome del gruppo missionario.

Ines Mussetto
Manta (Cn)
www.gruppomissionariosololohospital.it

risponde il Direttore