Storie e volti di Radio /1: Stella del Mare

Fondata nel 1982 da mons. Yse, la sua voce arriva fino
alle isole più piccole e remote dell’arcipelago di Chiloé. Con «Radio Estrella
del Mar» iniziamo un breve viaggio tra alcune emittenti latinoamericane. Tutte
con un Dna di servizio.

Castro (isola di Chiloé). La
sede sta a lato del Terminal rural, la
stazione da dove partono i micro
(minibus) per tutte le località dell’arcipelago. «Radio Estrella del Mar» occupa
una piccola casa, resa immediatamente riconoscibile dal suo colore arancione.
Mi accolgono Luis Eugenio Gonzáles e Clemente Becerra, locutores,
annunciatori o – per usare un termine ormai di uso comune – speakers. Mi
mostrano i locali dell’emittente mentre il tecnico di tuo mette in onda un
annuncio commerciale.

Entriamo
in studio. Andremo in onda dal vivo. Sono venuto per fare un’intervista invece
mi ritrovo intervistato. Parlo con il mio spagnolo carico di sintassi e accenti
italiani, ma ciò che importa è toccare con mano l’entusiasmo con cui Luis
Eugenio e Clemente fanno il loro lavoro. «A esta
hora compartiendo su mañana en Estrella del Mar» (condividendo la
mattinata con voi), ripete il jingle agli
ascoltatori della radio, che sono quelli di Chiloé, ma anche della Patagonia
cilena (province di Palena e Aysén).

Dare voce a chi non ha voce

Padre
José Contreras Riquelme è direttore dell’emittente dal 2011. «La nostra è una
radio che vuole essere voce di chi non ha voce. Tuttavia, essendo un’emittente cattolica,
essa ha come fine ultimo l’evangelizzazione». L’arcipelago di Chiloé è un luogo
particolare, con caratteristiche orografiche e antropologiche molto diverse da
quelle del resto del Cile. Padre Contreras, pur non essendo nativo del luogo,
conferma: «Sì, anche in ragione del nostro essere isole, abbiamo mantenuto
costumi e tradizioni differenti, a ogni livello: sociale, culturale e
religioso. La radio riflette queste peculiarità. Anche noi ovviamente siamo
stati obbligati a cambiare e a modeizzarci, però senza mai perdere la nostra
identità».

Anche
a Chiloé e nella Patagonia cilena i progressi della tecnologia hanno portato
internet, i canali televisivi satellitari, le comunicazioni via smartphone. C’è
ancora spazio per la radio?, chiediamo a padre Contreras. «Sì, ne sono sicuro.
La radio continua a essere un mezzo di comunicazione necessario e fondamentale.
La gente dice che “non esiste nulla come la radio”. In altre parole, nonostante
la grande quantità di mezzi di comunicazione esistenti la radio non può essere
sostituita. È uno strumento affidabile, attraverso il quale le persone possono
esprimersi, con interviste, domande, suggerimenti. Essa costituisce anche uno
strumento alla portata di tutti, cosa che non si può dire degli altri mezzi che
risultano disponibili per meno del 30% degli abitanti di Chiloé. In più la
nostra emittente unisce tutto l’arcipelago, arrivando fino alle isole più
remote».

Dalle lotte di mons. Yse

Radio
Estrella del Mar ebbe i natali negli anni della dittatura, quando ricopriva la
carica di vescovo mons. Juan Luis Yse de Arce, personalità di grande forza e
carisma, vincitore di prestigiosi premi. Nel 1976, il prelato aveva creato la «Fondazione
diocesana per lo sviluppo di Chiloé» (Fundechi). L’istituzione entrò presto in
contrasto con il governo militare. Soprattutto quando questo diede il proprio
sostegno a un megaprogetto giapponese (Proyecto
Astillas de Chiloé) che avrebbe voluto sfruttare (e quindi
distruggere) il prezioso bosco nativo dell’arcipelago. Da quella battaglia in
mons. Yse nacque l’idea di fondare un’emittente: Radio Estrella del Mar vide
la luce ad Ancud nell’anno 1982. Oggi è una rete di 8 emittenti: 4
nell’arcipelago di Chiloé (Castro, Ancud, Quellón e Achao), una nel piccolo
arcipelago di Guaitecas (Melinka) e 3 sul continente (Chaitén, Futaleufú e
Palena). Queste ultime in verità sono chiuse dal 2008 a seguito dell’eruzione
del vulcano Chaitén, ma c’è la volontà di riaprirle se si troveranno le
risorse.

Radio
Estrella del Mar è un impegno gravoso anche dal punto di vista economico. Come
sempre accade per le emittenti piccole e non commerciali, l’autofinanziamento
non riesce infatti a coprire le spese.

Lo
conferma mons. Juan María Agurto Muñoz che – nella sua veste di successore di
mons. Yse come vescovo di Ancud – è il proprietario della radio. «In questi
32 anni di vita ci sono stati momenti molto critici dal punto di vista
finanziario. Ancora oggi l’episcopato deve continuare a fare sforzi immensi per
trovare sovvenzioni attraverso iniziative intee e aiuti di organizzazioni
inteazionali, quali Adveniat (Ong
cattolica tedesca, ndr) e la Conferenza episcopale italiana. In ogni
caso, nonostante i problemi, la radio prosegue il suo cammino come mezzo di
informazione, formazione ed evangelizzazione».

Nell’anno 2014

A
Radio Estrella del Mar lavorano circa 20 persone tra annunciatori, giornalisti,
tecnici e amministrativi. Il palinsesto copre le 24 ore, 17 delle quali dal
vivo. Sono previsti programmi comuni (in rete), ma anche alcuni spazi gestiti
autonomamente da ogni singola stazione.

Dato
che il sostegno fondamentale arriva dalla Chiesa, la domanda è conseguente e
non può non essere evitata: in quanto radio cattolica, Estrella del Mar è
libera di esprimersi su qualsiasi argomento o, a volte, dove praticare una
sorta di autocensura? Padre Contreras risponde con decisione: «Alla radio non
si nasconde né si proibisce alcun tema. Noi chiediamo soltanto a giornalisti e
annunciatori di trattare le informazioni senza manipolarle. Dare le
informazioni, però sempre cercando di valorizzae gli aspetti positivi,
evitando morbosità e cattive intenzioni. In questo modo rispettiamo e siamo
rispettati».

Da
anni il Cile è tornato alla democrazia. Chiediamo se i rapporti con la politica
siano tranquilli. «Direi – risponde il direttore di Estrella del Mar – che non
abbiamo problemi particolari con i politici locali. Noi cerchiamo di essere
aperti a tutti e di essere giusti. Quando poi vediamo delle ingiustizie, le
denunciamo. Con chiarezza e con prove argomentate».

Paolo Moiola
(fine prima puntata – continua*)

Questa serie


La radio non muore mai

Nei primi mesi del 2014 abbiamo visitato alcune radio
latinoamericane. Tutte legate alle Chiese locali. Tutte piccole, ma fortemente
radicate sui rispettivi territori. Tutte con gli stessi problemi economici (la
mancanza di risorse). Tutte con la stessa forza propulsiva (l’entusiasmo dei
collaboratori). Noi cercheremo di raccontarle attraverso le storie e i volti
delle persone che le animano (inclusa un’intervista a Santiago García Gago,
autore del Manual para radialistas).

Già nel settembre 2009 Missioni Consolata aveva pubblicato
un dossier (Un mondo a misura di Radio) sulla realtà delle emittenti del Sud.

Sono trascorsi soltanto pochi anni, ma il mondo è stato
trasformato dalla rivoluzione digitale. Incluso il mondo delle radio, che oggi
si possono ascoltare anche in streaming, ossia sfruttando la rete internet. Lo
fanno pure le radio da noi visitate, anche se la maggior parte dei loro utenti,
soprattutto quelli che vivono lontani dalle città, le ascoltano nel modo tradizionale,
non avendo alcuna connessione web, ma soltanto un banale apparecchio radio.
Immortale, almeno fino a oggi.

Paolo Moiola

Tags: Cile, radio, media, comunicazione

Paolo Moiola

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