DAL 1899 L’UMANITÀ IN PRIMA PAGINA

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Sant’Isidoro e la beata Maria Toribia

Isidoro nacque nei pressi di Madrid verso il 1070. In
giovane età lasciò la casa patea per andare a lavorare nei campi al servizio
di alcuni proprietari terrieri. In quel periodo parte della Spagna era soggetta
agli Almoravidi, musulmani berberi originari del Marocco. Quando questi
conquistarono Madrid, Isidoro si rifugiò a Torrelaguna dove conobbe e sposò la
giovane Maria Toribia. La loro unione fu caratterizzata dall’attenzione verso i
poveri, con i quali condividevano la loro casa, il loro cibo, i loro averi.
Isidoro morì il 15 maggio 1130 e venne canonizzato il 12 marzo 1622 da Papa
Gregorio XV, mentre Maria Toribia venne proclamata Beata nel 1697 da Papa
Innocenzo XII.


La vita di questi due sposi, laici illetterati dalla fede
adamantina, elevati agli onori degli altari e dichiarati – a furor di popolo –
patroni dei raccolti e della gente dei campi, si può riassumere in tre verbi:
lavorare, pregare, donare. Un programma di vita attualissimo ancora oggi.

Fa un po’ meraviglia
vedere due semplici laici – per giunta marito e moglie – con l’aureola della
santità, dato che da secoli siamo abituati a vedere figure di santi che sono
per lo più suore, monache, frati, sacerdoti, Vescovi e Papi. In genere i laici
venerati come santi lo sono in quanto martiri. Spiegateci come avete guadagnato
questa fama di santità pur vivendo come degli umili contadini?

Isidoro
e Maria Toribia:
La santità non consiste nel fare
grandi cose, ma nel fare in modo grande le piccole cose di ogni giorno. Noi
abbiamo cercato di fare sempre la volontà di Dio, vivendo con gioia la fede in
Cristo nella vita quotidiana.

A me risulta che
pregavate molto durante le vostre giornate.

Isidoro: È
vero, io passavo molto tempo in preghiera, non saprei quantificare le ore e i
minuti in quanto durante la mia epoca ci si regolava, specialmente nel lavoro
dei campi, con la luce del sole. Questo mio modo di fare ha suscitato l’invidia
degli altri lavoratori, i quali sono andati a dire al padrone bugie e
maldicenze sul mio conto: che avevo poca voglia di lavorare, che perdevo tempo
e guadagnavo il pane alle spalle delle loro fatiche.

Maria Toribia: Io ero piuttosto tiepida nella preghiera, ma vedendo il fervore di
Isidoro, ho capito che era mio dovere imitarlo. E devo dire che proprio
cominciando a pregare insieme abbiamo superato tante avversità, la più grande è
stata la perdita dell’unica creatura nata dalla nostra unione. Quando nostro
figlio è morto in tenera età, la sola consolazione l’abbiamo trovata proprio
nella preghiera.

Ai vostri tempi la
Spagna era in gran parte occupata dagli Almoravidi che erano di religione
islamica. I proprietari terrieri per i quali lavoravate erano anch’essi
musulmani?

Isidoro e Maria Toribia: Abbiamo lavorato sotto diversi padroni, quindi anche con dei padroni
che appartenevano a un’altra religione. Nella mia epoca, come dici tu, gli
Almoravidi dominavano la Spagna, essi erano una dinastia musulmana nordafricana
nata nell’undicesimo secolo ed era all’origine un movimento religioso di tipo
riformista che si era propagato fra le tribù berbere conquistando in pochi
decenni il Nord Africa e parte della Spagna. Il vasto impero almoravide però è
durato meno di un cinquantennio, fino all’apparizione degli Almohadi, che nel
1147 hanno conquistato parte dell’Africa mediterranea e i domini iberici.

Sotto di loro non
avevate problemi per la vostra vita cristiana, il culto o la pratica religiosa?

Isidoro e Maria Toribia: Assolutamente no, c’era da parte di tutti una grande tolleranza. Come
sempre, le cause delle guerre che si sono succedute, checché se ne dica, erano
più legate a conquiste territoriali per ampliare i propri possedimenti e
presentarsi così come dei grandi sovrani con molta terra e con molti popoli al
loro servizio.

Come praticavate la
vostra fede?

Isidoro
e Maria Toribia:
Ogni giorno partecipavamo alla
Messa mattutina e durante la giornata, in casa come nei campi, spesso
lasciavamo il lavoro per passare qualche momento di intimità con il Signore in
preghiera. Nonostante queste pause il risultato della nostra fatica era né più
né meno consistente di quello dei nostri compagni: tanti campi aravano loro,
tanti ne aravamo noi, tanti covoni mietevano loro, tanti ne mietevamo noi.
Qualcuno addirittura azzarda che grazie alla nostra vita di preghiera gli
angeli si sostituissero a noi nel lavoro dei campi.

Ho letto su di voi
queste cose: eravate molto caritatevoli verso i più poveri, ma i risultati
ottenuti non si spiegavano con la sola vostra capacità di lavoro. Attraverso la
vostra vita umile e semplice avvenivano dei miracoli.

Isidoro: Dicono anche che mentre trasportavo sulle spalle un sacco di
grano con il fondo bucato, i chicchi cadevano sulla neve, una vera manna per
gli uccellini nella stagione invernale. Arrivato al mulino, chissà come, il
sacco non aveva buchi ed era prodigiosamente pieno.

La
vostra epoca era caratterizzata da grandi condottieri come Alfonso VI il Bravo,
Re di Castiglia e di Leon che conquistò tante città; come Yusuf ibn Tashufin,
capo degli Almoravidi musulmani che sconfisse Alfonso incorporando ampie zone
della Spagna nel suo impero Nordafricano; come il condottiero dei condottieri,
Ruiz Diaz de Bivar, detto el Cid Campeador.

Isidoro
e Maria Toribia:
Noi non avevamo né spada né
cavallo. Quando aravamo la terra utilizzavamo i buoi del padrone e vicino casa
avevamo gli animali da cortile, come tutti i contadini. Quando vedevamo passare
questi cavalieri per andare a combattere, ci prendeva lo sconforto al pensiero
di quanti giovani avrebbero lasciato la loro vita sui campi di battaglia per
gli interessi di qualche potente.

Voi avevate un
rapporto ideale, quasi mistico con la terra. Ed è proprio questo amore
viscerale alla vita dei campi che fa di voi persone con molte cose da dire agli
uomini d’oggi.

Isidoro
e Maria Toribia:
Pur essendo dei semplici salariati,
contadini cioè che lavoravano la terra di un padrone, ricavavamo dalla terra ciò
che era necessario per vivere. Non come voi modei che avete inventato
addirittura il land grabbing impoverendo ancora di più i contadini dei paesi del Sud del
mondo.

Voi sapete cos’è il
land grabbing?

Isidoro
e Maria Toribia:
Dove siamo adesso vediamo delle
cose, è proprio il caso di dirlo, che non stanno né in cielo né in terra, come
appunto il fenomeno del land grabbing, ovvero l’accaparramento della terra per sfruttare intere zone di
paesi poveri, a favore dei paesi ricchi che non hanno spazio sufficiente per le
necessità alimentari delle loro popolazioni.

Infatti questo è un
problema serio, in molte parti del mondo i frutti della terra non restano alla
popolazione che li ha coltivati ma vengono dirottati a nazioni ricche come
l’Arabia Saudita o potenze industriali emergenti come l’India e la Cina che per
avere risorse alimentari per la loro gente non esitano a sfruttare e impoverire
i paesi già poveri.

Isidoro e Maria Toribia: E pensare che una migliore ridistribuzione dei beni darebbe cibo
sufficiente a tutto il pianeta.

Isidoro muore nel 1130 e lo seppelliscono
con una semplice cerimonia nel cimitero del villaggio in cui era sempre
vissuto. Qualche anno dopo la moglie lo raggiunge in paradiso. La loro tomba
diventa subito meta di pellegrinaggi e qualche decennio dopo, a furor di
popolo, il corpo di Isidoro viene esumato per essere sepolto nella chiesa
madrilena di Sant’Andrea. Inspiegabilmente lo trovano incorrotto. La sua fama
si diffonde subito in tutta la Spagna e in seguito nelle colonie spagnole.
Isidoro viene elevato alla gloria degli altari insieme a quattro stelle della
santità di ogni tempo: San Filippo Neri, Santa Teresa d’Avila, Sant’Ignazio di
Loyola e San Francesco Saverio. Gente con cui, di sicuro, Isidoro e Maria
Toribia si sarebbero trovati in difficoltà a parlare durante la loro vita.
Questa santità di coppia è poco conosciuta perché la
devozione popolare ha fatto prevalere l’aspetto prodigioso e miracolistico del
marito. La popolarità che Isidoro si è guadagnato come patrono dei raccolti e
dei contadini ha finito per oscurare quella di lei che pure si è fatta santa
condividendo gli stessi ideali di generosità e laboriosità del marito,
conquistando la perfezione spirituale tra casseruole, bucati e lavori nei
campi.

Mario
Bandera, Missio Novara

Mario Bandera