DAL 1899 L’UMANITÀ IN PRIMA PAGINA

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1_Schiavitù: Spezziamo le Catene

Premessa:
Nati uguali e liberi
A 125 anni dalla
campagna antischiavista del Cardinal Lavigerie.

Di Jean-Claude Ceilleier, Richard Nnyombi e redazione
rivista «Africa»;
a cura di Benedetto Bellesi

Un giorno un mio amico
mi raccontò una storia riguardante Davide e il suo amico Stefano. Davide fece
visita a Stefano e tutti e due andarono al cimitero poiché Davide voleva
ossequiare i genitori di Stefano che egli aveva conosciuto molto bene e ora
riposavano nel cimitero.

Appena arrivato, Davide fu impressionato dal fatto che
solo il nome inciso sulla croce distinguesse una tomba dall’altra. Avevano
tutte stessa forma e stesso stile. Quando egli espresse la sua meraviglia e
chiese all’amico Stefano il perché, si sentì rispondere: «Nella nostra città
abbiamo preso la decisione di offrire lo stesso stile di tomba a tutti i nostri
cittadini perché siamo nati uguali e alle fine, di fronte a Dio, siamo uguali.
Siamo tutti figli di Dio bisognosi di amore e comprensione. Nella stessa fila
dei miei genitori ci sono un poliziotto, un sindaco, un prete, ecc. Non lo
sapresti se non ti venisse detto». Con ragione Davide disse: «Nati uguali e
liberi: questa è la nostra sfida».

Il cardinal Lavigerie non fu il primo nella lotta allo
schiavismo, ma il suo ardente impegno nella campagna contro la schiavitù nel
diciannovesimo secolo ha certamente aiutato molta gente a realizzare il sogno
di essere liberi e schiavi di nessuno, così come siamo nati uguali davanti a
Dio.

E oggi, cosa si può fare? Non molto, saremmo tentati di
dire. Ma ricordiamo che la nostra voce in meno in una elezione può significare
perdere un’opportunità di servire gli altri con una certa visione. Conta ogni
voce, ogni occhio, bocca, mente e via dicendo. Se credi che il tuo contributo
non sia importante, osserva un gruppo di formiche, guarda come lavorano insieme
per radunare il cibo dentro il loro granaio. Nessuna è forte abbastanza per
trasportare qualcosa, ma lavorando insieme esse riescono a rotolare dentro il
granaio abbastanza cibo per la stagione magra.

L’impegno nella lotta alla schiavitù continuò anche dopo
Lavigerie, che stimolò altri a partecipare in tale impegno a seconda di come lo
Spirito muoveva la Chiesa e il mondo. Agenti pastorali, da papa Leone XIII fino
alle semplici persone dei lontani villaggi in Africa, continuarono a deplorare
l’ingiustizia di rimuovere migliaia di africani dalle loro case e portarle
altrove.

La celebrazione del 125o anniversario della
partecipazione del cardinal Lavigerie alla campagna antischiavitù, è per tutti
uno stimolo per prendere coscienza delle differenti forme di discriminazioni e
schiavitù che anche oggi negano a milioni di persone la loro uguaglianza
davanti a Dio e agli altri e le deprivano della propria libertà.

La conoscenza è cosa buona ma quando porta ad azioni
significative è anche meglio. Scopo di questo dossier, infatti, non è una
rievocazione storica, per risvegliare la consapevolezza del nostro passato, ma
vuole soprattutto aiutarci ad aprire orecchie, occhi e cuore di fronte alle
situazioni di schiavitù che vediamo ancora oggi attorno a noi e, come
missionari, annunciare un messaggio ben differente al popolo di Dio, che cioè
ognuno è nato uguale e libero. Come i profeti biblici, e come il cardinal
Lavigerie, dobbiamo essere capaci di denunciare le forme odiee della schiavitù
e impegnarci per sradicarle.

Si tratta prima di tutto di cambiare e lottare contro la
mentalità corrente: gli schiavi di oggi sono considerati più in termini
economici che di dignità personale; sono merce e tale mercificazione della
persona umana nega i valori di uguaglianza e libertà, la dignità di figli di
Dio e di nostri fratelli e sorelle.

Fr. Richard
K. Baawobr

Superiore
Generale M.Afr 
 

Richard K. Baawobr