DAL 1899 L’UMANITÀ IN PRIMA PAGINA

Questo sito, per scelta, NON fa pubblicità, NON richiede registrazioni di sorta, NON è a pagamento.

* Per non fare concorrenza «sleale» alla copia stampata,

la nuova rivista è online dalle prime ore del 16° giorno di ogni mese di uscita.

2_Orti: Matti per le lattughe

Esperienze 1/ La Cooperativa Pier Giorgio Frassati
Un gruppo di agronomi, educatori e
operatori socio assistenziali hanno dato vita a una «Fattoria sociale» alle
porte di Torino. Qui sono attivi quindici «ragazzi» tra i 20 e i 50 anni, con
varie disabilità. Sono arrivati a portare i loro prodotti agricoli al Salone
del Gusto e accolgono scolaresche per visite didattiche.

Una trentina d’anni fa, poco dopo la chiusura dei
manicomi voluta dalla Legge Basaglia, alcuni ex pazienti dell’ospedale
psichiatrico di Mogliano Veneto furono accolti a Torino, nel Centro di attività
diua (Cad) gestito dalla cornoperativa Pier Giorgio Frassati, dove si
svolgevano alcune attività agricole a scopo riabilitativo.

Queste attività sono continuate nel tempo, finché nel
2008 hanno dato vita a un nuovo progetto: la Fattoria sociale P.G. Frassati.
«L’idea di partenza è stata rendere più professionale la coltivazione
ortofrutticola che si svolgeva nel Cad, integrando due componenti importanti,
quella socio-assistenziale e quella tecnico-agronomica», ci spiega Sabrina
Serena Guinzio, giovane agronoma che lavora alla Cascina La Luna. Quest’ultima
sorge su un’area data in concessione dal comune di Torino: 6.000 m² nel cuore
della città, comprensivi di terreno irriguo, quattro tunnel e una serra
climatizzata per coltivare anche nei mesi invernali, primizie e fiori in vaso.

«La nostra è stata la prima fattoria sociale del
Piemonte, nata grazie alla collaborazione tra la Provincia di Torino, il Patto
territoriale della zona Ovest, la Coldiretti e la facoltà di agraria
dell’Università», spiega Guido Pomato, l’altro agronomo della Frassati. «Di
solito esperienze simili, in cui si cerca di stimolare le abilità residue dei
ragazzi disabili, sono affidate unicamente agli educatori, mentre la sfida qui è
stata quella di integrare le diverse professionalità». Per fare questo «all’inizio
tutti noi, educatori, Oss (Operatori socio sanitari) e agronomi facevamo tutto
in maniera intercambiabile, per capire anche il punto di vista degli altri»
racconta Sabrina, «solo quando abbiamo raggiunto un grado sufficiente di
amalgama ognuno è tornato al proprio mestiere».

Due facce della Luna: sociale…

Alle attività della fattoria partecipano, oltre al
personale specializzato e a due operai agricoli diversamente abili, anche gli
utenti del Centro di attività diua. «Una quindicina di “ragazzi” di età
compresa tra i 20 e i 50 anni, alcuni psichiatrici, altri disabili intellettivi
(ad es. con sindrome di Down), mandati qui dalle Asl o dal comune che, a
seconda del progetto terapeutico, possono fermarsi per periodi variabili, anche
diversi anni» ci spiega l’educatore Luigi Piras, 61 anni, che da 30 lavora alla
cornoperativa Frassati.

I ragazzi vivono in famiglia o in comunità, il loro
impegno in fattoria dovrebbe svolgersi dalle 8.30 alle 16.00, «ma alcuni
arrivano in cascina già di buon mattino, perché qui si trovano bene, apprezzano
il lavoro e stare in compagnia degli altri» dice Luigi. «Spesso sono ragazzi
soli, fuori di qui non hanno amici, non sanno cosa fare. Tra loro vanno
d’accordo, ma non riescono a mantenere il rapporto al di là della fattoria,
perché nessuno prende l’iniziativa di organizzare incontri o uscite. Anche se
qualcuno è qui da 10 anni…».

Le loro mansioni sono diverse e commisurate alle capacità:
zappare, seminare, raccogliere la verdura, rastrellare le foglie, aiutare nella
vendita dei prodotti al pubblico, ma anche tenere puliti gli spazi comuni,
apparecchiare per il pranzo (che si consuma tutti insieme), lavare i piatti,
ecc.

«La vita a contatto con la natura è di per sé
riabilitativa, e nel lavoro agricolo i limiti di questi ragazzi risultano meno
evidenti: l’insalata è sempre insalata, che a coltivarla sia o no un disabile»
dice Dario Flego, 46 anni, educatore alla Frassati dal 2000. «Anche se è raro
riuscire a inserire questi ragazzi nel mondo del lavoro “vero”, quello che
fanno qui permette loro di migliorare le proprie competenze e la capacità di
socializzare».

Gabriele, che ha 36 anni e frequenta il Cad da 13,
racconta: «Con i compagni mi trovo bene, tranne quando mi disturbano oppure
sporcano dove ho appena pulito. Mi dà fastidio quando le cose sono troppo
difficili da capire, o quando gli altri mi urlano dietro. Mi piace molto stare
in compagnia e pranzare tutti assieme, ma mi arrabbio quando l’educatrice non
mi dà il bis, se me lo sono meritato lavorando tutta la mattina… La cosa che mi
piace di più è lavorare nelle serre, soprattutto nelle giornate di sole». Anche
Anna, 44 anni di cui 6 trascorsi alla Frassati, dice di andare d’accordo con i «colleghi»,
«benché siano tutti maschi mentre noi ragazze siamo solo due, io e Lucia che ha
20 anni. I ragazzi si comportano bene e sono rispettosi, a me piace molto
venire qui. Però ho anche altre attività, a casa disegno, dipingo, fotografo.
Mi piace pulire, cucinare, fare un po’ di tutto… insomma, mi piace vivere!».

C’è anche chi nel Centro ha trovato l’amore, come
Emilio, che ha 50 anni e lavora alla Frassati da 10, occupandosi dell’orto ma
anche degli interventi da muratore e da imbianchino. «Io abito con mia madre,
in settimana sono impegnato in cascina, poi nel week end mi vedo con la mia
ragazza, che ho conosciuto qui. Adesso lei sta in una comunità, il nostro sogno
è poterci sposare presto».

… e produttiva

I terreni della Fattoria Frassati sono coltivati con
metodi tradizionali e a elevato fabbisogno di manodopera, integrati a sistemi
più innovativi. «Pur non avendo ancora la certificazione biologica», ci spiega
Guido Pomato, «interveniamo sui parassiti e le erbe infestanti attraverso
metodi preventivi e naturali, evitando l’uso di sostanze nocive, sia per la
qualità dei prodotti che per il benessere di chi lavora».

Tra gli obiettivi della Fattoria c’è quello di essere un
luogo dove le persone «entrano ed escono, in modo da integrare l’esperienza di
agricoltura sociale con il territorio» spiega Guido, «per questo pratichiamo la
vendita diretta e curiamo i rapporti con le scuole e i laboratori di formazione
per la cittadinanza». La vendita a «chilometro zero», direttamente dal
produttore al consumatore, avviene attraverso una bottega situata all’interno
della fattoria (aperta al pubblico dal lunedì al venerdì), ma anche tramite i
mercati rionali, le fiere e i punti vendita di altre aziende e cornoperative
sociali del territorio. I clienti vanno dal singolo consumatore ai gruppi
d’acquisto solidale. «Quest’anno per la prima volta abbiamo partecipato al
Salone del Gusto, e abbiamo iniziato a collaborare con altre aziende per far
trasformare i prodotti in esubero, come le melanzane e i peperoni sott’olio»,
dice Pomato. «Noi puntiamo a realizzare un’impresa economicamente sostenibile,
che si regga sulle proprie gambe senza bisogno di finanziamenti pubblici. La
sfida per noi è fare agricoltura sociale all’interno di una vera e propria
azienda agricola, come oggi stanno facendo anche alcune realtà della Coldiretti».
L’obiettivo nel medio-lungo termine sarebbe anche di arrivare a uno scambio di
competenze, «per cui i nostri educatori potrebbero fare accompagnamento alle
aziende agricole interessate ad assumere disabili, viceversa gli agricoltori potrebbero “prestare”
il proprio sapere alle fattorie sociali. Si tratta di costruire un modello
culturale nuovo».

Esperienze didattiche

Per favorire l’osmosi tra l’interno e l’esterno della
fattoria, un aspetto importante è la collaborazione con le scuole. «Proponiamo
percorsi didattici e laboratori», spiega Sabrina Serena Guinzio, «una volta la
settimana vengono in cascina alcune classi di terza e quarta elementare per
imparare a coltivare con i nostri ragazzi. È un’esperienza istruttiva,
soprattutto per le classi dove ci sono alunni disabili. In altri casi invece
gli studenti vengono mandati a lavorare la terra da noi come misura alternativa
alla sospensione, quando hanno combinato qualche guaio…».

Altre volte sono i ragazzi della Frassati che vanno ad
allestire orti o giardini presso qualche istituto scolastico, in collaborazione
con alunni e insegnanti. Oltre alle scuole, sono coinvolti nei percorsi di
formazione gli operatori professionali, i genitori con figli disabili, ecc.
Inoltre, nel corso dell’anno, per favorire la socializzazione dei ragazzi, la
Frassati organizza gite e feste, come quella di primavera dove la
partecipazione raggiunge anche picchi di 200 persone.

 

Stefania Garini