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Antogo, rito «magico» della pesca

Mali, paese dogon. Nella regione di Mopti, quasi al confine con il Burkina Faso, si staglia la Falesia di Bandiagara: un impressionante costone di roccia lungo 200 km e alto tra i 200 e i 300 metri. Tra i suoi anfratti vi abitarono popoli antichi fin dal III e II secolo avanti Cristo. Fu poi, tredici secoli più tardi, il paese dei tellem. I dogon, invece, vi si stabilirono intorno al XII – XIII secolo. Dal 1989 è patrimonio mondiale dell’Unesco.
Nella parte Nord della Falesia si trova il villaggio di Bamba, uno dei più antichi della zona, dove, «da sempre», ovvero dall’insediamento dell’etnia dogon in questo pezzo magico del Mali, si celebra il «Rito della Pesca»: Antogo in lingua dogon.
Nei pressi di Bamba si trova un lago dalle piccole dimensioni, ma dal grande potere.
Soumaila Guindo è un anziano guaritore dogon, originario di Bamba, ora residente a Bandiagara, «capitale» del paese dogon, ubicata sull’altipiano. Anche grazie a lui cerchiamo di capire e scoprire il fascino di un rituale unico che abbiamo avuto la fortuna di osservare e ora raccontare, senza essere capaci di svelae tutta la magia.
Sabato, giorno di mercato a Bamba. Da sempre. Stessa ora, stesso giorno, stesso mistero. Ore 15 e 15, un caldo indescrivibile, il sole, anch’egli in festa, brucia nel cielo, regalando timide ombre a pochi fortunati. In coincidenza con il sesto mese della stagione secca (Aprile-Maggio), il consiglio dei saggi di Bamba si riunisce per fissare la data del rituale. Durante i primi tre giorni di mercato del mese – in occasione di ogni mercato – un bastone viene piantato nel lago, a indicare l’approssimarsi del rituale, che infine si celebra al sesto giorno. I tre bastoni fungono da segnale, che arriva a tutti i villaggi dogon della Falesia. Antogo si celebra solo una volta l’anno, mentre durante tutti gli altri giorni è proibita a chiunque la pesca nel lago sacro.

Nell’antichità, si dice, l’intera zona era rigogliosa e ricoperta di fitte foreste, ed il lago – le cui acque da subito furono considerate sacre e popolate da geni – offrivano pesci in abbondanza. Il giorno di Antogo centinaia e centinaia di dogon provenienti da ogni angolo della Falesia e non solo, si ritrovano presso il lago di Bamba, per la celebrazione. Una fitta coice nera e silenziosa si disegna attorno al lago: è composta di ragazzini, uomini e anziani poco vestiti, alcuni dei quali portano una sorta di nassa con la quale catturano i pesci. Le donne non possono partecipare al rituale, per loro avvicinarsi al lago è proibito. Esistono varie spiegazioni a questo veto, alcune verosimili, altre meno; la più realistica – in linea con altri aspetti della complessa cosmogonia dogon che confina la donna lontano dalle dimensioni ritualistiche e magiche – vuole la donna intrinsecamente impura per via del ciclo mestruale.
Attoo al lago si notano tre gruppi più folti, ciascuno dei quali composto dalle famiglie più importanti di varie zone: il gruppo più folto è quello delle famiglie di Bamba, che raccoglie 33 villaggi. Ciascun gruppo, in un mistico silenzio collettivo, pronuncia formule rituali e nomi delle famiglie. Chiudono il giro quelli di Bamba, che, all’improvviso, annunciano l’inizio del rituale.
La folla si riversa nel lago, eccitata, convulsa, estasiata. Lo specchio d’acqua ormai non si vede più: ha inizio una danza felice, armonica e fangosa. I dogon si prodigano con mani, bocca e piedi per catturare il maggior numero di pesci, che ripongono in un’apposita borsa a tracolla fatta di pelli. La danza prosegue caotica. Le acque sacre rendono impossibile ferirsi con i pesci, nessuna spina, nessun taglio nei piedi nudi o nelle mani, mai, da sempre. L’acqua color fango disegna volti e corpi: l’intensità del momento è palpabile. Nemmeno 30 minuti dopo l’inizio della pesca un colpo di fucile sparato in aria segna la fine del rito. Le acque del piccolo lago tornano a calmarsi, non vi è più traccia di pesci, solo qualche ragazzino ancora sonda le stanche acque nella vana ricerca di un superstite pinnato.    
I pesci verranno tutti raccolti e portati presso l’anziano di Bamba, per poi essere ripartiti equamente tra tutti gli abitanti. Il rito simboleggia la pace e la coesione tra i villaggi, l’assenza di conflitti e la condivisione dei frutti di un bene comune.
Antogo è un evento toccante e potente, ricco di magia, che faticosamente resiste ai flussi di turisti sempre più presenti, dei bianchi curiosi, che, con difficoltà, accettano la quasi assoluta impenetrabilità del mistero.   

Matteo Bertolino

Il Fotografo

Matteo Bertolino
Nato a Torino e laureato in Scienze Politiche, Matteo consegue un master in Studi sullo sviluppo. La curiosità verso il mondo lo condurrà a lavorare nel settore della cooperazione internazionale in quattro continenti. La passione per la fotografia cresce parallelamente nel corso delle esperienze all’estero, portandolo a specializzarsi nel «reportage sociale». Matteo si occupa inoltre di «comunicazione per lo sviluppo», documentando progetti di cooperazione e realizzando materiale informativo e di sensibilizzazione attraverso l’uso della fotografia. Tra le varie esperienze, ha curato e organizzato un’esposizione fotografica presso un museo internazionale di El Salvador (Marte), che ha visto la collaborazione di artisti italiani e salvadoregni. Come fotografo freelance, Matteo collabora oggi con riviste, agenzie fotografiche e associazioni. Attualmente lavora in Bolivia, dove sta sviluppando diversi progetti fotografici.
www.matteobertolino.com.

Matteo Bertolino