DAL 1899 L’UMANITÀ IN PRIMA PAGINA

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Su due piedi …

C’era una volta un bravo ragazzo, ben educato. Scriveva con la destra, faceva il segno di croce con la destra, dava la destra per salutare e, naturalmente, rispettava la destra. Anche quando si misurava le scarpe nuove offriva il piede destro. Andava tutto perfettamente bene, anche se, sì, un problemino c’era. Le scarpe nuove andavano benissimo per il piede destro, ma il sinistro ci stava sacrificato e, sotto sforzo, normalmente ci rimetteva l’unghia dell’alluce. Un bel paio di sandali alla fraticella risolvevano bene il problema durante l’estate, ma d’inverno il sinistro tornava a soffrire. Il tutto durò per anni, fino a quando, un giorno d’estate, a piedi nudi sulla sabbia, commiserando l’alluce sinistro che ancora portava i segni dell’ultima unghia caduta, gli venne il ghiribizzo di misurarsi i piedi. Il piede sinistro era quasi un centimetro più lungo del destro. Dentro lo sapeva da sempre, ma visto lì, in quelle righe nella sabbia, sembrava incredibile. Tutto quel tempo a soffrire per niente! Avesse ascoltato il piede sinistro tanti anni prima! Nelle scarpe nuove, una misura più del suo solito, il sinistro stava a suo agio e il destro non soffriva di certo, anzi, e insieme camminavano meglio.
Questa piccola storia di ordinaria stupidaggine mi ha fatto pensare a questo nostro paese dove sembra esserci la mania di classificare tutto e tutti, fino al ridicolo: sinistra, destra, ultra e centro, con tutte le variazioni possibili e immaginabili. Tutto è etichettato: politica, religione, cultura, economia e società. Ciascuno deve appartenere, perché solo l’essere di parte garantisce la verità e la stabilità. Chi non appartiene, chi non è classificabile, disturba. Sei padrone, destra. Sei operaio, sinistra. Vuoi sicurezza, destra. difendi gli extracomunitari, sinistra… Gli esempi abbondano. Neppure i preti si salvano. I missionari poi, sono sopportati solo finché non parlano troppo.
Quel povero piede sinistro, che per anni ha subito in silenzio l’ignoranza di quello destro, aveva pur le sue ragioni. Quando lui soffriva, era tutto il corpo, anche il piede destro, che soffriva. Ora che sta meglio, nelle scarpe nuove a sua misura, tutto il corpo cammina meglio, su due piedi!
Che? Non sono queste riflessioni da rivista missionaria? Forse. A dir la verità mi sono un po’ scocciato di sentirmi classificato ogni volta che scrivo o di ricevere lettere insultanti contro i missionari perché stanno dalla parte degli extracomunitari e si permettono perfino di aiutare quei nemici della civiltà cristiana che sono i musulmani, non importa se disastrati da una catastrofe naturale senza precedenti (ne parleremo sul numero di dicembre).
Noi missionari italiani (di una certa età, figli del dopo guerra – per me sono 60, proprio oggi mentre revisiono queste righe) ci troviamo in una situazione davvero poco invidiabile. siamo partiti da una comunità che aveva una fede vibrante in un contesto di diffusa povertà e tanta voglia di lavorare. alle frontiere del mondo siamo stati testimoni di tutte le sofferenze possibili e immaginabili e là abbiamo visto fiorire la fede. tornati a casa nostra, siamo presi con il nostro popolo nel vortice di un benessere mai sognato, con le chiese – bellissime e ben tenute – quasi vuote, centri commerciali che traboccano, televisioni che ci inondano di frivolezze e lotterie da capogiro. Tanto benessere (anche se c’è la crisi) e poca felicità. Se parliamo di alfabetizzazione, di ambiente, di culture e di poveri bambini, riusciamo anche a farci ascoltare o a far commuovere per un po’. Ma se ci permettiamo di dire giustizia, fratellanza, accoglienza, nuova pastorale, impegno personale, conversione, sobrietà, cambiamento di stili di vita e vangelo…  siamo visti con sospetto (ed etichettati, di sinistra!) o messi su un piedistallo (il che è anche peggio).
La realtà è che abbiamo bisogno di tutti per stare bene, come abbiamo bisogno di due piedi per camminare, correre e danzare. La verità non è monopolio di nessuno, tantomeno di chi sta bene e pensa di avere le soluzioni in tasca per chi soffre. In Italia c’è un sacco di positivo, di cui noi missionari siamo testimoni privilegiati. E questo dà molta speranza. Se solo ci ascoltassimo di più, rendendoci conto che abbiamo bisogno gli uni degli altri (questo vale anche per i vari talebani del mondo, così sicuri di sé)… riusciremmo davvero a costruire un mondo migliore per tutti, che danza su due piedi…

Gigi Anataloni