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LA FORZA DELL’ENTUSIASMO

Ignacio Ramonet

Belém, 29 gennaio 2009. Gioalista di fama mondiale, tra i fondatori del mensile internazionale Le Monde Diplomatique, amato-odiato per le sue idee progressiste, Ignacio Ramonet è stato fin dall’inizio un sostenitore del Forum social mundial. Lo avviciniamo a conclusione dell’incontro pubblico tra Evo Morales, Feando Lugo, Rafael Correa e Hugo Chávez.  

Inacio Ramonet, oggi si sono incontrati 4 presidenti latinoamericani diversi da tutti gli altri. Che significa?
«Questa è una data fondamentale nella storia del Forum. Qui comincia una nuova tappa. Fino ad oggi il Forum aveva avuto una certa reticenza verso la partecipazione dei dirigenti politici. Prima aveva partecipato solamente Chávez, però a lato della manifestazione. E Lula, nella stessa maniera. Oggi però, invitati dalle organizzazioni sociali, sono intervenuti quattro presidenti latinoamericani, che hanno risposto alle domande dei movimenti. Questo dialogo è molto importante, perché i presidenti hanno riconosciuto il debito intellettuale nei confronti del Forum. Hanno ammesso di aver appreso e di essere tornati nei loro paesi con le idee assorbite qui. Se il Forum non ha oggi l’importanza che aveva nel 2001, possiamo però dire che esso si prolunga quotidianamente in Venezuela, in Ecuador, in Bolivia, in Paraguay, in Brasile. In tutti questi paesi i movimenti sociali oggi sanno come relazionarsi con i governi che stanno trasformando le società».

In Europa, i media più importanti hanno parlato più di Davos che di Belém…
«In verità, io ho osservato che una parte della grande stampa europea (certamente non la stampa italiana, vedere articolo a lato, ndr) ha parlato più di Belém che di Davos. E ha detto due cose. In Belém esiste entusiasmo, dialogo e la convinzione che da qui possono nascere idee per affrontare la crisi. Inoltre, per la prima volta in Davos esiste un pessimismo che non era mai esistito prima. Senza contare che nella città svizzera sono andati soltanto due presidenti latinoamericani – il messicano Felipe Calderón e il colombiano Alvaro Uribe – contro i cinque che sono venuti a Belém. Comunque, a causa della crisi è normale che in Europa si parli di Davos. La differenza è che qui si stanno proponendo soluzioni, mentre nel Forum economico c’è la consapevolezza che qualcosa non ha funzionato nel proprio sistema.  
Altra osservazione: a Davos non è andato alcun rappresentante dell’aministrazione statunitense. Per la prima volta nella storia. Insomma, non è da Davos che usciranno soluzioni per questa crisi».  

di Paolo Moiola

(L’audio di questa intervista è disponibile sul sito)

Paolo Moiola