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Vivere da consumatore critico si può

Le pratiche dell’«altra» economia

Le botteghe del commercio equo e solidale, i gruppi dei bilanci di giustizia, quelli di acquisto solidale, le Mag, la Banca Etica, il turismo responsabile. Sono molte le risposte che si possono dare per combattere in prima persona contro un sistema ingiusto, che perpetua le diseguaglianze e distrugge l’ambiente.

L’attuale sistema economico presenta degli enormi problemi per quanto riguarda la giustizia (intesa come ripartizione tra gli uomini di quanto serve per vivere) e l’ambiente, ovvero la capacità di questo modello di produzione e consumo di durare nel tempo senza minare le basi naturali che lo sostengono.
Come se non bastasse, questo stesso sistema fa sentire i suoi effetti negativi (si chiamano inquinamento, malattia, stress, precarietà) anche sulle popolazioni del Nord, da esso avvantaggiate. Questo ci porta a chiederci quale sia l’efficacia del sistema rispetto al nostro desiderio di condurre una vita sana, serena e densa di relazioni.
Queste problematiche di giustizia, natura, benessere e senso, poste dal sistema economico attuale, da tempo hanno prodotto una ricerca di pratiche che possono fornire delle risposte, anche se parziali.

LE DOMANDE
DEI CONSUMATORI CRITICI

In Italia, le esperienze di costruzione di un’altra economia iniziano negli anni ‘80 con il commercio equo e solidale e la finanza etica. Il primo trae origine dalle condizioni disperate dei contadini del Sud del mondo, costretti a vendere i loro prodotti ad un prezzo bassissimo senza potersi opporre allo sfruttamento generato da una lunga catena di intermediazione. Il commercio equo e solidale cerca allora di creare dei canali alternativi per l’importazione e la vendita dei prodotti del Sud del mondo, instaurando relazioni dirette e proponendo al consumatore un utilizzo critico del proprio potere d’acquisto, secondo una logica di relazione diretta e di presa di coscienza circa l’utilizzo del proprio denaro. La finanza etica applica alla gestione del risparmio queste stesse logiche, ovvero il rifiuto da parte del risparmiatore di essere un ingranaggio all’interno di un meccanismo di sfruttamento e la ricerca di un canale alternativo in cui i propri risparmi possano servire a sostenere progetti con uno scopo sociale, ambientale o culturale.
Dopo il commercio e la finanza, gli anni ‘90 vedono la nascita delle attività legate al consumo e agli stili di vita. Nascono «i gruppi dei bilanci di giustizia», «i gruppi di acquisto solidali» e si diffondono i concetti legati al potere del consumatore e al consumo critico, anche attraverso la pubblicazione della «Guida al consumo critico» nel 1996.
I consumatori critici sono persone che, quando vanno a fare la spesa, si pongono un sacco di domande sui prodotti che stanno per acquistare. Si chiedono in quali condizioni ambientali e di lavoro è stato realizzato un prodotto, chi e cosa sta dietro a quello che stanno per acquistare. L’idea è quella di poter influenzare il mercato inserendo nella domanda le richieste di giustizia, ambiente, benessere e senso. I gruppi dei bilanci di giustizia si chiedono come orientare il loro bilancio familiare per aumentare sia il livello di giustizia che quello di benessere.
I gruppi di acquisto solidale (Gas, in sigla) invece sono gruppi di consumatori che si ritrovano per acquistare insieme, cercando dei piccoli produttori locali e rispettosi dell’ambiente da cui rifoirsi direttamente. È lo stesso concetto del commercio equo e solidale applicato ai prodotti che vengono dal nostro paese, considerando che oramai anche i nostri piccoli contadini sono a rischio di estinzione a causa dei meccanismi della grande distribuzione.
Questi stessi principi si applicano anche al campo del turismo, e troviamo allora «il turismo responsabile»‚ che a partire dalla valutazione dei danni ambientali, economici e sociali generati dal turismo di massa verso i luoghi di destinazione propone un approccio diverso, costruendo nel contempo vere occasioni di incontro tra culture.
Oltre a questi settori, incontriamo esperienze di un’altra idea di economia in tutti i settori dell’attività economica, dai piccoli produttori biologici che coltivano senza l’utilizzo dei pesticidi, alle cornoperative di produzione e servizi che realizzano i beni di cui abbiamo bisogno nel rispetto dell’ambiente e delle condizioni di lavoro all’interno di strutture a conduzione democratica.
Tutte queste esperienze, nate perlopiù negli ultimi 30 anni a partire da piccoli gruppi, oggi sono in forte crescita e si stanno diffondendo nell’opinione pubblica. In Italia esistono circa 500 botteghe del commercio equo e solidale (Botteghe del Mondo), ed i prodotti del commercio equo e solidale si trovano anche all’interno della grande distribuzione. Le Mag, cornoperative nate per la gestione etica del risparmio, sono 6 (Torino, Milano, Reggio Emilia, Verona, Venezia, Roma) e dalla loro esperienza è nata «Banca Etica». I gruppi d’acquisto solidale censiti sono circa 400, oltre a molti altri informali. Gruppi di bilanci di giustizia si trovano in diverse città italiane e le organizzazioni che si occupano di turismo responsabile sono un centinaio.
Inoltre, le critiche alle regole del commercio mondiale e ai sistemi di produzione che non rispettano le condizioni di lavoro e l’ambiente hanno conquistato una parte dell’opinione pubblica; i consumatori odiei si dimostrano sempre più attenti agli aspetti di sostenibilità ambientale e sociale, e le quote dei prodotti biologici, equo-solidali, tipici o ecologici continuano a crescere a ritmi elevati e stanno diventando interessanti per il mercato.
Tutte queste esperienze, insieme ad altre come le banche del tempo e le reti di scambio locale, rappresentano forme di economia che considerano l’attività economica come uno strumento per il soddisfacimento dei propri bisogni e come occasione di relazione tra le persone. Nel mondo le esperienze di questo tipo sono molto diverse; per fare qualche esempio significativo potremmo, ad esempio, citare in Argentina i «club del baratto» (trueques) che fino ad un paio di anni fa coinvolgevano milioni di persone, oppure le fabbriche «recuperate» in cui i lavoratori rilevano un’azienda dal proprietario intenzionato a chiuderla per continuare l’attività secondo forme autogestite.

LE CARATTERISTICHE
DELL’ECONOMIA SOLIDALE

Pur nella evidente diversità, tra queste esperienze sta nascendo la consapevolezza di trattarsi di forme economiche che vogliono applicare la collaborazione alle diverse attività umane: produzione, commercio, servizi, finanza, consumo, etc. Si sta quindi affermando il termine «economia solidale» per rappresentarle, anche se non si può trattare di una definizione precisa in quanto, come abbiamo visto, si riferisce ad esperienze molto varie.
Le caratteristiche dell’economia solidale sono state sintetizzate nella «Carta per la rete italiana di economia solidale»:
• nuove relazioni tra i soggetti economici basate sui principi di reciprocità e cooperazione;
•giustizia e rispetto delle persone (condizioni di lavoro, salute, formazione, inclusione sociale, garanzia dei diritti essenziali);
•rispetto dell’ambiente (sostenibilità ecologica);
•partecipazione democratica;
•disponibilità a entrare in rapporto con il territorio (partecipazione al «progetto locale»);
•disponibilità a entrare in relazione con le altre realtà dell’economia solidale condividendo un percorso comune;
•impiego degli utili per scopi di utilità sociale.

LE RETI
DELL’ECONOMIA SOLIDALE

Questi principi vengono applicati, con caratteristiche diverse, nei vari settori dell’economia. Si tratta quindi di esperienze che stanno mostrando nel concreto come un modo diverso di concepire l’economia sia non solo possibile ma già in atto.
Se consideriamo queste esperienze, possiamo vedere il loro insieme come un progetto di trasformazione dell’economia che interviene contemporaneamente su più livelli: il livello dei comportamenti personali, il livello delle organizzazioni di produzione o di consumo, il livello dei luoghi e quello delle reti economiche. Questi diversi livelli si sostengono e rafforzano l’uno con l’altro nell’indirizzare la trasformazione dell’economia verso il benessere di tutti.
In questa trasformazione, la strategia che si sta sperimentando per intrecciare i diversi livelli è la costruzione di reti, ovvero circuiti economici costruiti tra le diverse realtà di economia solidale, integrando il consumo, la distribuzione, la produzione ed i servizi. In Italia questi esperimenti prendono avvio con la costruzione dei distretti di economia solidale, ovvero di reti locali in cui, a partire dalle esperienze di economia solidale del territorio, si cerca di attivare e sostenere circuiti economici per rafforzare queste realtà e offrire ai consumatori critici una gamma più ampia di prodotti e servizi solidali.
La realizzazione di reti locali di questo tipo comporta numerosi vantaggi: da una parte porta ad attivare legami di fiducia sul territorio, dall’altra a chiudere localmente i cicli di produzione e consumo diminuendo l’impatto sull’ambiente. Inoltre, aumenta il livello di conoscenza tra le diverse realtà, ponendo le basi per poter esprimere una progettualità locale per la trasformazione del territorio.
In Italia, in diversi luoghi si sta ragionando sulla ipotesi dei distretti di economia solidale; in particolare, si stanno avviando delle sperimentazioni a Roma, in Brianza, a Como, nelle Marche, in Trentino e a Verona. Questi esperimenti, a partire dal locale, portano avanti dei progetti per far conoscere le realtà di economia solidale del territorio e procurare beni e servizi integrando gli attori locali lungo tutta la filiera di produzione, distribuzione e consumo. Mettendo insieme le diverse esperienze di economia solidale nei vari settori l’esperienza dei distretti prova a sperimentare nella pratica come potrebbe funzionare un altro sistema economico, in cui l’economia è uno strumento per il benessere di tutti.
L’economia sta cambiando, e per ognuno di noi c’è la possibilità di prendere parte a questa trasformazione. Dobbiamo solo decidere il campo in cui vogliamo operare: come consumatori, imprenditori, educatori, amministratori, produttori, commercianti, etc. Per ognuno di noi c’è la possibilità di portare un contributo. 

Di Andrea Saroldi

Andrea Saroldi