Rivista Missioni Consolata – 120 anni

DAL 1899 L’UMANITÀ IN PRIMA PAGINA

Caro Amico

Caro Amico,

per anni gli editoriali che hanno occupato la tua prima pagina sono iniziati così, con la leggerezza e il calore di una lettera ai lettori, ragazzi e ragazze, compagni di cammino che da sempre hai chiamato con confidenza «amici», cari amici.
E proprio in qualità di «amici di amico» oggi ti auguriamo «Buon Compleanno». Mezzo secolo di vita – mica uno scherzo – al servizio della missione, sempre attento ai cambiamenti che questa ha presentato sullo scenario di un mondo sempre più complesso e sempre più grande. «Ti sei saputo conservare bene»; te lo diciamo noi che guardiamo lo stesso universo in cui sei immerso tu e lo facciamo da ben più tempo (pensa un po’, proprio quest’anno «Missioni Consolata» compie 110 anni).
Una cosa che ti ho sempre invidiato, te lo dico francamente, è il nome: amico, una parola che immediatamente richiama una relazione positiva fra le persone. Cinque lettere cariche di un profondo significato teologico e missionario, ma che sono anche il felice frutto di un acronimo: a.mi.co.: «Agenzia Missioni Consolata». Padre Caera, l’uomo che ti vide nascere,  mi disse una volta che ti chiamò «agenzia» perché voleva che tutti, sin dall’inizio, ti prendessero sul serio. E così è stato. Sei nato come una vera e propria agenzia di notizie, pubblicando sulle tue pagine le lettere dei missionari che lavoravano sul campo. Erano i seminaristi a raccoglierle e, una volta ciclostilate, le distribuivano ad altri giovani affinché potessero conoscere cosa succedeva dall’altra parte del mondo: in Africa… in America Latina. Il tutto per creare una relazione fra la missione di frontiera e quella imparata a tavolino: una relazione di amicizia.

Con il tempo sei cresciuto. Hai cambiato molte volte formato e altrettante volte stile, seguendo l’istinto di chi si occupava di te e, soprattutto, le tendenze della missione. Dopo gli anni del Concilio hai avuto una grande metamorfosi, sei diventato adulto e hai assunto il carattere che ancora oggi ti identifica: quello di essere uno strumento di «form-Azione» missionaria per i giovani. Pagine da leggere, ma che invitano anche ad agire. Una rivista che, soprattutto, ha sempre ricordato l’importanza di «raccontare» la missione, strumento su cui si fonda ogni animazione missionaria di ieri, di oggi, di sempre.
Ancora oggi, lo stile che ti rende ciò che sei, amico,  può essere sintetizzato attraverso un semplice schema. Il punto di partenza è la vita. È la realtà che ci interpella, attraverso situazioni che, di volta in volta, aprono finestre sugli universi della giustizia e della pace, della salvaguardia del creato, dell’alterità, della mondialità. Una realtà colta nella sua complessità, ma presentata ai giovani senza reticenze e con indicazioni per poter affrontare individualmente o in gruppo un determinato tema. Tutto ciò – e siamo al secondo passo – insisti nel volerlo interpretare alla luce della Parola di Dio, ponendo Gesù, la sua vita, le sue scelte, la sua missione come punto di riferimento del tuo rivolgerti ai giovani.
Infine, continui a ricordare che la vita, illuminata dalla luce della buona notizia, deve mirare all’azione e alla testimonianza. Lo fai comunicando l’esperienza di coloro che vivono l’ad gentes in prima persona e cercando, nel medesimo tempo, di far innamorare della missione coloro che ti leggono in Italia.
Insomma, un bello sforzo. Per essere un cinquantenne, caro amico, ti difendi «alla grande».

Ugo Pozzoli

Ugo Pozzoli