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Nelle mani dell’Agenzia

La nuova legge per la cooperazione

Il Consiglio dei Ministri ha approvato il 12 gennaio scorso il Disegno di legge Delega al Goveo per la riforma della disciplina della cooperazione dell’Italia con i paesi in via di sviluppo. Un passo atteso da anni che avvia il processo di riforma della ormai obsoleta legge 49 del 1987.  Entro 24 mesi il governo dovrà produrre i decreti legislativi che riformeranno il sistema di cooperazione italiano.
Tra le grandi novità c’è l’istituzione di una Agenzia per la cooperazione allo sviluppo e la solidarietà internazionale, ente di diritto pubblico con capacità di diritto privato, che avrà lo scopo di attuare gli indirizzi e le finalità stabiliti dal ministro degli Affari esteri o dal vice ministro delegato.
La nuova legge sarebbe incentrata su due istituzioni: il ministro decide le linee e l’Agenzia le attua, il tutto considerando la cooperazione internazionale parte integrante della politica estera italiana. Le priorità, disponibilità finanziarie per paese e area di intervento saranno quindi decise in questo contesto.

La legge delega esplicita che i decreti dovranno tenere conto e «riconoscere la funzione della cooperazione decentrata, prevedendo modalità di cornordinamento con la politica nazionale di cooperazione allo sviluppo»,  e anche «prevedere che nell’attuazione della politica di cooperazione allo sviluppo sia riconosciuto e valorizzato il ruolo dei soggetti pubblici e privati, nazionali e locali».
L’Agenzia concentra non solo l’attuazione delle politiche governative di cooperazione, ma potrà erogare servizi di assistenza e supporto delle amministrazioni. Potrà eseguire progetti finanziati dalla Commissione europea e altri organismi inteazionali. Dovrebbe assicurare la coerenza con le linee di indirizzo di tutte le iniziative di cooperazione allo sviluppo, incluse quelle proposte e finanziate dalle regioni e dagli enti locali.

L’Agenzia disporrà di un fondo unico dove confluiranno i finanziamenti del bilancio dello stato per l’aiuto pubblico allo sviluppo, proventi derivati dai servizi erogati e anche fondi apportati  «dalle regioni e dagli altri enti locali allorché questi ritengano di avvalersi dell’Agenzia».
Un ruolo preponderante quindi che occorrerà conciliare con la miriade di iniziative italiane di cooperazione decentrata e non. Attendiamo i decreti attuativi.

Ma.B.

Marco Bello