DAL 1899 L’UMANITÀ IN PRIMA PAGINA

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Malawi – strade africane (terza puntata)

L’arrivo del pick-up scatena sempre un assalto alla carovana. Da sopra la vettura la gente offre mani per appiglio e si stringe ulteriormente per fare spazio ai nuovi arrivati. Qualcuno viaggia in piedi, tenendosi alla cabina anteriore dell’autista. Chi mi colpisce sempre sono le donne anziane che si arrampicano con un’agilità che non ti aspetteresti vedendole passeggiare a terra. Sembra di essere parte di un enorme gioco di tetris vivente, dove le varie figure da incastrare sono corpi umani. Il peggio che ti possa succedere durante quello spostamento (del mezzo, non del tuo corpo sul cassettone) è che ti venga un crampo. Il peggio spesso si avvera. Cerchi una soluzione con un movimento disperato delle dita dei piedi, dei polpacci o, quando non c’e’ alternativa, con la forza del pensiero.
Arrivato a Milepa scendo dal pick-up cercando di riacquisire la posizione eretta, riassesto muscoli ed ossa e mi incammino verso l’unico ristorante del paese. Di fronte c’è una sorta di staccionata. Il paesaggio ricorda un po’ il Far West, il ristorante un vecchio saloon, ma alla staccionata non sono legati cavalli, bensì biciclette. Ebbene si, gli ultimi tre chilometri li faccio in taxi-byke. Una quindicina di ragazzi si piazza qui davanti con la propria bicicletta e campa trasportando la gente ai loro villaggi o al mercato, che di giorno in giorno si tiene in una località diversa. Io mi faccio trasportare a Ndanga, non prima di aver pagato i miei 100 Kwacha (60 centesimi di Euro) per la notte che trascorrerò in uno dei due “alberghi” del paese. Ma questa è un’altra storia, e ve la racconto la prossima volta.  
La pedalata fino al villaggio di Ndanga dura una ventina di minuti, tra i saluti delle tante persone che si incrociano sulla strada, bambini che escono dai campi di mais o di tabacco, donne con le loro semplici bancarelle ai bordi della strada e tanta, tanta gente in bicicletta, in questa sorta di Olanda tropicale con i baobab al posto dei mulini a vento. Tutti divertiti nel vedere il musungu in bicicletta, col naso arrossato dal sole, mentre scompare nella polvere della loro quotidianità. (fine)
Dario Devale

Dario Devale