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Addio vecchio «baobab»

Scomparso Ki-Zerbo, uno dei padri del continente

Joseph Ki-Zerbo è della stirpe dei grandi intellettuali africani e afro americani. Come Aimée Césaire della Martinica, Cheik Anta Diop e Léopold Sédar Senghor del Senegal, ha contribuito molto alla conoscenza dell’Africa. Accademico alla Sorbona fa conoscere al mondo la vera storia degli africani. Uomo politico, combatte per la libertà e la democrazia.  Teorizza lo «sviluppo endogeno», il contrario di quello imposto dall’Occidente. Combatte, fino all’ultimo dei suoi giorni.

A metà degli anni Cinquanta, quando l’Europa si rialzava faticosamente dalla seconda guerra mondiale, il professor Joseph Ki-Zerbo entrava alla Sorbona, per sostenere con brio un dottorato di storia. Era la prima volta che un nero africano accedeva a una tale distinzione universitaria. E inoltre non era un istituto qualsiasi. In quegli anni di dopo guerra, le tesi più folli sulla superiorità razziale dei bianchi sui neri circolavano abbondantemente. Gli studiosi erano categorici: i neri non hanno avuto storia.
Nelle colonie francesi, in particolare, i transalpini sono diventati gli antenati degli africani. È evidente che quando non si ha avuto storia non si hanno avuti antenati, e la colonizzazione li aveva allora foiti ai colonizzati, per sostituzione.

Le origini

Joseph Ki-Zerbo, nato nel 1922 a Toma in Burkina Faso, ha avuto un’infanzia totalmente impregnata di queste ideologie. Figlio del primo cristiano burkinabè, il catechista Alfred Diban Ki-Zerbo, è cresciuto nella cerchia privilegiata dei missionari cattolici. Ha avuto quindi maggiori possibilità, rispetto ai coetanei, di andare alla scuola occidentale.
Ki-Zerbo, come lui stesso amava qualificarsi, è un «negro d’eccezione». Proprio perché grazie alla posizione del padre ha potuto beneficiare a pieno del sistema coloniale. In seguito, riuscendo a fare studi brillanti, ha un posto da alto funzionario dell’amministrazione francese. Con il suo diploma di docente ordinario di storia, diventa professore all’università. Una situazione che gli porta molti vantaggi. Ma Joseph Ki-Zerbo non si è mai sentito a suo agio nel lusso dell’amministrazione coloniale. Ha sempre pensato che la sorte di un nero non era quella di trovare un modo di salire nell’alta gerarchia dell’amministrazione, ma di sapere esattamente chi è e da dove viene. A questo proposito pronunciò una frase diventata celebre: «Quando non si sa cosa si cerca, non si può capire ciò che si trova».

Ricerca d’identità

Molto presto, quindi, Ki-Zerbo dedica la sua vita alla ricerca «dell’identità del nero». Ha pensato che il primo mezzo per iniziare questa ricerca sarebbe stato il conoscere la storia e la storiografia. Va quindi a iscriversi alla Sorbona, nella migliore delle università francesi per ottenere il più importante dei diplomi, il che gli permette di fare delle ricerche con tutta l’autorità necessaria. Integra la cerchia, molto rispettata, dei professori universitari. Da allora può quindi impegnarsi negli studi per riesumare la «storia dei negri» e dar loro un’identità. Sarà il primo africano a scrivere un voluminoso libro di storia, intitolato: «L’Histornire de l’Afrique noire». È la prima opera sull’Africa scritta da un intellettuale del continente. Resta sempre un riferimento per l’insegnamento della storia nelle scuole e nelle università in Africa.
Sempre in questa ricerca indispensabile dell’identità, sarà designato dall’Unesco (Organizzazione culturale, scientifica e educativa delle Nazioni Unite) per scrivere e dirigere la redazione di diversi volumi di «L’Histornire général de l’Afrique».

«Baobab» della politica

Ma Ki-Zerbo è anche un uomo politico molto impegnato. Nel 1958, quando è ancora funzionario francese, milita attivamente per l’indipendenza e per l’unità dell’Africa. È tra gli organizzatori della campagna per il «no» al referendum proposto dal generale Charles De Gaulle (1958), che chiedeva agli africani delle colonie francesi di scegliere tra il restare in federazione con la Francia o l’indipendenza.
Con il suo partito, il Movimento di liberazione nazionale (Mln), che raggruppava personalità come Abdoullaye Wade, attuale presidente del Senegal, si mobilita per chiedere l’indipendenza immediata. Il suo movimento perde. Per essere coerente con se stesso, dimissiona dalla funzione pubblica francese. Assieme ai suoi compagni di partito, va in soccorso alla Guinea Conakry, che era l’unico paese ad aver votato per l’indipendenza.
Per punire la Guinea, dopo il voto De Gaulle aveva richiamato tutti gli assistenti tecnici francesi. Peggio: i francesi partirono portandosi via tutto, anche le prese elettriche degli uffici. Il paese si trova privato di risorse e competenze. Ki-Zerbo e i suoi compagni portano insegnanti, professori, e tecnici indispensabili per far funzionare l’amministrazione statale.

Politico per la democrazia

Dopo questa esperienza guineana, il professore torna in Burkina Faso e rilancia il suo partito. L’Mln è considerato il partito degli intellettuali. I suoi militanti sono insegnanti della scuola elementare, infermieri, medici e professori dei licei.
Il professore si rivela un grande intellettuale e politico temibile. Sarà lui il principale responsabile della caduta del regime di Maurice Yameogo, primo presidente del paese. Da allora diventa una personalità imprescindibile per la scena politica nazionale. Il suo partito resta per molto tempo la seconda forza del paese.

Professore di «sviluppo»

Ma la cosa più importante che ci lascia il professor Ki-Zerbo è la sua riflessione politica. Ha teorizzato quello che lui stesso ha chiamato: «lo sviluppo endogeno». Non è una teoria che punta all’autarchia e neanche un ritorno ai valori ancestrali, ma piuttosto un approccio aperto al mondo.
Approccio per il quale gli africani sanno da dove vengono e dove vogliono andare. Il professore si è sempre ribellato al modo in cui lo sviluppo è teorizzato per l’Africa. Lui pensa che questa maniera di aiutare l’Africa si focalizza troppo sui «mezzi» piuttosto che sulle «condizioni». Secondo lui si possono versare tutti i miliardi che si vogliono sul continente, ma non si provocherà mai lo sviluppo: piuttosto la perversione dell’élite politica e intellettuale, che si perde nella corruzione. Al contrario, sostiene Ki-Zerbo, se le «condizioni» sono riunite, gli africani stessi troveranno le risorse necessarie al loro sviluppo. Cita a esempio il decollo economico dell’Europa e del Nord America nel XIX secolo.
Tra le condizioni necessarie allo sviluppo, la prima è l’educazione. Se il tasso di scolarizzazione non raggiunge la soglia del 70% della popolazione, lo sviluppo è impossibile. Se la conoscenza tecnica della produzione non permette di ottenere del valore aggiunto, lo sviluppo è impossibile. Ma oggi l’economia africana è basata sull’esportazione di materie prime grezze (caffè, cacao, cotone, tè, legno, ecc.). Ki-Zerbo pensa che nessun paese al mondo si sia sviluppato in questo modo.
Un’altra delle condizioni per lo sviluppo è la democrazia e l’emancipazione della donna. Tutte queste teorie le presenta nella sua ultima opera «A quando l’Africa?» (tradotto in italiano dalla Emi, ndr).

«Se ci sdraiamo …

Ki-Zerbo è un vero «baobab» africano. Il baobab è l’albero più maestoso della savana, come lo è la quercia per i paesi occidentali. È questo il personaggio che è scomparso il 4 dicembre scorso. Intellettuale e uomo politico impegnato, ha lottato fino alla morte per la libertà e la democrazia. Dopo l’assassinio del popolare giornalista burkinabè Norbert  Zongo, nel dicembre 1998, il professore, malgrado l’età, è una delle figure della contestazione del regime e della battaglia per portare in giudizio gli assassini.

… siamo già morti»

È lui che inventa lo slogan del movimento di lotta contro l’impunità in Burkina Faso: «ni an lara an sara», ovvero «se ci sdraiamo, siamo già morti». È con questa frase che i militanti della lotta contro l’impunità lo hanno accompagnato alla sua ultima dimora, nel piccolo villaggio natale di Toma, a un centinaio di chilometri da Ouagadougou. Il professore voleva riposare in mezzo ai suoi. Coloro che lo hanno regolarmente eletto deputato a partire dal 1970, malgrado i rischi che questa scelta comportava. È per questo motivo, d’altronde, che la regione di Toma è una delle ultime a non avere una buona strada. Ma la popolazione, nonostante tutto, è rimasta fedele al professore. 

Di Newton Ahmed Barry

* Newton Ahmed Barry è uno dei più noti giornalisti del Burkina Faso. Attualmente è redattore capo dell’«Evénement», bimensile di attualità politica di cui è uno dei fondatori.

Newton Ahmed Barry