TRA SPAZI INFINITI

Visita dei nostri missionari in Corea ai confratelli e consorelle in Mongolia

Da quando i missionari della Consolata sono presenti in Mongolia (2003), i confratelli in Corea del Sud non si sentono più tanto sperduti nell’immenso Est Asiatico: hanno iniziato
a scambiarsi le visite per crescere nella frateità
e condividere le esperienze. Quest’anno è toccato
ai «coreani» fare visita ai confratelli della Mongolia. Padre Pacheco racconta le sue impressioni,
con qualche confronto con la realtà coreana.

Come missionari della Consolata siamo presenti in due paesi dell’Asia Orientale: in Corea del Sud dal 1988 e in Mongolia dal 2003. Essendo questo un continente immenso, per noi che lavoriamo in Corea l’Istituto è rimasto, per vari anni, una realtà geograficamente «lontana». Ora che siamo presenti anche in Mongolia, è naturale sentire i nostri confratelli e consorelle che vi lavorano come «vicini di casa».
Per rafforzare i vincoli familiari, da due anni abbiamo cominciato a fare insieme gli esercizi e le vacanze comunitarie. Dalla Mongolia sono già venuti a trovarci per due volte; ora che il loro gruppo è aumentato notevolmente, dalla Corea siamo andati in 7 per vivere insieme a loro alcuni giorni di ritiro spirituale; ma anche per conoscere la realtà della missione in Mongolia. È stata un’esperienza veramente favolosa, grazie anche alla fratea e impeccabile ospitalità di cui abbiamo goduto.
Ecco il diario del nostro viaggio.

9 agosto 2006

Partiamo dall’aeroporto di Incheon alle 8 di sera. Viaggia con noi padre Gianni Colzani, professore di Antropologia teologica e missiologia all’università Urbaniana di Roma, appositamente invitato per guidare gli esercizi spirituali.
Dopo tre ore di volo, arriviamo all’aeroporto internazionale «Chinggis Khaan», dove ci aspettano i padri Giorgio Marengo e Charles Gachingiri, più una giovane mongola, Maya, amica dei nostri «mongoli».
Arrivati a destinazione, nell’appartamento dei padri, troviamo due buonissime torte preparate dalle nostre sorelle. Dopo una bella chiacchierata, andiamo a riposare.

10 agosto

Prima visita alla città di Ulaanbaatar. Cominciamo dal monastero buddista di Gandan, uno dei pochi sopravvissuti alle distruzioni staliniste. Confrontiamo il buddismo mongolo col nostro coreano: quello mongolo è più di ispirazione tibetana tantrica, con molti elementi sciamanisti; la statua del Budda, nel tempio centrale, è alta 25 metri; rimaniamo stupiti nel sentire che alcuni monaci sono sposati e non vivono nel tempio.
Dopo un pranzo tipicamente mongolo (la carne non può mai mancare!), visitiamo il Museo di storia nazionale, poi la statua di Chenggis Khaan, nella piazza centrale della città, e il Parlamento.
La sera celebriamo la messa  a Niseh in una piccola cappella vicino all’aeroporto. Questa fa parte di una delle tre parrocchie della capitale, affidata a un sacerdote coreano, che ha chiesto ai nostri missionari di dargli una mano nelle attività pastorali in questo quartiere povero.
Per cena le nostre consorelle ci coccolano con una deliziosa pizza. A tarda sera arriva da Hong Kong padre Eesto Viscardi, superiore del gruppo in Mongolia, il quale aveva accompagnato un gruppo di giovani mongoli per partecipare all’incontro dei «giovani dell’Asia 2006».

11-16 agosto

Partenza per gli esercizi. Raggiungiamo un campo di gher, tipiche tende mongole. La sera siamo introdotti al tema del ritiro: la «Missione»; tema che nei giorni seguenti viene approfondito nei suoi vari aspetti biblici e teologici. Anche se il ritiro sembra quasi un corso di rinnovamento e aggioamento sulla missione, troviamo molti spunti spirituali per approfondire il nostro incontro con Dio e per riaffermare il nostro «sì» a Lui e alla missione.
In questo ci aiuta molto anche la contemplazione della meravigliosa natura circostante, tipica del paesaggio mongolo: grandi spazi vuoti di steppe erbose, animali in libertà (cavalli, pecore, mucche e i famosi yak), montagne, cielo azzurrissimo, tramonti dorati e notti stellate: tutte meraviglie che in Corea non siamo abituati a vedere.
Alla fine del ritiro, giochiamo una partita di calcio, Mongolia contro Corea: vince la Mongolia per 3 a 2; ci consoliamo con una cavalcata per la prateria circostante.

17 agosto

Ritorniamo nella capitale e visitiamo il vescovo filippino mons. Wenceslao Padilla, che ci accoglie molto familiarmente. Ci racconta la sua esperienza missionaria e quella della giovane chiesa mongola: 345 cattolici, più di 100 catecumeni, 3 parrocchie, 5 cappelle e tante attività di carattere sociale e caritativo.
Nella visita al Museo di storia naturale, possiamo ammirare molti scheletri di dinosauri, provenienti dal deserto del Gobi, dove tali fossili sono ancora abbondanti e a cielo aperto. La sera assistiamo a uno spettacolo di musica e danze tradizionali, che sono molto più «vivaci» delle danze coreane. Un’altra sorpresa: nel teatro incontriamo tre bergamaschi, arrivati in Mongolia con la Transiberiana.

18 agosto

Al mattino partiamo in direzione sudovest, per raggiungere Arvaikheer,  una località dove i nostri padri e suore, verso la fine di settembre, apriranno la loro missione. Purtroppo le nostre consorelle non possono prendere parte a questo viaggio.
Appena usciti dalla capitale, ci troviamo immersi nelle grandi steppe disabitate. Pochissimi i centri abitati; quelli usati dai soldati russi ora sono totalmente abbandonati. Qua e là una gher, cavalli,  pecore e capre a migliaia. Ci fermiamo a contemplare una zona dove l’aridità del clima ha creato una fascia di dune sabbiose.
Proseguiamo. La nostra prima tappa è la città di Kharkhorim (Kharakhorum), antica capitale dell’impero mongolo per circa 40 anni, poi abbandonata e quindi distrutta dai soldati mancesi.
Dell’antica capitale rimangono solo il grande complesso di muraglie e tre templi del monastero Erdene Zuu (cento tesori), la cui costruzione ebbe inizio nel 1586 e fu completata solo 300 anni più tardi. La storia racconta che anche questo monastero subì la stessa sorte della capitale: fu più volte saccheggiato, finché fu distrutto dagli stalinisti, uccidendo un numero imprecisato di monaci e risparmiando solo tre templi.
La sera ci fermiamo a dormire in un campo turistico di gher vicino l’antica capitale.

19 agosto

Al mattino, visita al monumento dedicato a Chenggis Khaan. Quindi ripartiamo per visitare un famoso tempio, che fu rifugio di Zana Bazar (1635-1723), il maggiore ed eminente artista religioso e uomo di cultura, che consolidò l’affermazione del buddismo tibetano in Mongolia diventandone il primo capo spirituale.
Il tempio è meta di frequenti pellegrinaggi, specialmente da parte degli anziani. Per raggiungerlo bisogna camminare; ma alcuni di noi, non ancora tanto anziani, preferiscono salirvi a cavallo.

20 agosto

Trascorsa la notte in un altro campo turistico di gher,  visitiamo la cascata di Orkhon, che si erge maestosa di fianco all’accampamento; quindi riprendiamo il viaggio sulla nostra 4×4. Per visitare la Mongolia occorre un fuoristrada, poiché le strade asfaltate sono poche e piene di buche e, se si vuole raggiungere certe località, bisogna viaggiare su piste, guadare fiumi e, soprattutto, affidarsi sempre a un’autista mongolo, che abbia uno spiccato senso dell’orientamento.
Per raggiungere la nostra destinazione finale, dobbiamo scalare una montagna, passare il valico e scendiamo verso una grande vallata. All’improvviso vediamo migliaia di persone: sono cercatori d’oro! Intere famiglie, uomini, donne e bambini scavano, trasportano e setacciano la terra in cerca di polvere d’oro. Alcuni sono lì da due anni. Le condizioni di vita e di lavoro sono veramente disumane. I locali li chiamano «ninja», perché vanno in giro con una bacinella di plastica sulla schiena e assomigliano alle popolari tartarughe dei cartoni animati.
La sera arriviamo, finalmente, alla città di Arvaikheer, capitale di regione con 22 mila abitanti. È in questa piccola città che i nostri confratelli e consorelle apriranno la nuova missione. La casa in affitto dove abiteranno è quasi pronta, ma non abbastanza per passarci la notte.

21 agosto

Visita alla città e al museo. Nel mercato, che fornisce tutta la regione, troviamo prodotti provenienti dalla Cina, Corea, Russia. Con grande sorpresa constatiamo che, addirittura, alcuni cantanti e attori coreani sono popolari in queste remote zone.
La nostra sarà in assoluto la prima presenza cattolica in questa regione. Auguriamo ai nostri confratelli tanta fortuna e fede nei piani di Dio.
Riprendiamo la strada verso Ulaanbaatar, facendo qualche sosta per pranzare e per sgranchirci le gambe. Dopo varie ore di viaggio, su piste e tratti di asfalto, raggiungiamo la capitale tutti impolverati.

22 agosto

Ultimo giorno in Mongolia. Stanchi del viaggio, decidiamo di prendercela con calma. Al mattino facciamo una visita a padre Kim, coreano e parroco della parrocchia in cui risiedono i nostri. La chiesa è ancora in costruzione, per cui la messa si celebra in un grande gher.
Facciamo poi qualche acquisto e nel tardo pomeriggio celebriamo la messa con i pochi fedeli e catecumeni della parrocchia. Restiamo meravigliati del fervore e attenzione con cui tutti i fedeli della giovane comunità partecipano alla liturgia e ai canti. Anche padre Giorgio ci stupisce per la scioltezza con cui maneggia la lingua mongola.
Arriva il momento di ripartire per la Corea: dalle fresche e secche notti mongole ci rituffiamo nel caldo umido dell’estate coreana.
Mentre ci salutiamo, pensiamo a come continuare in futuro questi incontri. Per ora ci rimane nella mente e nel cuore le cose che non ho raccontato: i gesti di simpatia, accoglienza fratea e tutte le altre belle cose che i nostri confratelli hanno fatto perché il viaggio fosse quello che è stato: sentire la Mongolia come parte di noi stessi! La Consolata è anche in Asia e ci vuole tanto bene. 

Alvaro Pacheco

Alvaro Pacheco

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