Alla ricerca della sovranità alimentare

Fsm e mondo contadino

E’ il diritto dei popoli definire cosa mangiano, chi lo produce e come. L’Africa è al 70% agricola, ma i governi non ascoltano i contadini. E le istituzioni inteazionali aprono i mercati africani mentre proteggono quelli dei paesi ricchi. Ma i produttori agricoli si organizzano, a livello mondiale.

BAMAKO. L’aula della Biblioteca Nazionale del Mali è gremita di folla. L’ampio palazzo è sede degli incontri sul tema «Questioni agrarie e contadine». Uno dei più frequentati a vedere il movimento di personaggi in grand boubou e di donne avvolte in panni colorati. L’Africa, e in particolare questa regione, conta tra il 65 e il 70% della popolazione come produttori agricoli. Ma, racconta Njogou Fall alla platea «noi contadini non siamo importanti nelle decisioni sulle politiche agricole, almeno questo è quello che pensano i nostri governi». E continua «dobbiamo interrogarci prima di tutto a livello nazionale nei nostri paesi e rispetto ai nostri governi, sulla maniera con cui portano avanti gli interessi degli africani». Fall, senegalese, corpulento ma gentile, è il presidente del Roppa (la maggiore rete di organizzazioni contadine e di base dell’Africa dell’Ovest). «In secondo luogo, chi decide per noi sono le istituzioni inteazionali». Fall dice che il movimento contadino non è contro l’integrazione regionale, ma che troppo spesso gli organi sovra nazionali (ad esempio Uemoa e Cdeao in Africa dell’Ovest), prendono il sopravvento sulla sovranità dei paesi e foiscono facili alibi ai governi su certe mosse impopolari.
Queste decisioni, prese in sede Omc (Organizzazione mondiale del commercio) fanno gli interessi dei paesi sviluppati: «Si chiede agli africani di aprire i propri mercati mentre ci si protegge il più possibile nei paesi ricchi e si danno pure sovvenzioni. A questo ci dobbiamo opporre, ed è qui che devono intervenire i nostri governi» continua Fall. L’Omc e i ministeri, inoltre, spingono verso l’agricoltura industriale di prodotti per esportazione verso mercati estei, mentre il Roppa promuove l’agricoltura familiare, orientata al soddisfacimento dei bisogni interni.

Assumersi le responsabilità

«Siamo la maggioranza della popolazione in Africa dell’Ovest, perché lasciamo decidere una minoranza delle nostre sorti senza reagire? Dobbiamo capire che la nostra inazione, disorganizzazione e fatalismo giocano contro di noi. La maggior parte delle volte qui in Africa siamo credenti e diamo la responsabilità a Dio di quello che ci capita, ma i problemi sono nostra responsabilità». Il presidente spiega che i contadini costituiscono la maggioranza dell’elettorato di queste nazioni e sono quindi in grado di fare pressioni.

L’Europa e gli Usa proteggono e sovvenzionano le loro agricolture. Perché in Africa Occidentale non si deve proteggere il riso, filiera ad alto potenziale per l’autosufficienza alimentare di questi paesi? «Non potremo competere con l’agricoltura americana o europea, abbiamo bisogno di orientare la nostra produzione verso la domanda intea, i bisogni di sviluppo e di vita migliore degli africani». Concetto, questo, che si riassume nel termine «sovranità alimentare».

Dal locale al globale

Paul Nicholson, rappresenta Via Campesina, la più grossa organizzazione contadina mondiale. «Il nostro è un movimento internazionale nato dal basso, che unisce una molteplicità di anime diverse, per dare una voce ai contadini e ai pescatori, con un carattere politico orizzontale, al contrario di alcune organizzazioni tradizionali gerarchiche o ad altre che ci trattano in modo patealistico». Nicholson spiega che la loro visione e proposta per la società è la sovranità alimentare. Si tratta di un diritto di cittadinanza – non solo contadino quindi – e principio sul quale tutti gli accordi inteazionali dovrebbero basarsi. Il diritto dei popoli a definire queste politiche di accesso alle risorse della terra, acqua, sementi. Il diritto del consumatore a definire cosa mangia, chi lo produce e come lo produce. Tutto questo, ricorda Nicholson, si contrappone alla sempre più forte aggressione al mondo rurale e alle risorse naturali.

Ecco perché sono in aumento le lotte locali che hanno influenza sul globale, magari poco conosciute ma sempre molto criminalizzate, alle quali occorre dare maggiore visibilità. Come ad esempio la lotta sugli Ogm (organismi geneticamente modificati). «Il nostro movimento vuole dare una prospettiva alternativa al modello neoliberista» conclude Nicholson.

Di Marco Bello

PARLA José Bové

José Bové ha lo sguardo soione e fuma la pipa sotto i folti baffi biondi. Si muove da prima donna il leader contadino francese, consapevole di essere uno dei personaggi più noti del Forum. Tranquillo e sempre disponibile, ci racconta i preparativi del Forum sulla sovranità alimentare che Via Campesina sta organizzando, proprio a Bamako per il 2007.

«Per la prima volta che il tema della sovranità alimentare sarà dibattuto a livello mondiale, e non solo, si parlerà dell’alternativa che pone Via Campesina all’Omc. Quando diciamo: l’agricoltura deve uscire dall’Omc è la questione della sovranità alimentare che si pone e il ruolo del mercato rispetto ad essa. Non deve essere il mercato che detta le politiche agricole dei paesi, ma esso deve essere organizzato nel rispetto all’obiettivo centrale dell’agricoltura che è l’alimentazione». Ma perché in Africa? «Perché no? È il continente più attaccato dal dumping (ribasso artificiale dei prezzi per penetrare un mercato, ndr.) dei paesi ricchi. Questo dibattito è più concreto se fatto qui. Il movimento contadino è ben organizzato e porta avanti una lotta importante».

Parlando del Forum sociale di Bamako Bové sottolinea come le organizzazioni africane non sono mai state assenti da queste iniziative, ma andare a Porto Alegre o in India sia molto costoso. Mentre questo incontro ha dimostrato che c’è una vera vitalità dei movimenti sociali africani, di tutta l’Africa. «Questo Forum ha messo in particolare risalto il fatto che il movimento sociale esiste, è forte, capace e agisce concretamente. Le rappresentazioni della società civile devono coalizzarsi per affermare bene la nozione di contropotere che devono avere di fronte a questo processo».

Ad ascoltare tutti questi discorsi, seppur di leader contadini, ma talvolta anche di teorici, nasce spontaneo il dubbio sull’impatto per il contadino africano medio. «La ricaduta concreta è l’insieme dei propositi delle organizzazioni contadine che sono presenti. A partire da questi costruiremo il Forum sulla sovranità alimentare. È un processo in divenire e per raggiungere l’obiettivo di sovranità occorre la riconquista dei mercati locali da parte dei contadini, far uscire l’agricoltura dal sistema dell’Omc e allo stesso tempo la riforma agraria, il controllo delle sementi da parte degli agricoltori. Tutti aspetti che interessano il produttore».

E a chi gli chiede quale spiritualità ha il Forum sociale risponde: «Oggi quello che ci anima qui, è portare avanti dei valori che permettano a ognuno di riconoscersi a partire dalla propria identità per cercare di costruire un mondo più giusto e più solidale».

Marco Bello

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