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Un dono da custodire

PIEMONTE/ ACQUA IN RISICOLTURA

Ci sono punti di partenza diametralmente opposti per l’utilizzo dell’acqua nelle pratiche agricole. Prendiamo ad esempio la coltivazione del riso, la principale attività agricola del Piemonte orientale.
L’utilizzo dell’acqua e del territorio visti come una risorsa da sfruttare hanno prodotto guasti che sono destinati a continuare nel tempo e, in ultima analisi, hanno prodotto costi aggiuntivi per la bonifica dell’acqua ed il recupero del territorio.
Infatti l’impiego per più di trent’anni dei diserbanti chimici in un sistema idrico complesso che ha le acque di superficie in equilibrio con le falde sottostanti ha prodotto una contaminazione delle falde profonde costringendo ad attingere l’acqua potabile in falde sempre più profonde.
Inoltre, la non corretta cura degli alvei dei fiumi che nella parte montana sono stati costretti in argini che ne hanno fatto aumentare la velocità di deflusso a valle dove i letti dei fiumi non più opportunamente dragati favoriscono dannose, periodiche e sempre più frequenti esondazioni. Ora di fronte a questa realtà fatta di contaminazioni ed alluvioni che fare?
L’ottimizzazione del terreno di risaia porta ad un risparmio dell’acqua necessaria per la sommersione, la ricerca sui diserbanti si è sicuramente affinata e si dovrà operare alla luce delle vicende trascorse. Così, ad esempio, la vicenda del bentazone, composto impiegato massicciamente per il diserbo può sicuramente insegnare qualcosa per il futuro.
Il bentazone, prodotto a bassa tossicità ma ad alta stabilità, ha contaminato praticamente tutte le falde più o meno profonde a seconda della compattezza degli strati di argilla presenti nella nostra piana risicola. A completare il danno è sopravvenuto il rimescolamento delle falde con l’impiego di pozzi che attingono acqua da tutte le falde poste in collegamento tra loro e l’escavazione in profondità di ghiaia dai terreni risicoli. L’impiego del bentazone in risicoltura è vietato dal 1986 ma a tutt’oggi lo si ritrova nelle acque emergenti del vercellese ed in pozzi di bassa profondità.
L’auspicio è che il controllo dell’impiego di nuove molecole sia puntuale e continuo per evitare altre contaminazioni che recano danno economico per la bonifica e danno, difficilmente sanabile in tempi brevi, al sistema idrico nel suo insieme.
Noi non siamo solamente fruitori dell’acqua ma, essendo essa un dono di Dio creatore, dobbiamo diventae anche custodi attenti e previdenti.
Il sistema idrico della terra da riso è delicato ed importante per tutto l’ecosistema e non può solamente essere «usato» ma si deve avere cura di non alterarlo, non solo in superficie ma anche nelle falde profonde. Non solo per avere l’acqua necessaria per le risaie ma perché i nostri figli e nipoti possano trovare un ambiente non esaurito e non devastato.
Allora l’acqua per le risaie non è un problema solo degli agricoltori, non è un problema di produttività, ma è attenzione per un dono che rischia di rompersi per imprevidenza, disinteresse e cupidigia.

Luciano Vietti

Luciano Vietti