Una sola madre terra Homo “turisticus” responsabile(2)

Per proteggere le risorse ambientali, contribuire al reddito e al benessere delle comunità locali, offrire ai turisti un’esperienza di qualità, il turismo deve essere «sostenibile» e «responsabile». E si può! Molti individui, associazioni e operatori turistici ci stanno provando e con buoni risultati.

Responsabile, sostenibile, sociale, consapevole, ecologico, ambientale, etico: sono gli aggettivi in base ai quali un numero sempre crescente di turisti sceglie il proprio viaggio in Italia e all’estero.
Ben 15 mila sono infatti gli italiani che nel 2003 hanno scelto viaggi responsabili verso i paesi del Sud del mondo, 200 mila quelli che hanno preferito un turismo sostenibile nel nostro paese, e si stima che il loro numero crescerà del 30-40% all’anno.
Anche le organizzazioni inteazionali guardano con attenzione questo fenomeno. Secondo l’Organizzazione mondiale del turismo, agenzia dell’Onu, l’essere «sostenibile» significa che deve proteggere le risorse ambientali, contribuire al reddito e al benessere delle comunità locali, offrire ai turisti un’esperienza di qualità. Vediamo in dettaglio cosa può comportare essere turisti responsabili nel Sud del mondo.

VILLAGGI: «CLASSICI» O RESPONSABILI?
Anche le agenzie, organizzazioni e associazioni che offrono un modo di viaggiare diverso dai tour organizzati sono sempre più numerose. Partite qualche anno fa in un silenzio generale, con l’obiettivo di permettere al turista una conoscenza reale del luogo visitato, fuori dai circuiti dei grandi alberghi, villaggi turistici e resort uguali ovunque, oggi in Italia se ne contano circa 80.
Di fronte a operatori turistici «classici», secondo i quali un turismo di massa crea comunque lavoro, benessere e occasioni di sviluppo, i fautori del «responsabile» sostengono che se il turismo non è certamente la causa di tutti i mali dei paesi poveri, non ne è neppure la soluzione. E denunciano l’impatto spesso devastante delle masse di turisti sui paesi ospitanti, con le inevitabili conseguenze ambientali, sociali, culturali e sanitarie, riconosciute anche dall’Agenzia per lo sviluppo delle Nazioni Unite (Undp).
E intanto, lentamente, anche i grandi operatori turistici italiani e inteazionali iniziano ad affrontare l’argomento, anche se in maniera ancora molto limitata. Segnali concreti sono presenti ad esempio nella lotta contro la pedofilia associata al turismo, oppure nello sviluppo dell’ecoturismo.

«TEMPO LIBERO» NON È «RIPOSO DEI VALORI»
Le prime critiche e denunce al turismo «classico» arrivano soprattutto dalle chiese a partire dal 1967. Specialmente nel Sud del mondo, in numerose conferenze ecclesiali si denuncia l’imperialismo economico del Nord, si discute il ruolo delle multinazionali del settore, si solleva la questione del turismo sessuale.
Lo scopo è quello di stimolare una consapevolezza globale sull’impatto del turismo. «Il modo in cui il turismo è organizzato è neocolonialismo. Voi avete diritto allo svago e il denaro per concedervelo, noi no. E la nostra dipendenza economica da questa risorsa fa sì che i turisti debbano essere trattati come dèi» è l’amaro commento del padre indiano Desmond De Souza.
Proprio a partire dall’India, in pochi anni nel Sud e Nord del mondo prende forma un movimento di attenzione e critica al turismo, che si traduce in reti di associazioni e organizzazioni non governative operanti nel campo del turismo responsabile, ma anche in centri di ricerca, singoli intellettuali, attivisti, scrittori e giornalisti. Nel 1995 a Lanzarote, nelle Canarie, si tiene la Conferenza mondiale sul turismo sostenibile, promossa, tra gli altri, dall’Unesco e dall’Unep (United Nations Environment Programme), durante la quale viene approvata la Carta del turismo sostenibile.
Anche in Italia prende vita un forum nazionale di attenzione al turismo. Dal 1996, l’incontro tra associazioni e Ong (come Icei, Mlal e Aspac), organizzazioni ambientaliste (Legambiente, Wwf e Cts), associazione delle imprese turistiche aderenti alla Lega delle cornoperative (Ancst), Associazione consumatori utenti, Ecpat, giornale di strada Terre di Mezzo… porta a due grossi risultati: la sottoscrizione nel 1997 della Carta di identità per viaggi sostenibili e la fondazione, nel 1998, di Aitr-Associazione italiana turismo responsabile. Nata con l’appoggio ufficiale del Dipartimento del turismo della Presidenza del consiglio dei ministri, l’Aitr ha per scopo la diffusione e realizzazione dei principi contenuti nella Carta; oggi, è formata da 50 associazioni no profit che si occupano a diverso titolo di turismo (vedi bibliografia).
Al fianco di questo movimento, anche il Vaticano si dimostra attento alle problematiche sollevate, tanto che il 9 giugno 2001, in occasione della xxii Giornata mondiale del turismo, papa Giovanni Paolo ii invita tutti i credenti a riflettere sugli aspetti positivi e negativi del turismo, affinché «nessuno cada nella tentazione di fare del tempo libero un tempo di riposo dei valori».

SOSTENIBILE ED ETICO
Nel tempo, grazie anche alla presenza attiva delle organizzazioni non governative, i viaggi di turismo responsabile hanno subito un’evoluzione, puntando su obiettivi sempre più complessi. Nati come occasione per permettere a soci, amici, finanziatori o semplici curiosi, una conoscenza «reale» e problematica dei paesi in cui le Ong operano, negli anni sono diventati un’occasione per visitare i progetti di cooperazione internazionale delle Ong stesse e per conoscere i volontari e le popolazioni locali che beneficiano del progetto, fino a rappresentare una vera e propria occasione di sviluppo per le zone interessate.
Secondo Alfredo Somoza, presidente di Aitr, gli aggettivi chiave di questo modo di viaggiare sono due: sostenibile ed etico. Sostenibile, ossia in grado di favorire un contatto con il territorio e con la società ospitante, avendo cura delle implicazioni ambientali, economiche, sociali e culturali; che rivaluta i ritmi lenti, il confronto e il dialogo con la diversità e che vuole essere anche segnale concreto di aiuto allo sviluppo.
Etico: perché non fa finta di non vedere le violazioni dei diritti dell’uomo e dei popoli; anzi, ha il coraggio di denunciarle. Un esempio: la campagna di boicottaggio al turismo in Birmania, lanciata da Aitr, perché le infrastrutture turistiche del paese asiatico sono state costruite sul lavoro forzato e sono gestite prevalentemente da una narco-dittatura.
Il turismo sostenibile o responsabile richiede quindi il rispetto e la valorizzazione delle culture locali e soluzioni rispettose dell’ambiente, ad esempio, per i trasporti, per i flussi di energia e di materia, per gestire i rifiuti, per minimizzare l’inquinamento atmosferico, del suolo e delle acque, ma anche l’inquinamento sonoro e luminoso.
Il turismo responsabile, inoltre, richiede che siano scoraggiate le attività turistiche, ricreative e sportive dannose per l’ambiente, che si riducano gli sprechi e certi consumi, anche nel rispetto della dignità dei lavoratori. Il contatto con la comunità locale e il contributo al loro sviluppo passa attraverso le scelte di tutti i giorni.
Privilegiare dove possibile bus o treni per gli spostamenti interni, scegliere innanzitutto ristoranti e piccoli hotel a gestione familiare per pasti e peottamenti, essere ospiti nelle sedi di Ong, di missioni e, se possibile, presso famiglie locali, contribuisce a rendere il turista consapevole: di sé e delle proprie azioni, della realtà dei paesi visitati, della possibilità di scegliere un modo di viaggiare che anziché allontanare e distruggere, avvicini e costruisca.

I PROTAGONISTI
Diversamente da qualche anno fa, quando i primi turisti responsabili erano soprattutto persone socialmente impegnate e frequentatori delle botteghe del commercio equo e solidale, oggi i viaggiatori «consapevoli» appartengono a qualunque gruppo sociale e professionale.
Impiegati, professori, architetti, operai, si avvicinano con le aspettative e le esigenze più diverse. Sicuramente il gruppo che parte per un viaggio di questo tipo desidera creare un affiatamento interno che favorisca anche le relazioni con la comunità ospitante.
L’accompagnatore del viaggio non è, quindi, solo una guida turistica, ma diventa un animatore socioculturale e un mediatore fra culture diverse. Sicuramente conosce il paese visitato, ne parla la lingua, magari c’è già vissuto, in molti casi vi risiede (fatto che contribuisce anche ad aumentare la percentuale della quota del viaggio che rimane in loco). Può essere un volontario dell’associazione che organizza il viaggio in partenza dall’Italia oppure del progetto nel paese visitato, o ancora un riferimento locale, con un’opportuna formazione a questo tipo di turismo.
Un ruolo centrale è assunto dalle comunità locali: le associazioni che organizzano viaggi responsabili tendono a rivolgersi a comunità o strutture del luogo di destinazione, con le quali esiste un rapporto di collaborazione o conoscenza reciproca, consolidata nel tempo, e che quindi garantisca una coerenza di valori e livelli minimi di qualità dei servizi offerti.
Contemporaneamente la stessa comunità deve sentirsi parte attiva del progetto, libera di esprimere e risolvere i propri problemi. Molti dei partners dei viaggi di turismo responsabile sono inoltre fornitori di materie prime per il commercio equo e solidale e usufruiscono di crediti della finanza etica per sviluppare le loro iniziative.
A chi sceglie questo tipo di viaggi è richiesto di essere «responsabile» ancor prima di partire. Il gruppo di turisti, l’accompagnatore, l’organizzatore del viaggio, uno o più esperti del paese e i responsabili dei progetti che verranno visitati partecipano infatti a una riunione preparatoria. Ci si incontra, si conosce il paese da visitare, si presentano i progetti che saranno visitati… insomma, il viaggio comincia già in Italia!
Durante la riunione viene consegnata ai partecipanti una scheda con il prezzo trasparente, che evidenzia la percentuale del prezzo finale che rimane alle comunità locali o comunque nel paese di destinazione. La quota che rimane in loco (vitto e alloggio, trasporti locali, accompagnatore, quota progetto, formazione) si aggira sul 35%, che sale oltre il 40% se l’accompagnatore è locale.
Una percentuale della quota di viaggio, che può essere una quota fissa o variabile tra il 2% e il 5%, è destinata a finanziare un progetto nato in loco e gestito direttamente dalla comunità, progetto generalmente visitato durante il viaggio. Può trattarsi di una casa per ragazzi di strada, progetti di aiuto ad anziani e ammalati o di sostegno agli indios, microcrediti per le donne dei villaggi, prevenzione e controllo dell’Aids… (vedi riquadro Brasile).

IL TURISTA CRITICO
Il rischio della classica formula «tutto compreso» è che, dopo il viaggio, si torni a casa… «niente capito». Secondo Vittorio Kulczycki, «il problema è che un certo tipo di turismo ha trasformato il tempo libero, che è un bene sociale, in un bene di consumo».
Il turista che visita paesi del Sud non può più essere solo uno spensierato vacanziero, ma può diventare testimone di una realtà non sempre facile e né bella da vedere. I viaggi di turismo responsabile possono quindi rappresentare una duplice opportunità: una vera occasione di sviluppo per i paesi del Sud del mondo e un mezzo per rendere i turisti occidentali più responsabili nei confronti dei paesi poveri anche al ritorno dal viaggio, nella propria vita quotidiana.
Come è avvenuto per il commercio equo e solidale, fa notare Duccio Canestrini, oggi il consumatore-turista è sempre più consapevole di ciò che si «nasconde» dietro al prodotto «pacchetto viaggio» e, cosa importante, ha la possibilità di scegliere: «Se qualcosa cambierà in maniera rilevante, sarà grazie a una domanda dal basso».

BOX 1

BRASILE: villaggio, viaggio-avventura, o turismo responsabile?

TURISMO CLASSICO DA VILLAGGIO
«La vacanza è tua. Il lavoro è nostro. Al nostro villaggio c’è un intero staff a tua disposizione. Puoi vivere con loro una giornata ricca di emozioni, ma quando lo desideri scompaiono del tutto, lasciandoti in totale tranquillità»…
«Dolce come le melodie d’amore della bossanova. Dolce come i budini di cocco e manioca o come le batidas di maracujá, il frutto della passione… Fate quello che volete, ma per una volta lasciate che il vostro tempo sia veramente, arditamente dolce».
• Sistemazione: villaggio in posizione splendida, direttamente su una lunga e bellissima spiaggia di sabbia fine. Ambiente naturale lussureggiante e atmosfera suggestiva. Camera con servizi situata in palazzine di quattro camere. Veranda, balcone, aria condizionata, telefono, frigorifero, cassetta di sicurezza. Corrente elettrica 220 V.
• Servizi e strutture: area spettacoli, discoteca, sala Tv (Rai Inteational), piscina con acqua dolce, infermeria, area giochi per bambini, lavanderia, boutique, noleggio auto, cambio valuta.
• Attività sportive: canoa, bodysurf, beach volley (2 campi), calcetto (1 campo in erba), beach soccer (1 campo), tiro con l’arco, tennis (2 campi polivalenti), ginnastica acquatica, aerobica.

VIAGGIO AVVENTURA
«La foresta tropicale è vita allo stato puro, gioia, libertà. Non si può inventare la miseria nella terra dell’opulenza, non si può creare il nulla in nome del progresso, il vero progresso è nella salvezza della foresta, la vera ricchezza è nell’umida, sensuale e feconda ombra della selva, generatrice di vita e di speranza».
• Programma: dopo un lungo volo atterreremo a Rio de Janeiro, da dove, dopo aver visitato alcuni luoghi caratteristici della città e il famoso Orto botanico, ci spingeremo con mezzi a nolo lungo le catene montuose che costeggiano l’Atlantico per raggiungere il Parco nazionale di Itatiaia e la Riserva naturale di Poço das Antas… Effettueremo varie escursioni all’interno di queste interessantissime zone forestali e in particolare nella Riserva di Poço das Antas, dove sopravvivono gli ultimi esemplari in libertà di una delle più rare scimmie dell’America Meridionale… Durante questo percorso fluviale ci fermeremo spesso nei villaggi rivieraschi per intraprendere, con guide locali, delle escursioni a piedi o in canoa nella selva, alla scoperta di un mondo unico e straordinariamente ricco di ogni forma di vita…

TURISMO RESPONSABILE O SOSTENIBILE
«Il cuore dell’esperienza è rappresentato dall’incontro e dalla conoscenza: conoscenza reale del paese nella sua complessità, con i suoi problemi e le speranze della gente»… «Con i suoi mille volti e culture, il Brasile è il paese dalle emozioni forti: a bellezze naturali ineguagliabili si uniscono contrasti sociali esplosivi».
• Programma: l’arrivo è previsto a Recife, dove si visiterà il centro storico, con numerosi canali e ponti in riva al mare, di stile coloniale… Da Recife si raggiungerà in pullman Tremembé, villaggio di pescatori a 200 Km da Fortaleza, dove, ospiti dell’omonima associazione, si passeranno 4 giorni immersi nella quiete, con incontri coi pescatori che c’introdurranno al loro lavoro e ad altre attività dell’associazione; visite alla cittadina, uscite in barca e momenti di relax sulle spiagge incontaminate. Con un volo interno ci si trasferirà a Manaus, in Amazzonia, e da qui a Silves, dove si passeranno 5 giorni all’Aldeia dos Lagos, il primo centro di turismo responsabile dell’Amazzonia, sede di un progetto di conservazione dell’ambiente naturale e miglioramento delle condizioni della popolazione, attraverso il reddito prodotto dal turismo. Escursioni a piedi e in barca nella foresta. Ci si trasferirà a Rio de Janeiro, dove si avrà modo di apprezzae le bellezze turistiche e di scoprire anche un’altra Rio, fatta di problemi e di contraddizioni: visite nella periferia della città, per conoscere il lavoro dell’azienda agricola, il centro di formazione per gli adolescenti e la casa-famiglia che accoglie educatori, popolazione locale, minori e visitatori.
• Il viaggio prevede una giornata preliminare di formazione individuale e collettiva.
Fonte: CISV, Solidarietà in viaggio.

BOX 2

Rispetto: mai viaggiare senza

1) Il paese che ti consigliamo di visitare è quello in cui si protegge il patrimonio naturale e si rispettano i diritti umani.
2) Prima di partire, informati su usi, costumi, e problematiche socio-culturali.
3) Una volta scelta la destinazione, spostati con i mezzi che inquinano meno l’ambiente.
4) Gli animali non suonano il clacson e non ascoltano MP3: cerca di non disturbarli con rumori inutili.
5) Lascia a casa le tue abitudini: toerai più ricco con le usanze di un’altra cultura.
6) È meglio partire fuori stagione: affollamenti e file possono rovinare l’ambiente… e anche la tua vacanza.
7) Approfitta dei servizi locali: contribuirai al benessere e allo sviluppo della gente del posto.
8) Viaggia in piccoli gruppi: consumerai meno e rispetterai le comunità visitate.
9) Piante e animali rari stanno bene dove stanno. Non contribuire al traffico illecito di specie protette.
10) Visita i parchi nazionali, le riserve, i santuari: esistono anche grazie ai tuoi biglietti d’ingresso.
Fonte: Campagna CTS – Centro Turistico Studentesco e Giovanile

BOX 3

Per tutti i gusti

Cta Volontari per lo sviluppo è un’associazione di uomini e donne che da anni operano nel settore della solidarietà internazionale e che, come professionisti del turismo, lavorano esclusivamente nell’organizzazione di viaggi di turismo responsabile. Tante sono le modalità offerte per andare a conoscere realtà fatte di uomini, natura, cultura, storia, architettura, arte e artigianato.
Turismo comunitario. Percorsi in cui il turista è ospite di famiglie o di altri nuclei sociali e trascorre la maggior parte del tempo con le persone del posto, condividendone stili e tempi di vita, partecipando talvolta alle attività quotidiane e facendo escursioni in località interessanti dal punto di vista naturalistico, socio-culturale o storico.
Tour di conoscenza. Itinerari che toccano diverse località di uno stesso paese, alla scoperta degli aspetti storici, delle bellezze naturali e soprattutto delle tradizioni dei loro abitanti; una particolare attenzione viene data all’organizzazione di incontri con realtà artigianali collegate alla rete dell’economia solidale e con esponenti della cooperazione internazionale.
Campi di lavoro. Soggiorni che prevedono l’attività volontaria del turista e il suo coinvolgimento nei progetti di sviluppo dell’economia o della qualità della vita locali.
Fonte: Cta Volontari per lo sviluppo

BOX 4

Voglia di lentezza

«Un Paese straniero ti scava dentro l’animo, ma questo avviene solo gradualmente, con i tempi del nostro orologio biologico. Per capire ed entrare in una situazione bisogna appassionarsi ad essa, ma bisogna darsi il tempo perché questo avvenga» (Renzo Garrone).
«Purtroppo, proponiamo solo 15 giorni, perché altrimenti non ce la faremmo a riempire il viaggio. In questi 15 giorni, comunque Ram tocca solo tre/quattro destinazioni approfondite, piuttosto che 10 “mordi e fuggi”. Il tempo a disposizione è determinante per entrare nel ritmo del luogo di destinazione, pena lo smarrimento di qualità e di senso. Ti chiediamo di arrivare a questo appuntamento, per quanto possibile, con un atteggiamento di apertura. Lascia a casa il consumismo che ti obbliga a macinare un’attrazione dietro l’altra: certi tempi apparentemente “morti” dei nostri circuiti non sono dovuti a carenza di organizzazione, sono invece intenzionali, affinché lo “spirito” della realtà del luogo possa imporsi, far breccia, penetrare in noi piano piano».
dal sito di Ram: www.associazioneram.it

BOX 5

Ricordando lo Tsunami

…In conclusione.
1) Il turismo può portare benessere a patto che sia rispettoso e giusto e che il denaro rimanga nelle tasche della (povera) gente del luogo, piuttosto che in quelle di spregiudicati mediatori, indigeni o forestieri che siano.
2) Prima di esortare noi clienti a comprare i loro pacchetti viaggio, i tour operator siano trasparenti nel loro operato, elaborino una responsabilità d’impresa, promuovano un turismo ambientalmente e socialmente sostenibile, contribuiscano allo sviluppo.
3) È auspicabile che il turismo internazionale sia sempre più motivato e sempre meno «vacanza», non perché nella vacanza vi sia qualche cosa che non va, ne abbiamo tutti bisogno, ma fare vacanza in oasi di lusso circondate dalla miseria non è una bella idea.
4) Dopo lo tsunami: sarebbe interessante che le comunità locali avessero la possibilità di governare la ricostruzione, nella promozione di un turismo sostenibile, basato sull’ospitalità di villaggio. Perché, in quanto abitanti di luoghi veri, e non soltanto di destinazioni, possano essere protagonisti della rigenerazione e del ripensamento della loro capacità di ospitare.
Fonte: Duccio Canestrini,
www.homoturisticus.com

Silvia Battaglia

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