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DOSSIER GIOVANIAdolescenti in un mondo di adulti bambini

Famiglia, scuola, società

La società è cambiata e con essa il ruolo della famiglia, che non si è adeguata. Le difficoltà dei giovani d’oggi discendono direttamente dal mondo adulto e dai suoi pessimi esempi: dall’onnipresenza del mercato all’abolizione del principio etico della «logica conseguenza» fino allo svilimento dell’importanza della legge e del suo rispetto.

A leggere la cronaca e le varie inchieste sui «nostri ragazzi» si ha l’impressione di passeggiare in un cimitero: la morte popola la vita degli adolescenti, che hanno terrore della sofferenza. Leggendo le statistiche, m’impressiona particolarmente che alcuni giovani possano spendere fino a 50 euro al giorno (sms compresi, immagino). Il costo mensile sarebbe di euro 1.500, mentre un lavoratore (riformato dal governo Berlusconi) ne guadagna meno di 1.000 per mantenersi con famiglia incorporata. Da qualche parte c’è qualcosa che non funziona: c’è del marcio in Danimarca! Ho letto e riletto le interviste e gli studi sugli adolescenti e la conclusione è sempre la stessa: il soggetto e l’oggetto sono «i ragazzi». Tutto parte e tutto si conclude con loro, anche quando si dice (fonte Eurispes) che «il 92,4% dei ragazzi hanno individuato innanzitutto in una vita familiare serena l’elemento in grado di trasmettere loro un certo sentimento di sicurezza».
Secondo me, è sbagliato il metodo e quindi anche le conclusioni: non bisogna intervistare i ragazzi, facendo poi finta di scandalizzarsi dei loro comportamenti. La teoria psico-sociologica del behaviorismo è superata anche tra i più scalcinati dei gruppi sociali.

LA MALATTIA DEGLI ADULTI

Partiamo subito da un assunto, che potremmo così definire: quando un bambino/adolescente o gruppi di bambini/adolescenti o giovani, singolarmente o insieme, hanno un problema comportamentale o psicologico-relazionale, è sintomo che gli adulti sono già affetti da una malattia forse irreversibile. L’alto costo di questa malattia «adulta», la pagano sempre i bambini, gli adolescenti, i giovani. In altre parole: non esiste un bambino/ragazzo/giovane cattivo, ma in compenso esistono cattivi adulti che condizionano o segnano la vita del giovane, del ragazzo o del bambino. Portare esempi significa compilare un’enciclopedia sempre aperta ad aggioamenti.
Chi si scandalizza se i ragazzi dicono di non amare la scuola? Come fanno ad amare una scuola falsa, senza contenuti, che gli adulti stanno distruggendo, senza preoccuparsi affatto delle conseguenze sugli stessi ragazzi? Come fanno ad amare la scuola della riforma (?) Moratti che tutto è tranne che una riforma e una scuola?
I ragazzi amano il denaro, il cellulare, la moda e non sono soddisfatti del proprio corpo? Chi si meraviglia è in malafede o semplicemente complice di un sistema economico che fa leva proprio su questi elementi per indurre i ragazzi ad essere segmenti di mercato senza testa e senza cervello per poterli facilmente dominare e manovrare. Chi si oppone a queste perversioni? Oggi nemmeno la chiesa ci prova più, succube com’è dei processi mercantili che soggiacciono alla politica governativa.

«LA FAMIGLIA DI UNA VOLTA»

Credo che nessuna persona di buon senso possa accampare paragoni impossibili con espressioni come «ai miei tempi», che normalmente introducono i discorsi di chi non ha capito i «suoi» tempi e non capirà mai i tempi degli altri. Non esiste tempo o epoca migliore o peggiore di altri. Ogni epoca è figlia del suo tempo e per questo è unica e irrepetibile. Nel bene e nel male. I ragazzi di oggi non sono peggiori o migliori di quelli di ieri , sono solo ragazzi, non formati completamente, ma in via di sviluppo, in fase di crescita e quindi turbolenti e contraddittori, stupidi e formidabili come solo i ragazzi sanno essere, come lo fummo noi «ai nostri tempi». Un giorno smetteranno gli abiti adolescenziali e indosseranno quelli della maturità, se da adolescenti hanno avuto accanto, davanti e in alto uomini e donne adulti che hanno saputo proporsi e proporre prospettive alte e non merce scadente a basso costo.
Leggendo le statistiche delle varie scuole di ricerche si ha l’impressione che si rimpianga «la famiglia di una volta» come ombrello che paracadutava il figlio in ogni ambito della vita, dalla scuola alle amicizie, dal lavoro al matrimonio. Questa famiglia «esaustiva» e totalizzante ha cessato di esistere da quando, nella società pluralista contemporanea si sono moltiplicate le agenzie educative, spesso in contrasto con gli interessi della famiglia, diventata il «luogo» dove il ragazzo passa il minor tempo della sua giornata. Se la famiglia coltiva interessi di maturazione affettiva, attraverso la convivenza dialogica, i gestori di telefonia hanno l’interesse a sganciare il ragazzo da questa protezione per fae un autonomo soggetto di comunicazione «isolata» e «isolante» attraverso lo strumento degli «sms».
La famiglia, a sua volta, crede di trovare nel telefonino una risposta alla propria paura quando il figlio è fuori dalla propria influenza fisica e quindi prende l’iniziativa di accessoriarlo, pagandone il relativo costo, illudendosi che il telefonino accorci le distanze tra due o più assenti.

QUALE RUOLO PER LA FAMIGLIA?

La famiglia, in verità, ha preso coscienza di avere perso il proprio ruolo formativo, ma non si è preoccupata di trovare la sua nuova dimensione, adeguata ai tempi nuovi. Ha semplicemente abdicato, demandando funzioni e soluzioni al di fuori di sé. Un bambino oggi ha più impegni di un ministro degli esteri e la sua giornata è scandita ad un ritmo ossessivo che produce dislessia paranoica comportamentale, vissuta nella solitudine e nell’abbandono.
La famiglia oggi ha e può avere un solo ruolo: essere il luogo della convergenza, dove si discutono le esperienze e le proposte di tutte le agenzie educative «estee» (scuola, parrocchia, palestra, hobby, amici, letture, chat, ecc.) offrendo strumenti di valutazione per una decisione critica e più autonoma possibile riconoscendo al ragazzo il suo ruolo di protagonista della sua vita, ma offrendogli anche la certezza di una presenza non-occupante, ma sempre disponibile e aperta affettivamente. Il ragazzo si percepisce come soggetto solo se si percepisce amato non per quello che vale, ma unicamente per quello che è.
Gli adulti hanno un problema, anzi una serie di problemi: hanno dimenticato di essere stati ragazzi, adolescenti e giovani e scaricano sui figli le conseguenze della loro incapacità di risolversi e quindi, in ultima analisi, della loro immaturità. Essi proiettano nel mondo giovanile tutte le loro paure e i loro fallimenti, giungendo perfino ad essere capaci di generare figli, ma incapaci di sapee leggere la vita e le esigenze di educazione. Di fronte alle sfide del mondo giovanile, di norma, gli adulti fuggono e quando non possono fae a meno pagano la loro fuga con i telefonini, con la tv, con il denaro che sono sostituti affettivi offerti da adulti-bambini a bambini che vorrebbero diventare adulti, ma sono costretti a restare bambini o, peggio, sono costretti a diventare di colpo adulti-vecchi e mai adulti-adulti. Il mondo dello sfruttamento economico si è inserito in questo processo perverso di relazione adulti/adolescenti e ne sfrutta tutte le potenzialità vantaggiose per alimentare nuove generazioni di schiavi, pronti ad essere, ad apparire, a comprare e a vivere come vuole il padrone di tuo.
Come è lontana l’aspirazione del poeta Camillo Sbarbaro che, per il 18.mo compleanno del figlio, scrisse lapidarie parole: «Ubbidirti a crescere è la mia vanità!». Che altro non è che la traduzione laica della considerazione di Giovanni Battista di fronte al nuovo che avanza e lo sopravanza: «Egli deve crescere e io invece diminuire» (Gv 3,30). Queste parole, laiche o evangeliche, dovrebbero essere scritte a caratteri cubitali in ogni casa dove vi sono figli, in ogni scuola, in ogni luogo dove vi sono educatori di bambini, adolescenti e giovani perché offrono la dimensione delle proporzioni tra giovani ed adulti. Gli adulti invece, contro natura, cercano in ogni modo di crescere i figli a loro immagine, a loro somiglianza, perpetuando così il vecchio e impedendo al nuovo di affacciarsi all’orizzonte. Inutilmente, perché ieri è passato e domani deve ancora sorgere.

PUBBLICITÀ VIOLENTA E SESSUALE

Non c’è pubblicità che non regali servizi sempre più nuovi, sempre più appetibili. Tutto è gratis, a condizione di pagare tutto molto salato. Più di 63 milioni di sms significa fatturati di miliardi di euro. La nuova economia neo-teo-con si fonda sul nulla, cioè sulla polvere delle morte parole che copre l’anima degli adolescenti, stuprandoli nello spirito e derubandoli nel denaro che non guadagnano.
Cosa importa ai gestori di telefonia se questo «stile» ha come prezzo la vita stessa del ragazzo? Non c’è pubblicità indirizzata ai giovani e ai meno giovani che non sia esplicitamente o allusivamente sessuale o violenta, dove tutto è presentato come un diritto che si può afferrare senza fatica. Come meravigliarsi se poi i ragazzi hanno paura del compito di greco o della sofferenza? La morte, l’amore, il sesso non sono motivi di paura o di ansia, sono semplicemente banalizzati e quindi svuotati di significato.
I ragazzi assorbono questo «stile» e hanno smesso di stupirsi di fronte alla vita che percepiscono come peso perché tutto è «ottimo e abbondante» come il rancio militare. L’obiettivo da raggiungere è essere furbi e fare soldi a palate. La realtà è ben diversa e quando i ragazzi la scopriranno, forse sarà troppo tardi, come è tardi per tutti quei ragazzi che muoiono sulle strade dopo una notte in discoteca o dopo una corsa estrema per provare il brivido della morte, scommettendo ingenti somme sulla propria vita e sulla propria morte.

I PESSIMI ESEMPI DEL MONDO ADULTO

Gli adulti hanno abolito il principio etico delle «conseguenze logiche» e quindi inducono i giovani a comportamenti schizofrenici, fondati solo sull’interesse del momento e sulla morale dell’utile «per me». Alcuni esempi.
Quando un governo legifera per tre anni di seguito sui condoni di ogni genere, contravvenendo ai suoi doveri di tutela e di rispetto della legge, significa che alimenta il «sentire» che rispettare la legge è un lusso da cretini. Premiare fiscalmente chi disattende la legge con l’aggravante, per esempio, di deturpare e derubare il patrimonio naturale nazionale, significa educare le generazioni giovani ad un concetto di legge quanto meno relativo e alla convinzione che rispettare le leggi non solo non serve a niente, ma è vero esattamente il contrario.
Quando un parlamento legifera su leggi espressamente confezionate per impedire l’applicazione della legge nei confronti di chi governa la nazione, accusato di reati gravissimi come la corruzione di giudici, significa che i giovani sono costretti a prendere atto che – parola dei supremi modelli istituzionali – tutto è lecito e tutto è permesso. Ho voglia di una ragazza? Chi m’impedisce di prenderla con la forza? Ho bisogno di soldi? Perché non posso rubarli? Mi piace il motorino del vicino? Perché non devo prenderlo se io sono più forte di lui?
Quando il mondo adulto per protestare contro una pseudo-riforma della scuola che diminuisce le ore d’insegnamento propone ai giovani una giornata di sciopero, cioè di non studio, trasferisce un messaggio osceno e inaudito che è fonte di malessere e corruzione. In casi simili bisogna proporre uno sciopero al contrario: occupare la scuola e studiare il doppio, se si vuole passare il messaggio che la scuola è importante e che anche un solo minuto trascorso sui libri è un tempo prezioso che non deve essere sciupato. I giovani sono lo specchio della società degli adulti.
Il principio delle «conseguenze logiche», al contrario, esige che ogni pensiero, ogni scelta, ogni comportamento, ogni azione comporta di per sé, direttamente o indirettamente, una «conseguenza», che io devo affrontare e da cui non mi posso affrancare. È il principio della responsabilità che nasce dalla convinzione che la persona è per natura e per cultura un essere-in-relazione che è se stesso in quanto vive rapportato al mondo che lo circonda e alle persone che insieme a lui formano la polis-comunità, non come somma d’individui, ma come moltiplicazione d’interessi comuni e condivisi.

NON SOLO CRONACA NERA

Le cronache ci riportano ogni giorno fatti e circostanze eclatanti che riguardano il mondo giovanile (omicidi, suicidi, stupri, violenze) e descrivono una gioventù «negata», preda di un vortice senza senso, privo di valori e di passioni di vita. Le stesse cronache sono incapaci di cogliere la vita normale di tanti adolescenti e giovani che vivono serenamente tutte le contraddizioni della loro età, sognando magari di fuggire dai genitori, ma ricorrendo ad essi come sorgente di affetto di sicurezza.
Per un ragazzo che si suicida mille scelgono la vita. Per una ragazza terrorizzata dalla sofferenza, migliaia di ragazze fanno volontariato a persone che soffrono e ne portano il peso. Per uno che annuncia il proprio suicidio via sms, milioni di adolescenti inviano sms che scoppiano di vita e passioni.
Il mondo giovanile non è solo quello che appare, ma è specialmente quello che non si vede, anche se è vero che, quando un giovane si suicida o una ragazza è terrorizzata dalla sofferenza, il mondo intero ne rimane sconfitto, perché la morte ha vinto la vita prima ancora che sbocciasse.
C’è qualcosa di marcio in Danimarca! ed è l’amarezza che il mondo degli adulti sia incapace di cogliere il mistero affascinante dei nostri ragazzi e delle nostre ragazze. Con tutti i loro limiti e le loro debolezze e anche con i buchi neri che qualche volta li inghiottono, perché nel mare della solitudine, nessuno ha lanciato loro un salvagente.

don Paolo Farinella