Rivista Missioni Consolata – 120 anni

DAL 1899 L’UMANITÀ IN PRIMA PAGINA

LETTERA Indios yanomami strumentalizzati?

Spettabile redazione,
vi ringraziamo del bellissimo lavoro di annuncio del vangelo che svolgete attraverso Missioni Consolata. È una rivista che ci interessa molto, perché i suoi temi sono coinvolgenti e missionari. Anche gli indios yanomami (Roraima/Brasile), fra i quali lavoriamo, gradiscono sfogliarla, anche per le foto colorate che pubblica.
In modo speciale vi ringraziamo del dossier di febbraio 2004 su Roraima, elaborato dall’équipe della Campagna Nós existimos. Richiamiamo la vostra attenzione sulle pagine 34-35 e, più precisamente, sul servizio fotografico.
Ci ha suscitato sorpresa e indignazione la foto di due bambini yanomami sopra una discarica nella città di Boa Vista. Può sembrare che quei bambini stiano fra i rifiuti chiedendo aiuto. Anche alcuni yanomami, che hanno visto la foto, non l’hanno gradita. Suggeriamo la rettifica, dato che la rivista difende la giustizia e la verità dei fatti.
Gli yanomami si rifiutano di essere usati per presentare i problemi degli altri popoli indigeni. Hanno l’impressione che, quando in Europa si parla di indios, automaticamente si usino fotografie relative a loro stessi.
Nella cultura yanomami il viso e le mani «sporchi di cibo» non sono segno di sporcizia, ma di abbondanza. È così che interpretiamo la foto di pagina 34: sono due bambini nutriti e sani. Per questo la foto ci sembra mal posta sulla discarica. Inoltre i bambini yanomami non vanno a Boa Vista da soli, ma accompagnati dai genitori per cure mediche.
Oggi la discarica di Boa Vista è chiusa. Pertanto la sua foto non ha senso, dal momento che il dossier tratta problemi attuali e non fatti superati (dopo pressioni inteazionali).
La rivista e i suoi sostenitori possono aiutarci a superare la strumentalizzazione degli yanomami che avviene all’estero? Essere indigeni non è solo avere le piume in testa o la faccia dipinta, ma è riconoscere le loro differenze e non generalizzare con le culture.
Come équipe missionaria, non possiamo lasciar passare inosservato questo equivoco che ci ha procurato disagio e preoccupazione. Con questo non dubitiamo delle buone intenzioni di Missioni Consolata. Ma quella foto dà adito a varie interpretazioni.
Come figli del beato Giuseppe Allamano siamo chiamati, noi e voi, a rispettare la dignità delle minoranze etniche, tra cui il popolo yanomami.
Con la speranza che la nostra richiesta sia tenuta in considerazione dalla rivista, vi mandiamo un forte abbraccio fraterno, caloroso e cordiale.

I padri
Laurindo e Gianfranco,
le suore Blanca Yolanda, José Iris e Noeli,
i laici missionari
Manuel e Paula
Boa Vista (Brasile)

Siamo grati all’équipe missionaria. Condividiamo pure i rilievi critici, specialmente quello di non strumentalizzare gli yanomami… esotici, belli, nudi. Ecco perché, nei nostri viaggi a Roraima, non abbiamo mai «curiosato» fra loro. Che dire, allora, delle foto sui bambini yanomami e la discarica?
1. L’accostamento (non la sovrapposizione) delle due immagini è un’opera grafica di «photoshop» e ha un significato ideale: ricorda l’auspicabile unione fra indios ed emarginati della città (nonché contadini poveri), per cui è stata lanciata la Campagna Nós existimos.
2. La discarica non esiste più, ma non mancano a Boa Vista luoghi di degrado, che coinvolgono tutti, indios compresi.
3. «Gli yanomami si rifiutano di essere usati per presentare i problemi degli altri popoli indigeni…». L’affermazione è grave. Gli yanomami non possono scordare che, nel 1992, l’omologazione della loro terra avvenne grazie alla solidarietà di milioni di italiani, sensibilizzati dai missionari della Consolata. Oggi sono gli indios macuxí, wapichana, ingarikò, taurepang… a lottare per lo stesso problema. E gli yanomami, che hanno già beneficiato del sostegno di tanti simpatizzanti, dovrebbero essere con loro! Se non lo sono, spetta ai missionari operare per una più larga intesa fra tutti i poveri, senza escludere nessuno.
Questo è lo spirito profetico di Nós existimos, richiesto con forza anche dal vescovo di Roraima, Apparecido Diaz, prematuramente scomparso il 29 maggio scorso.

aa.vv.