DAL 1899 L’UMANITÀ IN PRIMA PAGINA

Questo sito, per scelta, NON fa pubblicità, NON richiede registrazioni di sorta, NON è a pagamento.

* Per non fare concorrenza «sleale» alla copia stampata,

la nuova rivista è online dalle prime ore del 16° giorno di ogni mese di uscita.

L’amore di Kambu e Mera vince ancora

L’AMORE DI KAMBU E MERA
VINCE ANCORA

L a leggenda che descrive la nascita della razza khmer è uno dei più interessanti racconti della letteratura del Sud-Est Asiatico: in essa si mescolano armoniosamente etnologia e storia , sincretismo religioso e surrealismo orientale.
L’unione del mitico indiano Kambu, con la meravigliosa danzatrice Mera, rispetta, pur nella concezione fantastica, la realtà di due popoli che, incontrandosi pacificamente, si conglobano tra loro, dando vita a un’unica razza e cultura.
L’influenza che il subcontinente indiano ha esercitato nei secoli passati è visibile ancora oggi nella vita delle popolazioni indocinesi; in quella khmer si rende addirittura tangibile: musica e danza sono le arti che meglio rispecchiano queste peculiarità e sono inscindibili dalle più comuni faccende quotidiane. I bambini vengono educati all’arte della danza sin dalla più tenera età.
La famosa «scala celeste» trova nei musicisti khmer gli ultimi esecutori: le vibranti note catturano lo spirito dei più attenti ascoltatori, avvicinandoli gradatamente alle sfere celesti e, ultimo stadio, al nirvana.
Negli spettacoli popolari, la musica è sempre accompagnata dalla danza: nessuna delle due potrebbe sopravvivere senza il reciproco supporto.
La capacità espressiva e la sinuosa gestualità degli arti, mani e piedi, sembrano doti talmente naturali nel cambogiano, che non si può evitare di rimandare il pensiero alla leggendaria capostipite: Mera che, appunto, era danzatrice essa stessa.
In tali rappresentazioni tutto ha sapore di regalità: l’abbigliamento, sempre sfarzoso, colorato e tempestato da pietre policrome; il viso di danzatori e danzatrici, truccato al massimo, per rispecchiare gli stati d’animo dei personaggi rievocati; la mitra, dalla tradizionale forma appuntita, che arricchisce la coreografia di solennità; le dita delle danzatrici, affusolate e con unghie lunghe e colorate…
Di solito gli spettacoli si svolgono sullo scenario di Angkor Wat e trattano temi di carattere sentimentale, con evidenti influssi religiosi e animisti. Sono sempre presenti i demoni della cosmologia prebuddista, che, di volta in volta, si scontrano o si alleano con altri esseri ultraterreni, secondo regole incomprensibili ai profani.
La finale è scontata: le forze maligne sono sconfitte; trionfa il bene, personificato dai due amanti, che coronano il loro sogno d’amore, come quello di Kambu e Mera.

P.P.