Rivista Missioni Consolata – 121 anni

DAL 1899 L’UMANITÀ IN PRIMA PAGINA

Tutti insieme!

Caro padre direttore,
solo in aprile mi è arrivata
Missioni Consolata di febbraio,
mentre in marzo mi
è giunta quella di dicembre.
Ma non facciamo polemiche
sulle poste…
Ieri sera, domenica, mi
sono dedicato a leggere la
rivista, invece di guardare
il «cassetto idiota» (così
sembra che gli americani
chiamino la tivù).
Sono rimasto molto male
nel leggere tutte quelle
lettere, piene di tracotanza,
cattiveria ed anche di
insulti. Sono rimasto male
soprattutto perché le lettere
provengono da credenti
che si definiscono cattolici
doc, che si vantano di avere
fratelli e figli preti, e
poi criticano perfino il papa
(quando egli parlava
contro il comunismo, i
mass media facevano da
cassa di risonanza; ora
che il papa giudica severamente
il capitalismo, tutti
zitti!).
Mi viene in mente Gesù
che diceva: «Lo so che siete
stirpe di Abramo, ma
intanto cercate di uccidermi,
perché la mia parola
non trova posto in voi»
(Gv 8, 38). E lo hanno ucciso
davvero.
Caro direttore, mi verrebbe
voglia di buttarmi
nella mischia anch’io, ma
dalla tua parte (e avrei
tanti argomenti documentati).
Però mi chiedo: è
mai possibile che noi, cristiano-
cattolici, ci scanniamo
a vicenda? Che cosa ci
direbbe Gesù Cristo vedendoci
così inviperiti gli
uni contro gli altri?
Inoltre mi dico: i fascisti
di Mussolini (penso che
fossero in buona fede, almeno
all’inizio) non sarebbero
arrivati in fondo
al baratro (dittatura e
guerra), se si fossero fermati
ad ascoltare anche
quelli che non la pensavano
come loro… Se i papi si
fermano a ragionare e a
dire, per esempio, che la
proprietà privata non è
sempre una cosa sacra,
perché anche noi, fedeli,
non ci fermiamo per capire
meglio i punti di vista
dell’altro che si dichiara
cristiano-cattolico?
E pensare che parecchi
politici, oggi, si ritengono
eredi prioritari della «democrazia
cristiana», ma si
comportano peggio di tutti
gli altri.
A me sembra che il linguaggio politico-televisivo,
carico di violenza, arroganza
e cattiveria, abbia
invaso anche le nostre
persone… se scriviamo lettere
come quelle pubblicate
su Missioni Consolata.
Caro padre, perché continui
ad essere così onesto
da pubblicare quelle letteracce
(tralasciando magari
l’autore per non esporlo al
vituperio) e a limitarti a
risposte brevi sperando
che gli interlocutori capiscano?
Ma forse ne avrai
per poco tempo. Forse ti
faranno fare la fine dell’ex
direttore di Nigrizia.
Ma intanto va’ avanti e
continua ad essere «la voce
dei senza voce»: la nostra
voce. La voce dei poveri
che cercavi di aiutare
quando eri missionario in
Africa; la voce di chi non
possiede giornali, né canali
televisivi né altro.
Siete rimasti in pochi
ormai, voi missionari. Io
vorrei aiutarvi, ma non
posso fare molto. Intanto
vi prometto la mia preghiera.

Caro Carlo, tu hai la
missione nel cuore, visto
che sei anche fratello di
padre Luigi, in Colombia,
e di suor Virgiliana
in Tanzania: entrambi
missionari della Consolata.
Senza scordare la sorella,
monaca di clausura.
Avanti tutti insieme!
Anche pregando.

Carlo Duravia