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L’otto per mille e il sud del mondo

Spettabile redazione,
oggi è domenica, ma non ho voglia di andare a messa. Non ho voglia di ascoltare la solita predica, uguale a tutte le altre. La conosco già, non mi serve. Quando uno esce di chiesa, tutto ciò che rimane è la benedizione finale. Un po’ poco. Poco per la parola di Dio che rimane tutt’oggi rivoluzionaria.
Domenica scorsa la parola di Dio si riferiva a violenza ed oppressione, ma il sacerdote non ne ha fatto cenno. Diceva: «Bisogna lasciarsi sedurre da Gesù». Ma che vuol dire? Se, per capire cosa si deve fare per «lasciarsi sedurre da Gesù», uno deve arrangiarsi da solo, allora il prete si legga le letture da solo. O no?
«Violenza ed oppressione» e neanche un pensiero alla guerra, all’Africa martoriata dagli interessi economici dei paesi ricchi e soffocata dal debito estero. «Violenza ed oppressione» e niente sul Fondo monetario internazionale, né sul G-8 o il M.A.I. Nulla sull’aborto né su di noi, chiesa ricca, che ogni giorno abortiamo i figli più poveri e indifesi. Come il ricco epulone nei confronti di Lazzaro, ci accontentiamo che i poveri raccolgano le briciole di questa ricchezza.
L’«otto per mille» ha fruttato alla chiesa modenese 9 miliardi di lire, di cui solo 20 milioni sono andati ai poveri del terzo mondo, ovvero ai missionari diocesani in Brasile.
Mi chiedo: quante chiese, scuole e ospedali i missionari hanno potuto fare con i 20 milioni ricevuti l’anno passato? Non prometteva «opere missionarie» la simpatica pubblicità dei due vecchietti, che fantasticavano di aver fatto chissà quante cose a favore dei poveri con una firma in favore della chiesa cattolica? Fatti contano, solo fatti. «Dai frutti si riconosce l’albero».
Nell’agosto scorso due ragazzi africani sono arrivati morti a Bruxelles, nascosti nel carrello di un aereo. Portavano una lettera di supplica ai potenti d’Europa. Denunciavano la situazione disperata dell’Africa: malattie, guerre, fame e chiedevano aiuto. Chiedevano istruzione, lavoro, salute. Volevano, anche loro, imparare a giocare a calcio e pallacanestro… E hanno dato la loro vita per portare un messaggio che tutti noi conosciamo da sempre. E ignoriamo tutti i giorni.
Fatti contano, solo fatti. Basta raccontare favole! Spendere incenso e parole d’amore col cuore e poi tenere i pugni ben chiusi. Abbiamo il coraggio di dire veramente una parola d’amore: «Un miliardo».
Sì, un miliardo all’anno per il sogno di questi ragazzi. Per qualche campo di calcio in Africa. Per una piscina in Brasile: a San Paolo i ragazzi muoiono nelle riprese di acqua potabile, dove sono andati a fare il bagno abusivamente, perché ogni tanto parte l’aspiratore che distribuisce l’acqua e risucchia anche i ragazzi. Milioni di ragazzi in Brasile (per non parlare dell’Africa) non l’hanno mai vista una piscina. Perché i nostri ragazzi debbono avere tutto e crescono viziati e loro, persone di serie Z, nulla? È vangelo questo?
Le nostre chiese sono belle, è vero; ma le loro belle fondamenta annegano nel sangue di migliaia di persone ignorate, lasciate morire di fame, guerra, ignoranza. E un giorno qualcuno dovrà rendere conto di questi talenti insanguinati e qualcun altro giudicherà meriti e colpe.
Nell’anno giubilare ci sia almeno un segno tangibile di speranza! Che qualcosa nel nuovo millennio possa cambiare! Che quei giovani, anzi, quei piccoli eroi-santi, non siano morti invano!

Il signor Guidotti alla lettera, sottoscritta pure da 43 persone, ha aggiunto il seguente post scriptum: «Non ho l’intenzione di creare polemiche o di gridare allo scandalo, ma di aprire un dialogo critico e propositivo su di noi, chiesa, che ancora ci “accontentiamo”, quando avremmo potuto e potremmo fare molto di più. Di più per questo mondo che trema e sanguina. Di più per questi fratelli che si interrogano disorientati, figli di un Dio minore».
È in questo spirito che pubblichiamo la lettera.

Guido Guidotti