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La Chiesa cattolica argentina ha manifestato una forte opposizione al progetto di legge di «Inviolabilità della proprietà privata», proposto da Federico Sturzenegger, ministro della Deregolamentazione e trasformazione dello Stato. Secondo la Chiesa, sono vari i punti critici della proposta in discussione: in particolare, viene fatto notare che l’iniziativa attenta contro la sovranità nazionale e i beni comuni e promuove il trattamento della terra come una merce.
Nelle intenzioni di La libertad avanza, il partito del presidente Javier Milei, la proposta vuole modificare i vincoli regolatori, allo scopo di rafforzare la sicurezza giuridica e la protezione dei proprietari. L’iniziativa – proposta lo scorso marzo – dal 4 giugno si trova ferma al Senato perché non conta su voti sufficienti per essere approvata.
Nella discussione in commissione, l’iniziativa è stata bocciata da vari parlamentari, oltre che da organizzazioni e istituzioni sociali. Il presidente della Caritas e titolare della Pastorale sociale dell’Episcopato, l’arcivescovo de La Plata, mons. Gustavo Carrara, è intervenuto nel plenario delle commissioni parlamentari per presentare le obiezioni al progetto.
Attraverso la Pastorale sociale, la Caritas e l’Équipe nazionale di pastorale aborigena (Endepa), la Chiesa cattolica ha espresso «profonda preoccupazione» circa il progetto, perché «attenta contro la sovranità nazionale, i nostri alimenti, i nostri beni comuni e il diritto all’autoterminazione dei popoli». Pertanto, ha chiesto che «coloro che interverranno nel dibattito di questo progetto orientino le loro scelte verso il bene comune e il futuro delle prossime generazioni, più che verso gli interessi particolari, mettendo in pratica la nobiltà della politica come massima espressione della carità».
I rappresentanti degli organismi della Chiesa hanno ricordato una frase di Magnifica Humanitas, la prima enciclica (uscita lo scorso 15 maggio) di papa Leone XIV, nella quale si afferma che «il principio del destino universale dei beni ci ricorda soprattutto che i beni della terra – il suolo, l’aria e i beni naturali – sono stati dati da Dio a tutta la famiglia umana per sostenere la vita di tutti, di oggi e delle future generazioni, e che ogni persona ha il diritto originario all’uso di tali beni» (punto 65).
Hanno avvertito – inoltre – che la preoccupazione si basa nel fatto che il progetto «esclude le limitazioni vigenti per l’acquisto di terra da parte di stranieri, persone fisiche o imprese» e, in particolare, apre alla possibilità di accedere a quelle legate a riserve d’acqua e altri beni naturali.
Secondo la Chiesa cattolica (e le organizzazioni ambientaliste), il progetto del Governo «indebolisce il potere dello Stato, nei diversi livelli, per gestire l’uso del territorio, pianificare opere pubbliche e proteggere l’interesse comunitario, soprattutto dei più vulnerabili, di fronte a interessi privati, tanto locali come stranieri».
Sostiene – inoltre – che «aver cura della terra è aver cura della vita», ricordando che «per le comunità rurali, contadine e indigene, la terra è identità, cultura, memoria e futuro», perché «in essa si costruiscono vincoli, saggezza, forme di lavoro e modi di abitare il mondo che si trasmettono di generazione in generazione».

Vari rapporti rivelano che, attualmente, oltre 13 milioni di ettari (130 mila chilometri quadrati) sono di proprietà straniera, un’area che rappresenta quasi il 5% del territorio nazionale, simile per dimensioni all’intera Inghilterra. Chi possiede queste terre? Secondo i ricercatori, gli Stati Uniti sono in testa alla classifica con 2,7 milioni di ettari, seguiti da Italia e Spagna.
La Chiesa ricorda che «di fronte alle promesse della crescita finanziaria» è bene tener presente il magistero del papa Leone XIV circa il vero sviluppo. Citando la Magnifica Humanitas, il testo sottolinea che «lo sviluppo è umano quando pone al centro le persone e non l’accumulazione dei beni, e quando si riferisce ha a che vedere con i popoli, non solo gli individui». Nello stesso testo si sottolinea che «lo sviluppo è integrale quando non lo si riduce all’ambito economico, ma promuove la qualità della vita nelle sue dimensioni spirituali, culturali, morali e relazionali, nel rispetto della Casa Comune, della diversità dei popoli e i propri modi di vivere».
Le critiche della Chiesa cattolica – inoltre – fanno riferimento anche alle possibili conseguenze sulla questione abitativa, ricordando che è importante «favorire l’accesso alla casa, come necessità primaria per tante famiglie, dando una base giuridica ragionevole agli affitti, che sia giusta tanto per i proprietari come per gli inquilini».
Per questa iniziativa sulla proprietà privata e per le altre già trasformate in leggi (riforma del sistema del lavoro, dell’uso delle risorse minerarie e dell’acqua, riduzione del finanziamento del sistema sanitario e dell’educazione), la motivazione principale del Governo ultra-liberista di Javier Milei è una tremenda ossessione: per favorire la crescita economica dell’Argentina, è necessario aprire tutte le porte agli investimenti, nazionali e stranieri, a qualsiasi costo, fino al punto di vendere letteralmente il Paese. La realtà del Paese è però un’altra: gran parte della popolazione argentina deve tirare sempre di più la cinghia, nonostante la felicità falsamente compensatoria dovuta ai successi della nazionale di calcio ai mondiali attualmente in corso.
Giuseppe (José) Auletta, Imc