Argentina. Taty e Alejandro

Addio alla storica leader delle «Madres de Plaza de Mayo»

Quando scomparve, Alejandro Martín aveva soltanto 20 anni. Impiegato statale e studente di medicina, educatore volontario a Villa 1-11-14 (una delle tante villas miserias – nome dato agli insediamenti informali – di Buenos Aires) e poi militante del Ejército revolucionario del pueblo (Erp), Alejandro era il secondo dei tre figli di Lidia «Taty» Almeida.

Fu sequestrato da uomini dell’organizzazione paramilitare conosciuta come «Triple A» (Alianza anticomunista argentina, Aaa) il 17 giugno 1975, pochi mesi prima che il golpe del generale Videla trasformasse l’Argentina in una dittatura militare e rendesse il sequestro e la scomparsa degli avversari una pratica comune.

Taty Almeida è morta lo scorso 14 giugno, all’età di 95 anni, quasi la metà dei quali trascorsi nella (vana) ricerca del figlio Alejandro e a lottare per «la memoria, la verdad y la justicia» per gli altri 30.000 desaparecidos dell’epoca. Per questo aveva aderito alle Madres de Plaza de Mayo, l’associazione delle madri degli scomparsi, nata il 30 aprile del 1977 e diventata presto molto conosciuta sia per il simbolo adottato (un pañuelo blanco, un fazzoletto bianco con il nome della persona scomparsa legato sulla testa delle donne) che per le modalità della protesta (ogni giovedì pomeriggio una marcia silenziosa attorno alla piramide di Piazza di Maggio, proprio davanti alla Casa Rosada, la sede della presidenza). Quando poi las madres si divisero in due gruppi (nel gennaio 1986), Taty divenne la referente della Línea fundadora.

Taty Almeida (al centro, con gli occhiali scuri) davanti alla Casa Rosada con altre «Madres de Plaza de Mayo». Foto Davide Casali.

È morta proprio nell’anno che commemora i 50 anni del golpe militare (avvenuto il 24 marzo del 1976) e durante la presidenza di Javier Milei, noto per le sue posizioni negazioniste rispetto a quel tragico periodo. Nel giorno della commemorazione, davanti a migliaia di persone riunite in Plaza de Mayo, senza giri di parole, Taty aveva accusato il presidente e il suo governo: «Dimostreremo a Milei e soci che non saranno in grado di cancellare la memoria. Siamo il Paese del “mai più” e del “fazzoletto bianco”». E, pochi giorni dopo, davanti a una platea di giovani dell’Università di Buenos Aires: «Siete voi che continuerete a lottare per la memoria, la verità e la giustizia».

L’attualità della lotta delle Madres si è palesata anche lo scorso marzo, quando nell’ex centro di detenzione clandestino «La Perla», non lontano da Córdoba, sono state riportate alla luce le ossa di 12 vittime del terrorismo di Stato. Al momento, ne sono state identificate 7, tutte con meno di trent’anni.

Confermando ancora una volta la sua mancanza di caratura morale, il presidente Milei non ha speso una parola per ricordare la morte di Taty Almeida. In compenso, lo ha fatto la Conferenza episcopale argentina che ha diffuso un comunicato firmato dal presidente, arcivescovo Marcelo Daniel Colombo, e dal segretario, mons. Raúl Pizarro.

«Apprezziamo – scrivono tra l’altro i due prelati – lo storico impegno di Taty per i diritti umani nel nostro Paese e ringraziamo Dio per averle dato coraggio nei momenti difficili. La sua dedizione alla ricerca della verità e della giustizia è una testimonianza per molte generazioni. […] condividiamo […] il desiderio che il terrorismo di Stato non prenda mai più piede nelle nostre istituzioni e che sempre più si possa costruire una patria fraterna per tutti».

Paolo Moiola

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