Iscriviti alla newsletter
Inserisci la tua email e iscriviti alla nostra newsletter

Il 4 settembre l’Assemblea generale dell’Onu ha votato a grande maggioranza una risoluzione per abbandonare la proiezione di Mercatore – ossia la mappa che usiamo ogni giorno – a favore di proiezioni che riflettano in modo più accurato le dimensioni reali dei continenti, in particolare dell’Africa.
Qualcuno potrebbe chiedersi se sia davvero il caso che l’organizzazione internazionale per eccellenza dedichi tempo a una mappa, mentre la nostra contemporaneità è attraversata da questioni ben più urgenti. Ma misurare il mondo è una questione tanto tecnica quanto politica e sociale. Come ha detto Robert Dussey, ministro degli Affari esteri del Togo: «Le mappe plasmano la nostra comprensione del mondo […] Guidano l’istruzione, alimentano l’immaginazione e influenzano le percezioni collettive».
Tutto è partito dalla campagna #CorrectTheMap, lanciata da Africa No Filter – un’organizzazione che lavora per cambiare le narrazioni stereotipate sull’Africa e mettere in luce il suo progresso, la sua innovazione e le sue opportunità – insieme a Speak Up Africa. L’Unione africana (Ua) ha appoggiato la campagna nell’agosto 2025, chiedendo al Togo di guidarne l’adozione in sede Onu. La vicepresidente della Commissione dell’Ua, Selma Malika Haddadi, ha dichiarato che «potrebbe sembrare solo una mappa, ma in realtà non lo è». Infatti, la proiezione di Mercatore riduce l’Africa a un continente marginale, nonostante sia il secondo per estensione al mondo e conti oltre un miliardo di abitanti.
Il voto finale ha visto 164 paesi favorevoli e 6 astenuti (Estonia, Georgia, Lituania, Moldavia, Serbia e Ucraina). Solo gli Stati Uniti si sono opposti, etichettando l’iniziativa come superflua e parte di un «progetto ideologico radicale».
La risoluzione promuove l’uso della mappa Equal Earth, elaborata nel 2018 da un team internazionale di cartografi. Secondo i sostenitori, il cambiamento contribuirà a correggere le percezioni (distorte) sull’Africa.
Perché Mercatore è «sbagliata»
Le mappe, essendo bidimensionali, portano con sé un difetto irreparabile: non è possibile riportare correttamente le misure di una superficie curva come la Terra su una superficie piatta. Le mappe, quindi, non sono riproduzioni in scala della realtà, ma delle proiezioni. Queste rappresentano più o meno realisticamente la superficie terrestre, che nel passaggio dalla sfera al piano causa inevitabilmente delle deformazioni. Ogni proiezione ha caratteristiche ed errori specifici, nessuna è indenne, risultando quindi artificiosa.
La proiezione a cui più siamo abituati è quella di Mercatore, sviluppata nel Cinquecento dal fiammingo Gerhard Kremer, studioso di matematica e astronomia. Le sue mappe conservano gli angoli a discapito della fedeltà di scale e distanze, caratteristica che risultava molto utile per le rotte nautiche dell’epoca, ma che causa distorsioni importanti. Ad esempio, la Groenlandia appare paragonabile all’Africa, mentre in realtà il continente africano è 14 volte più esteso. Nella mappa di Mercatore, quindi, più un territorio è vicino ai poli e più appare ingrandito, mentre risulta più realistico in prossimità dell’Equatore. È per questo che Groenlandia, Canada, Russia o l’Antartide sembrano molto più grandi di quanto non siano. Un criterio utile per la navigazione ha plasmato e influenzato, fino ad oggi, il nostro modo di percepire le proporzioni della Terra.
Non solo dimensioni
Un’altra convenzione cartografica ormai data per scontata è la rappresentazione eurocentrica, cioè con l’Europa al centro, il Nord in alto e il Sud in basso. In realtà la Terra non ha un sopra o un sotto, quindi ogni orientamento sarebbe teoricamente legittimo; quello utilizzato si è imposto soprattutto per la centralità storica dell’Europa nella navigazione.
Nelle aule cinesi, ad esempio, si usa una mappa che sfida i canoni eurocentrici e posiziona la Cina e l’Asia orientale al centro del mondo, con l’Oceano Pacifico a occupare gran parte del planisfero. Europa e Americhe sono spostate alle due estremità. Questa mappa riflette il nome con cui i cinesi chiamano il loro paese, Zhongguo, ovvero «paese di mezzo». Il tutto ribalta anche la nostra idea di cosa sia «oriente» e cosa «occidente» dato che, centrandosi sull’Asia, sono le Americhe e gli Stati Uniti a dover essere definiti come «oriente». Il caso cinese conferma inoltre quanto le mappe siano strumenti politici, che influenzano il nostro immaginario; infatti, i planisferi cinesi includono nei loro confini anche territori rivendicati da Pechino.
Anche la convenzione tra Nord e Sud è storicamente relativa: basti pensare che gli antichi egizi disegnavano le mappe con il sud in alto, dato che era da quella direzione che nasceva il Nilo.
Cosa cambia davvero
Le risoluzioni delle Nazioni Unite non sono vincolanti, quindi a nessuno Stato verrà imposto di usare la nuova proiezione. Chi si chiede se l’Onu debba davvero occuparsi di una mappa potrebbe leggere in questo un’ulteriore conferma. Nonostante la mancanza di vincoli, la decisione potrebbe comunque incidere sull’aggiornamento dei programmi scolastici e delle tecnologie di uso quotidiano, vista l’ampia diffusione della proiezione di Mercatore nell’istruzione, nella tecnologia e nella governance globale.
La cartografia si evolve in base a ciò che le mappe devono mostrare. In passato, era data rilevanza a elementi naturali come mari, monti e fiumi, mentre oggi sui nostri smartphone troviamo segnalazioni di negozi o ristoranti. Le mappe non fanno altro che adattarsi alle necessità della nostra società, ed evidentemente la comunità internazionale ha sentito il bisogno di rappresentare il mondo in modo più equo, oltre che più accurato.
Eva Castelletti