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Anche nel cinema ci sono azioni di resistenza. Di contrasto alla sempre più diffusa legge dell’intrattenimento tout court.
Diverse sale cinematografiche ancora si ostinano ad andare in direzione contraria, proponendo film d’impegno e di riflessione.
Anche tra i festival ne troviamo parecchi che propongono al proprio pubblico qualità e cultura. E impegno civile. Due di questi sono il Nazra Palestine short film festival e il Festival del cinema dei diritti umani di Napoli.

Il Nazra Palestine short film festival è un festival militante e itinerante: Nazra significa «sguardo», non ha una sede fissa, anche se gli organizzatori sono di Torino. Si svolge in tour lungo l’Italia: l’edizione 2025 ha visto 43 città coinvolte. E propone una selezione di cortometraggi realizzati da artisti palestinesi. Cinque fiction, otto documentari, quattro dedicati a Gaza, tre sperimentali, due fuori concorso.
Uno di questi film, un capolavoro, è Upshot, di Maha Haj: la tenera ricostruzione della vita di due persone che hanno perso un figlio sotto i bombardamenti, e che hanno trovato un modo originale (e spirituale) di farlo continuare a vivere. Un film che merita lunghe riflessioni sul nostro rapporto con la presenza.
La cosa più bella del Nazra festival, oltre ai suoi contenuti, è che potete prenderne parte attiva mettendovi in contatto con gli organizzatori per riproporlo sul vostro territorio.
In questa bellissima rassegna, la voglia di pace e di gioia prevale su ogni manifestazione dolorosa, su ogni rivalsa, su ogni ostentazione del torto subito.


Un altro evento da raccontare per la sua azione di resistenza è il Festival del cinema dei diritti umani di Napoli tenutosi a metà novembre scorso. Alla sua diciassettesima edizione, quest’anno ha avuto come titolo: «Terre promesse, terre rubate, popoli senza pace».
Il Festival è nato nel 2008, organizzato, coordinato e promosso dall’associazione senza scopo di lucro Cinema e diritti, costituita con l’obiettivo di far conoscere nel Sud Italia e nei Sud del Mondo il «Cinema dei diritti umani». Promuovere la cultura dei diritti universali attraverso le immagini di film e documentari sulle condizioni di vita di persone e popoli che percorrono il difficile cammino della democrazia e dell’eguaglianza.
Le opere presentate offrono esempi di resistenze umane agli abusi e alle violazioni quotidiane perpetrate da istituzioni e organizzazioni.
A ispirare questo progetto è stato l’esempio dell’America Latina dove il Cine de derechos humanos ha raggiunto importanti consensi grazie alla tradizione di lotta di quei popoli.

La città di Napoli, dal 2009, grazie all’impegno di Cinema e diritti e del Festival, appartiene allo Human rights film festival network (Hrfn), organismo coordinato da Amnesty International.
L’edizione 2025 ha visto in gara nove lungometraggi, tra cui il bellissimo The unseen, di Milou Reintjes e Niek Pennings che narra la vita di tre migranti in un ghetto del Sud Italia, tra precarie sistemazioni abitative e continuo sfruttamento lavorativo.
Tra i sedici cortometraggi, Adas Falasteen, di Hamdi Khalil Elhusseini e Samar Taher Lulu, racconta in forma di documentario la storia di un cuoco palestinese e del suo modo di trasformare la passione per la cucina in uno scudo contro la fame provocata dalla guerra a Gaza, alimentando resilienza e speranza nella sua comunità.
Il bellissimo Eksi Bir, di Omer Ferhat Ozmen, è la commovente storia di un proprietario di appartamenti che si batte perché i suoi inquilini non cucinino troppo speziato: ma non ha ancora assaggiato i loro piatti. Un cortometraggio premiato, tra l’altro, al Give peace a screen, il festival che ho la fortuna di dirigere e che si avvia alla sua terza edizione, a fine marzo del 2026.
Dario Cambiano
Centro studi Sereno Regis

