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Il conflitto, se ben gestito, è un processo che aiuta la società a progredire verso livelli di benessere più alti. Oggi, però, la dialettica sociale è raccontata dal potere come qualcosa che divide e che deve essere repressa. Ecco un glossario «per resistere alla repressione».
Molti pensatori e filosofi hanno individuato il motore della storia nella dialettica, ossia nel conflitto tra soggetti diversi.
Il più famoso è forse Karl Marx, che, nella sua filosofia, ha messo la lotta di classe al centro di tutta la storia e del progresso. Ma pure il pensiero liberale affida alla politica il compito di comporre interessi divergenti in sintesi vantaggiose per tutti.
Anche Gandhi ha elaborato una sua teoria del conflitto. Esso non è qualcosa da evitare, ma un processo tramite il quale la società progredisce e scopre livelli più alti di benessere, financo di avvicinamento alla «Verità». Questo vale per le società micro, le piccole comunità, ma anche per quelle macro, gli Stati, o l’intera comunità internazionale.
Per Gandhi, quando un conflitto degenera in violenza, diventa distruttivo. Quando, invece, è condotto con metodi nonviolenti, allora può realizzare tutte le sue funzioni positive (attenzione, può non significa che necessariamente riesca). Un conflitto con esiti positivi, quindi. Ma sempre di conflitto si tratta.

Per lungo tempo il conflitto è stato considerato come necessariamente violento, e, comunque, come un disordine che metteva in discussione l’armonia voluta dal sovrano.
Oggi, la dialettica sociale sta alla base della democrazia moderna (erroneamente chiamata «liberale», mentre si dovrebbe definirla «socialliberale»). Per questo ci si aspetta che essa, quando si manifesta, venga gestita, non repressa come, invece, sta accadendo ai nostri giorni.
Proprio in Occidente, infatti, oggi si rimette in discussione la funzione positiva del conflitto, considerandolo nuovamente un disturbo da depotenziare, soggiogare e reprimere.
Forse il problema sta in quella «fine della storia» che era stata proclamata dal noto politologo Francis Fukuyama dopo la caduta del muro di Berlino (e la fine dei comunismi) nel 1989. A questa frase è sottintesa, infatti, l’idea che la democrazia liberale, col suo correlato liberismo economico, ha ormai compiuto il suo corso, non ha più avversari e, quindi, non ha più bisogno di conflitti per evolversi.
Anzi, i conflitti ora diventano disturbanti. Come dire: la storia è finita perché abbiamo raggiunto la perfezione, ma la perfezione è di per sé immodificabile. È così che siamo tornati all’idea che il conflitto sia qualcosa da evitare: chi lo fomenta o lo pratica è un eversivo. Dunque, va punito.

Abbiamo fatto questa lunga introduzione per contestualizzare la fase attuale che, soprattutto in Italia, vede crescere a dismisura il numero di reati legati al conflitto politico sociale. Decine di nuovi reati e aggravanti sono stati aggiunti negli ultimi anni al codice penale.
La tendenza è quella del non ascolto, dell’evitamento del dialogo con le forze di opposizione e i movimenti antagonisti.
Ogni atto di dissenso viene visto come atto da reprimere. Ogni volta si cerca di dare una risposta con un ennesimo pacchetto sicurezza. Questo crea un maggiore antagonismo, una recrudescenza della protesta che, a loro volta, suscitano risposte ancora più repressive.
Come detto, la tendenza repressiva non riguarda solo l’Italia, né solo la destra oggi al governo. Non c’è dubbio, però, che l’impostazione da sempre securitaria della destra si sposi particolarmente bene con la tendenza a negare il conflitto, e, anzi, ne costituisca un rafforzamento.

A questo clima di lento scivolamento verso una democrazia autoritaria si oppongono Volere la luna e l’Osservatorio repressione (osservatoriorepressione.info), i due soggetti che hanno curato il testo «Questo libro è illegale».
L’Osservatorio repressione svolge dal 2007 attività di monitoraggio e informazione sui casi di abusi da parte delle forze dell’ordine, sulla repressione dei movimenti in generale, nonché riflessioni sui conflitti internazionali. Promuove ricerche e dibattiti su questi temi.
Volere la Luna (volerelaluna.it) opera a Torino dal 2018 come laboratorio di cultura politica e di buone pratiche. Contrasta le diseguaglianze, promuove e pratica forme di partecipazione solidale, favorisce la crescita di un pensiero libero e critico. Tiene insieme l’intervento politico sociale sul territorio e l’analisi sulla fatica della democrazia sociale, la violenza del potere, la militarizzazione della società, suggerendo forme di reazione.

Il libro è organizzato come un glossario «per resistere alla repressione». Ventuno parole analizzate e spiegate da altrettanti autori: attivisti, giuristi, insegnanti, tutte figure che hanno spesso subito la repressione sulla propria persona.
Le voci «Blocco stradale», «Carcere», «Daspo», «Fogli di via» e «Misure di prevenzione», «Militarizzazione», «Migranti», «Multe e risarcimenti», «Nemico», «Sicurezza», «Zone rosse», descrivono il meccanismo repressivo.
Altre come «Abitare», «Boicottaggio», «Disobbedienza», «Movimenti», «Mutualismo», «Resistenza» danno conto dei tentativi di reazione. In alcuni casi prefigurano possibilità per una società diversa.
Infine le voci «Fascismo», «Informazione», «Legalità» sono analisi per capire il contesto.
Un discorso a parte lo riserverei alla voce «Paura», che parte dalla considerazione che lo Stato moderno si fonda su questo sentimento. Il richiamo è alla filosofia di Hobbes, il cui Leviatano viene preso a modello di patto sociale: gli uomini, per ripararsi dalla paura della violenza, si affidano allo Stato, che avoca a sé il monopolio della forza.
L’avvertimento è questo: oggi rischiamo di vivere in un tempo nel quale la paura diventa la forma del disordine globale.
Abbiamo strumenti per resistere a questa deriva e ribaltarla: sono basati sugli ideali, sulla speranza, sulla volontà di realizzare una società più giusta e inclusiva per tutte e tutti.
Paolo Candelari
Centro studi Sereno Regis

Norberto Bobbio, Il futuro della democrazia, Einaudi, Torino 2014, pp. 220, € 13,00. Un libro del 1984 sempre attuale sui problemi della democrazia e del suo rapporto con il dissenso.
Aldo Capitini, Le tecniche della nonviolenza, Manni, San Cesario di Lecce, 2024, pp. 176, € 17,00. Uscito nel 1962, un testo sulle tecniche di resistenza, ancora valido.
Osservatorio repressione (a cura di), Repressione e diritto al dissenso, Roma 2019, pp. 137, scaricabile dal sito osservatoriorepressione.info
Forum disuguaglianze e diversità e Volere la luna (a cura di), Verso una svolta autoritaria? L’Italia e l’Europa tra neoliberismo e restrizione della democrazia, Roma 2024, pp. 66, scaricabile da forumdisuguaglianzediversita.org
