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Si avvicinano le elezioni brasiliane di ottobre. La campagna elettorale è in corso e già si capisce che sarà senza esclusione di colpi. Come accaduto per la Colombia, il presidente statunitense Donald Trump sta muovendo i fili – economici e politici – per cercare di orientare la consultazione nella direzione da lui voluta.
Il suo prescelto non poteva che essere Flávio Bolsonaro, candidato della destra brasiliana e figlio primogenito dell’ex presidente Jair Bolsonaro (condannato a 27 anni di carcere per il tentato golpe del gennaio 2023). A fine maggio, Trump lo ha ricevuto alla Casa Bianca e ne ha tessuto le lodi. È stato però meno amichevole con il Paese, imponendo dazi del 25 per cento su molti prodotti brasiliani a partire dal 22 luglio.
Pochi giorni dopo, al lancio della sua candidatura, tenutosi a San Paolo il 25 luglio, Flávio Bolsonaro ha ospitato un trumpiano d’hoc, il presidente argentino Javier Milei. Questi ha arringato il pubblico esaltando le doti di Bolsonaro e insultando senza ritegno il presidente Lula e Alexandre de Moraes, il giudice del Supremo tribunale federale. Insulti così pesanti da suscitare la dura reazione del governo brasiliano.
Nelle stesse ore, Brasilia ha negato l’ingresso nel Paese a due funzionari statunitensi che chiedevano di incontrare le autorità elettorali per discutere sulle elezioni di ottobre. La mossa di Trump è nata in seguito a dichiarazioni dello stesso Flávio Bolsonaro che mettevano in dubbio l’affidabilità del sistema elettorale elettronico del Brasile.
Contro la destra si ripresenterà Lula. Nonostante l’età (80 anni), il leader del Partito dei lavoratori (Pt) e attuale presidente pare l’unico in grado di competere per la sinistra. Al momento, tutti i sondaggi lo danno in testa su Flávio Bolsonaro.

Il ruolo delle Chiese: neutrali o schierate?
In questo clima pre elettorale sono uscite anche le considerazioni della Conferenza episcopale brasiliana (Conferência nacional dos bispos do Brasil, Cnbb), contenute in un suo messaggio del 17 giugno. I vescovi cattolici brasiliani non si schierano, ma richiamano ai valori della convivenza democratica, della giustizia sociale e della fraternità.
Nel messaggio, si legge tra l’altro: «Non possiamo tacere davanti alla scandalosa disuguaglianza sociale, alla corruzione, alla compravendita di voti, all’utilizzo improprio delle risorse pubbliche e alla diffusione deliberata di menzogne (fake news). Non è possibile accettare l’abuso di potere economico e politico e le forme di violenza che minacciano la convivenza sociale, indebolendo la fiducia nelle istituzioni democratiche». I vescovi concludono invitando i brasiliani a votare e a scegliere con cura i propri candidati.

Diversa è la posizione delle numerose Chiese evangeliche (che contano sul 26,9 per cento della popolazione), da tempo impegnate in prima persona nella politica brasiliana. Queste sono state un influente alleato dell’ex presidente Jair Bolsonaro. Il figlio Flávio sta lavorando attivamente per ereditare il loro appoggio. Per esempio, a gennaio di quest’anno il candidato della destra si è recato in Israele (come fece il padre) per immergersi nelle acque del Giordano. È stato il suo quarto battesimo.
Paolo Moiola