Inserisci la tua email e iscriviti alla nostra newsletter

Brasile. Lula e il «bullo d’America»

Le guerre di Trump, il presidente Usa

Lo scorso 9 luglio, Donald Trump ha annunciato una tassa addizionale del 50 per cento sui prodotti brasiliani esportati negli Stati Uniti. Quella dei dazi è una pratica che il presidente Usa sta mettendo in atto verso gran parte dei Paesi del mondo. La particolarità sta nel fatto che, in questo caso, la causa non è riposta in (ipotetici) squilibri commerciali, ma in un contrasto di tipo politico.

Nella sua incredibile lettera indirizzata al presidente brasiliano Lula, Trump esordisce con queste parole: «Ho conosciuto e avuto a che fare con l’ex presidente Jair Bolsonaro, e lo rispettavo profondamente, come la maggior parte degli altri leader di altri Paesi. Il modo in cui il Brasile ha trattato l’ex presidente Bolsonaro, un leader molto stimato in tutto il mondo durante il suo mandato, compresi gli Stati Uniti, è una vergogna internazionale. Questo processo [Bolsonaro è sotto giudizio con l’accusa di aver progettato il colpo di Stato dell’8 gennaio 2023, poi fallito, ndr] non dovrebbe aver luogo. È una caccia alle streghe che dovrebbe finire immediatamente!». Con «immediatamente» che il presidente Usa scrive in lettere maiuscole circostanza che, come tutti sanno, equivale a gridare.

São Paulo, 10 luglio 2025 – Un cartello addita Trump e Bolsonaro come «nemici del popolo» durante una manifestazione popolare.
Foto Paulo Pinto-Agência Brasil.

Un tono e un’invasione di campo clamorosi e fuori di ogni regola diplomatica che dimostrano quanto sia appropriata la qualifica di Trump come «il bullo d’America» o, meglio, «il bullo globale». La lettera sprezzante del tycoon non è – però – rimasta senza risposta. Senza mai nominarlo, il presidente brasiliano Lula ha diffuso una nota nella quale si legge, tra l’altro: «Il Brasile è un paese sovrano con istituzioni indipendenti che non accettano il controllo di nessuno. Il procedimento giudiziale ai pianificatori del colpo di Stato rientra esclusivamente nella giurisdizione dei tribunali brasiliani e, pertanto, non è soggetto ad alcun tipo di interferenza o minaccia che possa minare l’indipendenza delle istituzioni nazionali».

Quella di Lula (che pure ha i suoi problemi) è stata una risposta piena d’orgoglio e dignità, ferma nei toni ma senza sconfinare nella volgarità trumpiana. Peraltro, il comportamento di Trump ha sortito effetti contrari a quanto preventivato, favorendo un compattamento del Brasile attorno al suo presidente. Inoltre, ha dato una spinta fenomenale al gruppo dei Brics (acronimo di Brasile, Russia, India, Cina e Sudafrica), del quale il paese latinoamericano è uno dei fondatori. Quei Brics che hanno tenuto il 17.mo summit proprio in Brasile (dal 6 al 7 luglio) e contro i quali Trump si è scagliato. In un post su Truth, il social di sua proprietà, il presidente Usa ha – infatti – affermato che gli Stati Uniti imporranno un dazio aggiuntivo del 10 per cento su «qualsiasi Paese che si allinei alle politiche antiamericane dei Brics» senza «eccezione» (6 luglio).

Forse alla scadenza del 1° agosto i dazi trumpiani non scatteranno per una qualche retromarcia del presidente Usa. Ciò che rimarrà negli annali della storia, oltre ai danni procurati, sono i suoi comportamenti inaccettabili e non degni di un Paese democratico.

Paolo Moiola

SCARICA IL PDFSTAMPA L'ARTICOLO

Iscriviti alla nostra newsletter