Noi e Voi, in dialogo

Ricordare suor Leonella

Quadro per la beatificazione di suor Leonella Sgorbati

La beata Leonella Sgorbati, suora missionaria della Consolata, uccisa a Mogadiscio, Somalia, il 17 settembre 2006, in odio alla fede, beatificata nella cattedrale di Piacenza il 26 maggio 2018, a 20 anni dal martirio, sarà ricordata nella deliziosa chiesa di Rezzanello, Gazzola (Pc) nel mese di agosto 2026. La celebrazione eucaristica dovrebbe essere presieduta dal giovane cardinale della Consolata, Giorgio Marengo.

Alla beatificazione di suor Leonella a Piacenza era presente l’allora superiora generale delle missionarie suor Simona Brambilla. Alla sera del 25 maggio 2018, suor Simona partecipò, con altre consorelle e numerosi fedeli, alla processione con le fiaccole dalla casa natale di suor Leonella alla deliziosa chiesa parrocchiale, dove era stata battezzata nel giorno della nascita, il 9 dicembre 1940, dal giovane parroco don Paolo Ghizzoni che sarebbe diventato ausiliare di Piacenza prima e poi vescovo di San Miniato a Pisa, dove sarebbe mancato, in concetto di santità, l’11 giugno 1986 e ora riposa nella splendida cattedrale. Durante la processione, fatta recitando il rosario, suor Simona teneva fra le mani la reliquia della beata suor Leonella, che depose sotto la mensa eucaristica visibile per sempre.

Sabina Pareti
Facebook, 22/04/2026

Sul sondaggio

Cari amici,
ottima idea (quella del sondaggio, ndr). Ci conosciamo molto bene, [per questo] preferisco una risposta più articolata, la merita!

Per la classifica: sono maschietto, età 61/90 (fra non molto 86). Trovo la redazione attuale «straordinaria». In particolare, i dossier, sono un’informazione unica, non si trova altrove e cerca di essere oggettiva. Complimenti.

Peccato alcuni articoli con pennellature di base ideologica e con troppi «luoghi comuni». Ad esempio quello sull’imposta patrimoniale […]. Qualunque imposta è buona o cattiva a seconda dell’uso che lo Stato percettore fa dei soldi e se i contribuenti evadono o meno.

Condivido (su MC 2026/04) l’articolo di Saroldi su «Informazione», non quello su «Scuola, Patria e armi» di Mazzeo. Si riferiva forse al Minculpop di mia infantile memoria?

Non si vede il presente né – purtroppo – il futuro? Noi anziani vediamo tornare un tragico passato da noi vissuto in prima persona. Dobbiamo lasciare la formazione dei giovani ai social media? I problemi da affrontare, troppo trascurati per decenni e decenni, richiedono analisi (e risposte) di lungimirante qualità. Scusate queste opinioni!

Lorenzo Rossi di Montelera
email, 20/04/2026,

Grazie di cuore per questa sincera condivisione. Per il sondaggio, contiamo di darvi i risultati quanto prima. Grazie di cuore a tutti coloro che ci hanno già risposto e che ci risponderanno.

a Fratel Domenico Bugatti, imc

Caro Domenico,
questa mattina potrebbe essere la tua ultima messa con noi prima prima della tua partenza per le vacanze in Italia. «Forse», perché siamo tornati ai tempi degli «aerei forse» (gli air-peut-être dei tempi di Mobutu, ndr); speriamo comunque che questa non sia l’ultima messa in senso assoluto e che tu possa tornare dopo una meritata pausa.

Desidero ringraziarti per tutto ciò che hai fatto nella nostra regione della Repubblica democratica del Congo negli ultimi 40 anni e, in particolare negli ultimi 26 anni a Isiro. Ventisei anni fa, hai preso in mano una nuova opera fondata da padre Ariel Hoyos Zuluaga, il gruppo di «Aiuto per i giovani e i bambini bisognosi», Gajen (Groupe d’appui pour les jeunes et les enfants necessiteux). L’hai coltivata e si è dimostrata davvero degna dei Missionari della Consolata. Gajen è rinomata a Isiro. Quest’opera ha dato un valore missionario significativo alla nostra presenza nella città. La nostra casa procura (la casa centrale di riferimento per tutti i missionari che lavorano nel Nordest della Rd Congo, ndr) offre ospitalità missionaria, ma anche assistenza e aiuto ai più bisognosi, grazie al Gajen.

Grazie al tuo impegno, Gajen è diventato centro nutrizionale, clinica pediatrica, officina di carrozzine per disabili, sala studio per studenti, scuola materna, scuola primaria e secondaria, alloggi per gli studenti delle classi superiori, luogo di visita e assistenza ai bambini ricoverati all’Ospedale generale di Isiro, «ambulanza» per i malati dell’Ospedale di Neisu, sostegno alle mamme, assistenza ai detenuti, trasporto occasionale per i funerali e molto altro ancora.

Tutto questo grazie all’aiuto della tua famiglia, così come di amici e organizzazioni varie.

Voglio anche ringraziarti per tutti i servizi che hai offerto alla nostra comunità locale: aiuto in cucina, servizio come sacrestano, manutenzione della casa, ristrutturazione della «Casa padre Oscar», disponibilità del tuo veicolo e così via. Sicuramente sto dimenticando qualcosa; non conosco tutto.

Ma, se tutte le persone che hai aiutato venissero a ringraziarti, la fila sarebbe lunghissima. Hai fatto tanto bene in silenzio, proprio come voleva il nostro santo fondatore, san Giuseppe Allamano, che aveva una predilezione per i fratelli missionari e credo che tu saresti stato uno dei suoi preferiti.

Alla tua età, 79 anni, a volte ti chiedi se dovresti tornare in Congo. Ti dico, se la tua salute te lo permette, torna! Anche se l’aspetto sanitario di Gajen sarà ora gestito dall’ospedale Notre-Dame de la Consolata di Neisu, ci sarà ancora posto per te. Ci saranno ancora bambini disagiati, giovani che hanno bisogno di aiuto, studenti, persone con disabilità che necessitano di carrozzine, mamme senza mezzi di sostentamento, detenuti, malati e così via.

Domenico, sei prezioso per la nostra comunità: per il tuo servizio, la tua presenza, la tua fedeltà alla preghiera e al rosario quotidiano e, soprattutto, per l’attenzione verso i tuoi fratelli. Anche se sei cieco come una talpa, vedi tutto e nulla ti sfugge. Riposati bene, recupera la salute e torna presto da noi!

padre Richard Larose, imc
Isiro, 18/04/2026

Dalla Bolivia

Ho avuto l’occasione di leggere l’articolo: Bolivia. In marcia contro il presidente sul vostro sito web (MC notizie del 25 maggio 2026) a cura di Simona Carnino.

Nel complesso l’articolo rispecchia abbastanza bene la situazione attuale di Bolivia. Vorrei comunque chiarire alcuni punti, a mio parere poco approfonditi.

1 – El Pueblo boliviano. Si suppone che il popolo boliviano siano tutte le persone nate in Bolivia e che ci vivano. Coloro che protestano, bloccano le strade e chiedono la rinuncia del presidente Paz sono appena un 10% della popolazione. Soprattutto i gruppi rurali, gli agricoltori dell’altipiano e delle vallate di Cochabamba e Sucre, favoriti, nei precedenti governi, con falsi progetti di sviluppo che hanno arricchito soprattutto i dirigenti di questi gruppi (vedi: Fondo indigena campesino). Altro gruppo che chiede la rinuncia del presidente è la Cob (Central obrera boliviana) che al momento rappresenta appena i minatori dipendenti della Comibol (Corporación minera de Bolivia). Questo gruppo è risentito con il presidente Paz perché due mesi fa, con decreto, abolì la sottoscrizione obbligatoria con relativa percentuale monetaria dello stipendio dei dipendenti pubblici. Adesso la sottoscrizione è libera. I dirigenti della Cob sono quasi tutti dipendenti della Comibol, che percepiscono salari altissimi, sia per la loro anzianità e anche per motivi politici. Il capo massimo, di cognome Argollo, è indagato per usufruire di una pensione di invalidità senza essere invalido.

2 – La menzionata riforma agraria fu solamente un tentativo di concedere in proprietà i terreni agricoli statali a famiglie delle zone tropicali basse. Nella zona occidentale, caratterizzata da altipiani e vallate, quasi tutti i terreni agricoli sono di proprietà delle famiglie degli agricoltori. L’idea governativa, avvallata dal Parlamento, era quella di concedere la proprietà in modo che le famiglie degli agricoltori potessero diventare soggetti giuridici, non tassati, ma con possibilità, per esempio, di accedere a prestiti bancari. Comunque, tale legge, la 1.720, è stata abolita il 14 maggio 2026.

3 – Evo Morales: si accenna a lui ma non si scrive che è lui in persona che finanzia i bloqueos e le manifestazioni contro il presidente. Non si accenna al narcotraffico.

Morales è stato presidente della Bolivia per quindici anni. Prima di maniera costituzionale, poi quasi costituzionale, per effetto della nuova Costituzione del 2009, fino al 2019. Dal 1984, ed anche adesso, è presidente delle sei federazioni dei produttori di coca della regione del Chapare. È pur vero che coca non è cocaina; è altrettanto vero che tutta la cocaina si produce con la coca. Soprattutto con la coca prodotta nel Chapare, essendo questa coca non gradita per gli usi medicinali e di masticazione tradizionale.

Morales è indagato per stupro e tratta di persone. Doveva presentarsi ai primi di maggio al tribunale ma è restato a casa, nel Chapare, dove è protetto da un cordone di persone cubane e colombiane armate con mitra e fucili d’assalto, e da un altro cordone esterno di cocaleros (produttori di coca) che si turnano, armati con machetes e pali appuntiti. Morales risulta essere la cerniera tra i produttori di coca e i fabbricanti e trafficanti di cocaina. Per questo riscuote e ha riscosso somme enormi di denaro e favori sia dai primi come dai secondi. Morales vorrebbe tornare ad essere presidente di Bolivia. […] E se non potesse essere presidente, vorrebbe perlomeno che sia presidente un suo delfino: l’attuale governatore di Cochabamba, in modo che si mettessero a tacere i processi a cui deve sottomettersi.

I bloqueos sono finanziati da Morales con i soldi del narcotraffico. Attualmente ogni bloqueador riceve in contanti 200 bolivar (circa 20 euro) al giorno, mentre i dirigenti delle comunità o sindacati ricevono 500 bolivar al giorno (un manovale agricolo riceve circa 10 euro). Questo è anno di poche piogge e per questo con raccolti scarsi; bloccare strade e istituzioni si è trasformato in un’attività alternativa e redditizia.

Inoltre, essendo la vostra rivista dell’area cattolica, mi sarei aspettato di trovare nell’articolo anche un accenno allo sforzo della Chiesa cattolica boliviana per aprire canali di dialogo e avvicinamento tra le parti in conflitto. Domenica scorsa, 24 maggio, un sacerdote responsabile della Caritas della diocesi di El Alto ha rischiato d’essere sequestrato in un tentativo d’avvicinamento con i ponchos rojos, un gruppo particolarmente violento implicato nei bloqueos.

Domenica 31 maggio era previsto un incontro promosso dalla Conferenza episcopale. All’ultimo momento i dirigenti Cob hanno disdetto la loro presenza.

L’attuale presidente Paz non è sicuramente un grande statista; comunque, è stato eletto con maggioranza assoluta e, costituzionalmente, bisogna aspettare due anni e mezzo per indire un eventuale referendum revocatorio del suo mandato. Se lo stesso decidesse di dimettersi, toccherebbe rimpiazzarlo al vicepresidente, ex capitano di polizia, che è uno assolutamente incapace.

La situazione è tremendamente difficile. Preghiamo Dio che illumini le menti e intenerisca i cuori delle persone chiamate a risolvere questa triste situazione. Arrivederci

Valerio Weiss, volontario laico in Bolivia, 02/06/2026

Grazie per la tua testimonianza. Quanto scrivi, in alcuni casi, non sembra del tutto provato. Come di consueto, abbiamo chiesto all’autrice una risposta che pubblicheremo sul prossimo numero.

Torino accoglie

Caro padre Gigi,
sai che faccio turismo a Torino? Non guido più perché ho perso il campo visivo, così uso i mezzi pubblici e questo mi aiuta a conoscere la città e i suoi abitanti. Per fare gli esami medici, il Cup (Centro unico di prenotazione) mi manda in periferia o nei paesi vicini.]…]

Torino è pulita, accogliente e bella, a volte anche in periferia. Montagne e collina aiutano. In centro, su tram e bus, ci sono studenti da tutto il mondo. Mi aiutano, mi lasciano sedere, sono felici di studiare da noi. Dovendo prenotare per fare dei raggi X, vado alle Basse del Lingotto.

Sulla metro chiedo aiuto ai vicini per arrivare a destinazione. Un cinese che studia Giurisprudenza si offre di accompagnarmi alla fermata del 18. Saliamo e conosco una congolese di Brazzaville. Ho tempo di capire che sarebbe bello conoscersi. Il giro è lungo, ci parliamo. Una rumena scende con me mi fa vedere come arrivare al Cup Mirafiori, un centro medico grande, luminoso e semi vuoto. In pochi minuti l’esame è prenotato.
Torino è il posto giusto per me: viaggio in tutto il mondo restando nella bellezza.

Claudia Caramanti,
Torino, 08/05/2026

Il sorriso della missione

Domenica 25 ottobre ricorderemo
padre Adolfo De Col
durante la celebrazione eucaristica delle 10.30
nel santuario San Giuseppe Allamano in corso Ferrucci 18 a Torino.
Seguirà la proiezione del video biografico nella Sala dei Popoli del Cam,
e un pranzo di beneficenza.
È necessario prenotarsi per il pranzo a
info@cam.consolata.eu o 353 479 7232.

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